Poliambulatori dimenticati mancano gli specialisti
di Claudio Zoccheddu
La sanità territoriale è ferma all’accordo integrativo regionale del 2009 Il turnover è bloccato dal 2016 e si sono perse migliaia di prestazioni mediche
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SASSARI. In un mondo ideale sarebbero stati l’argine alla pressione sugli ospedali. Anche in una situazione complicata come quella della medicina territoriale in Sardegna. Invece, per gli specialisti ambulatoriali interni (Sai) che lavorano nei 75 poliambulatori sparsi nell’isola, la storia è ferma al 2009, quando l’accordo integrativo regionale aveva stimato 570mila ore lavorative annuali. Da quel momento, l’aumento degli impegni è stato progressivo per via del coinvolgimento degli specialisti ambulatoriali nella medicina penitenziaria, nell’assistenza domiciliare e nei servizi ospedalieri. Un calendario fittissimo che ha portato il monte orario totale ad 800mila ore annuali. Senza che sia mai stata apportata una modifica ai fondi destinati nel 2009. È questa la serie di eventi che ha portato, nel 2016, al blocco del turnover anche per i Sai e al progressivo impoverimento dell’offerta, che è scesa a 650mila ore annuali e ha perso centinaia di migliaia di prestazioni specialistiche ogni anno, con l’effetto collaterale di allungare le liste d’attesa.
L’appello. «Attualmente abbiamo un’ora di specialistica ambulatoriale all’anno ogni 4 abitanti – spiega la dottoressa Luciana Cois, segretaria regionale di Cisl Medici –. La situazione attuale ha portato diversi ospedali ad occuparsi esclusivamente del Covid, trascurando le altre patologie. Capita anche in quelli non destinati al Covid, che sono costretti a limitare le visite specialistiche ai pazienti cronici. Le liste d’attesa, dunque, continuano ad allungarsi a discapito della salute dei sardi». Una situazione pericolosissima che ha portato il sindacato a fare un appello: «È necessario, e non può essere più rimandato, il potenziamento della specialistica ambulatoriale nel territorio, in modo che si possano prendere in carico i malati cronici, creare un filtro per la sanità ospedaliera capace di effettuare prevenzione, diagnosi e terapie ma anche di fornire supporto ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta». Il sindacato si rivolge quindi alla Regione, proponendo un piano che prevede l’assegnazione degli incarichi non coperti: «Si potrebbe fare attivando la mobilità ed i complementi orari – prosegue Luciana Cois –, anche perché ci sono specialisti che da anni hanno meno di sei ore settimanali di incarico. E con i fondi del progetto sulle liste d’attesa, si possono assumere nuovi specialisti per completare l’elenco di inarchi che è ancora scoperto». Ma non solo: «È fondamentale mantenere i poliambulatori aperti per almeno 12 ore fornendo la necessaria attrezzatura tecnologica: I poliambulatori possono ospitare ecografi e risonanze magnetiche, solo per fare alcuni esempi», conclude la sindacalista. La realtà, però, al momento è molto lontana e racconta, nel solo distretto socio sanitario di Sassari, di un enorme necessità di specialisti che si legge nelle ore scoperte: diabetologia, ematologia, cardiologia, penumologia, oculistica, neurologia, tutti servizi che hanno un monte orario settimanale scoperto che va dalle 22 alle 38 ore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’appello. «Attualmente abbiamo un’ora di specialistica ambulatoriale all’anno ogni 4 abitanti – spiega la dottoressa Luciana Cois, segretaria regionale di Cisl Medici –. La situazione attuale ha portato diversi ospedali ad occuparsi esclusivamente del Covid, trascurando le altre patologie. Capita anche in quelli non destinati al Covid, che sono costretti a limitare le visite specialistiche ai pazienti cronici. Le liste d’attesa, dunque, continuano ad allungarsi a discapito della salute dei sardi». Una situazione pericolosissima che ha portato il sindacato a fare un appello: «È necessario, e non può essere più rimandato, il potenziamento della specialistica ambulatoriale nel territorio, in modo che si possano prendere in carico i malati cronici, creare un filtro per la sanità ospedaliera capace di effettuare prevenzione, diagnosi e terapie ma anche di fornire supporto ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta». Il sindacato si rivolge quindi alla Regione, proponendo un piano che prevede l’assegnazione degli incarichi non coperti: «Si potrebbe fare attivando la mobilità ed i complementi orari – prosegue Luciana Cois –, anche perché ci sono specialisti che da anni hanno meno di sei ore settimanali di incarico. E con i fondi del progetto sulle liste d’attesa, si possono assumere nuovi specialisti per completare l’elenco di inarchi che è ancora scoperto». Ma non solo: «È fondamentale mantenere i poliambulatori aperti per almeno 12 ore fornendo la necessaria attrezzatura tecnologica: I poliambulatori possono ospitare ecografi e risonanze magnetiche, solo per fare alcuni esempi», conclude la sindacalista. La realtà, però, al momento è molto lontana e racconta, nel solo distretto socio sanitario di Sassari, di un enorme necessità di specialisti che si legge nelle ore scoperte: diabetologia, ematologia, cardiologia, penumologia, oculistica, neurologia, tutti servizi che hanno un monte orario settimanale scoperto che va dalle 22 alle 38 ore.
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