Coronavirus in Sardegna, altri sette giorni arancioni ma il commercio è in rosso
di Claudio Zoccheddu
Appello delle associazioni di categoria: «Corriamo verso il disastro sociale»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. La conferma di un’altra settimana di restrizioni durissime era nell’aria (salvo diverse decisioni del Tar), ma ha comunque aggiunto preoccupazioni a chi opera nel settore del commercio, direttamente o indirettamente. Oltre alle difficoltà legate al momento storico, si è aggiunta anche la sensazione di aver subito una beffa e ormai si parla apertamente di un imminente “disastro sociale” causato dal collasso dell’intero sistema produttivo. La sensazione è che l’isola sia finita nel gruppo dei cattivi senza averlo meritato e che, soprattutto, questa decisione possa pesare drasticamente sul futuro della regione. Infatti, le proteste si sono mosse al passo delle marce funebri, nelle manifestazioni pubbliche si è rispettato un minuto di silenzio e sulle serrande di alcune attività sono apparsi i drappi funebri. Le prospettive, dunque, sono chiare. Anche se tutti sperano che la rotta possa essere invertita, per quanto il ricorso al Tar annunciato dal presidente della Regione, Christian Solinas, non sembra in grado di dare una mano. Anzi.
I sindacati. Cristiano Ardau, segretario di Uil Tucs, evita i giri di parole: «Il ricorso al Tar annunciato da Solinas è uno slogan politico scelto per cercare di attenuare la polemica dopo i dati imprecisi comunicati dalla Regione, che hanno generato un disastro. Non ci sarà alcun effetto. Invece si dovrebbe lavorare per evitare che il disastro annunciato diventi reale: ci sono 3mila aziende che rischiano di non sopravvivere al 2021, è stato perso il 30 per cento del fatturato medio con picchi che arrivano al 70 per cento. In questa situazione sono coinvolte 56mila persone tra imprenditori, lavoratori autonomi e dipendenti, agenti e rappresentanti di commercio. Tra loro sono almeno 25mila i lavoratori a rischio. E quando si parla di ristori, ci sono imprenditori che ancora non hanno visto un euro. Non serve un ricorso al Tar, serve la programmazione e servono scenari in cui inserirla».
Confcommercio. Alberto Bertolotti, presidente della sezione del Sud Sardegna, inizia sottolineando un aspetto: «Non puntiamo il dito sulle responsabilità, in questo momento non ci interessano. Quello che serve sono le risposte, che devono essere immediate». Sullo stato del settore, Bertolotti è lapidario: «Tutte le imprese vivono uno stato di prostrazione, in particolare il settore turistico, quello dei servizi e delle libere professioni e la conferma della zona arancione ci lascia sbigottiti perché questa crisi investe tutto il settore economico, perché quando le imprese chiuderanno ci saranno migliaia di lavoratori tra 40 e i 60 anni fuori dal mercato del lavoro. Come dice Mario Draghi, dovrebbero essere i governi ad accollarsi il debito delle imprese. È difficile prevedere quali saranno gli effetti se le bollette, gli affitti e le tasse non verranno assorbite in questo modo. Per i prossimi tre anni cammineremo nel deserto senza un punto di arrivo, sempre che tutti riescano a raggiungerlo».
Confesercenti. Il presidente Roberto Bolognese parte dal ricorso al Tar annunciato dalla Regione: «In questa situazione non avrei aspettato una settimana per questo tipo di azione, l’avrei fatta subito. Ora serve una maggiore attenzione verso le imprese, con misure precise e concrete. Anche il bando “(R)esisto” della Regione non è sufficiente, per quanto l’assessora Zedda si sia dimostrata dinamica. Dobbiamo guardare avanti bloccando estendendo il credito d’imposta perlomeno sino ad aprile per la locazione di immobili ad uso commerciale e affitti di ramo d’azienda. Contestualmente, serve l’incentivazione fiscale con l’adozione di una cedolare secca al 10% per sostenere gli accorti tra locatori e locatari, esentare gli esercizi pubblici dal pagamento dell’Imu, garantire la liquidità estendendo la durata del rimborso del prestito garantito dalla stato al 100% da 6 a 15 anni ma è anche necessario prolungare gli ammortizzatori sociali fino ad almeno 18 mesi dal termine della crisi e azzerare l’Iva sulla somministrazione».
I sindacati. Cristiano Ardau, segretario di Uil Tucs, evita i giri di parole: «Il ricorso al Tar annunciato da Solinas è uno slogan politico scelto per cercare di attenuare la polemica dopo i dati imprecisi comunicati dalla Regione, che hanno generato un disastro. Non ci sarà alcun effetto. Invece si dovrebbe lavorare per evitare che il disastro annunciato diventi reale: ci sono 3mila aziende che rischiano di non sopravvivere al 2021, è stato perso il 30 per cento del fatturato medio con picchi che arrivano al 70 per cento. In questa situazione sono coinvolte 56mila persone tra imprenditori, lavoratori autonomi e dipendenti, agenti e rappresentanti di commercio. Tra loro sono almeno 25mila i lavoratori a rischio. E quando si parla di ristori, ci sono imprenditori che ancora non hanno visto un euro. Non serve un ricorso al Tar, serve la programmazione e servono scenari in cui inserirla».
Confcommercio. Alberto Bertolotti, presidente della sezione del Sud Sardegna, inizia sottolineando un aspetto: «Non puntiamo il dito sulle responsabilità, in questo momento non ci interessano. Quello che serve sono le risposte, che devono essere immediate». Sullo stato del settore, Bertolotti è lapidario: «Tutte le imprese vivono uno stato di prostrazione, in particolare il settore turistico, quello dei servizi e delle libere professioni e la conferma della zona arancione ci lascia sbigottiti perché questa crisi investe tutto il settore economico, perché quando le imprese chiuderanno ci saranno migliaia di lavoratori tra 40 e i 60 anni fuori dal mercato del lavoro. Come dice Mario Draghi, dovrebbero essere i governi ad accollarsi il debito delle imprese. È difficile prevedere quali saranno gli effetti se le bollette, gli affitti e le tasse non verranno assorbite in questo modo. Per i prossimi tre anni cammineremo nel deserto senza un punto di arrivo, sempre che tutti riescano a raggiungerlo».
Confesercenti. Il presidente Roberto Bolognese parte dal ricorso al Tar annunciato dalla Regione: «In questa situazione non avrei aspettato una settimana per questo tipo di azione, l’avrei fatta subito. Ora serve una maggiore attenzione verso le imprese, con misure precise e concrete. Anche il bando “(R)esisto” della Regione non è sufficiente, per quanto l’assessora Zedda si sia dimostrata dinamica. Dobbiamo guardare avanti bloccando estendendo il credito d’imposta perlomeno sino ad aprile per la locazione di immobili ad uso commerciale e affitti di ramo d’azienda. Contestualmente, serve l’incentivazione fiscale con l’adozione di una cedolare secca al 10% per sostenere gli accorti tra locatori e locatari, esentare gli esercizi pubblici dal pagamento dell’Imu, garantire la liquidità estendendo la durata del rimborso del prestito garantito dalla stato al 100% da 6 a 15 anni ma è anche necessario prolungare gli ammortizzatori sociali fino ad almeno 18 mesi dal termine della crisi e azzerare l’Iva sulla somministrazione».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
