La Nuova Sardegna

Senza lavoro, ma non ha diritto ad aiuti

di Stefania Puorro
Senza lavoro, ma non ha diritto ad aiuti

Giovanni, cameriere stagionale di Olbia: «Ora la vita è una montagna da scalare»

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OLBIA. La sensazione è tremenda. È come se gli mancasse l’aria. È come se si trovasse chiuso in una stanza senza una sola via di uscita. Giovanni, 42 anni, cameriere stagionale e padre di famiglia, vive con la paura di non riuscire a liberarsi da quella che per lui è diventata una prigione: la povertà. Vive a Olbia, è sposato con Serena, ex dipendente di una nota impresa del territorio ma disoccupata da quasi due anni a causa della crisi pre-Covid e ha due figli, di 6 e 14 anni. Nel novembre 2020 ha bussato alla porta del Caaf Cgil, per chiedere aiuto.

La storia. «Una situazione economica drammatica, la mia. Con l’affitto e le bollette da pagare – racconta Giovanni tra le lacrime – e un proprietario di casa poco sensibile che esige il canone mensile, perché a sua volta lui vive di quello. Ai miei figli servono tutta una serie di strumenti: uno per seguire le videolezioni, l’altro per andare a scuola in modo dignitoso. Cose normali, piccole per molti, che per me ora diventano come una montagna da scalare. Tiro avanti solo grazie all’aiuto dei miei genitori, che hanno una piccola pensione. Ma anche loro fanno sempre più fatica perché io, nel 2020, sono riuscito a lavorare solo due mesi (luglio e agosto). Poi il caos delle discoteche ha provocato un calo importante degli ingressi del ristorante in cui ero stato assunto e il mio principale non mi ha prorogato il contratto». Così, Giovanni, si è aggrappato al Caaf di via del Piave per ottenere un bonus. «E invece – risponde Luisa Di Lorenzo, segretaria generale della Cgil gallurese – abbiamo dovuto informarlo che non aveva diritto a nulla. Il reddito del 2018 era troppo alto per poter accedere al reddito di cittadinanza, non poteva fare l’Isee corrente perché non era un lavoratore a tempo indeterminato e non aveva nemmeno diritto al reddito di emergenza perché nel 2019 il suo nucleo familiare aveva un patrimonio mobiliare (Tfr della moglie) superiore ai limiti previsti dalla norma. Un patrimonio ad oggi volatilizzato, in quanto usato per pagare le spese. È stata tentata anche la via del bonus per gli stagionali, ma la risposta da parte dell’Inps tarda ad arrivare. E noi, di fronte a queste situazioni, proviamo solo impotenza e frustrazione».

L’allarme. Di Giovanni ce ne sono tanti. E il clima che si respira anche negli uffici della Cgil, da quando è scoppiata la pandemia, è triste e pesante. I nuovi poveri sono aumentati e sono cresciute le richieste di aiuto da parte di lavoratori, disoccupati e inoccupati che non hanno neanche i soldi per il pranzo. Solo il Caaf della Cgil (a causa delle norme che impongono il distanziamento) accoglie mediamente cinquanta persone al giorno che a volte fanno la fila anche solo per chiedere piccole informazioni. «Tra loro – aggiunge la Di Lorenzo – pure insospettabili contribuenti che dopo anni di impiego e di sicurezza economica, si sono ritrovati in pochi mesi disoccupati o in cassa integrazione, con entrate mensili ridotte o senza nessuna entrata ma con le stesse spese da affrontare: bollette, mutui, affitti, assicurazioni auto) e che per la prima volta sono stati costretti a chiedere aiuto allo Stato».

Gli strumenti. A rendere la situazione ancor più drammatica è la grande confusione che si è creata sugli strumenti di sostegno al reddito (reddito di emergenza, sostegni dei Comuni, bonus dei governi nazionale e regionale, Naspi, reddito di cittadinanza) «perché spesso accade che il diritto a un beneficio è sovrapponibile o incompatibile a un altro, generando una condizione di ansietà nel cittadino che non capisce quale sia la scelta migliore da fare o quale sia possibile. Il reddito di cittadinanza è sicuramente il sussidio più richiesto. L’importo medio erogato – spiega ancora Luisa Di Lorenzo – è di 500 euro e viene richiesto soprattutto da cittadini tra i 50 e i 60 anni. Ma sono molti anche i giovani che lo richiedono poiché la stagione turistica 2020 non ha garantito loro la possibilità di stipulare contratti a termine di una durata tale da poter garantire il diritto alla Naspi (domanda di disoccupazione)».

I paradossi. Tante le difficoltà legate al beneficio del reddito di cittadinanza: molte domande non vengono accolte «perché chi le avanza risulta intestatario di porzioni di immobili di famiglia ereditati che, pur non utilizzati, fanno schizzare in alto il patrimonio immobiliare. Non è tutto. Il cittadino ha la possibilità di presentare la sua situazione reddituale corrente solo se ha perso un lavoro a tempo indeterminato o se è stato messo in cassa integrazione. Ma se si tratta di un lavoratore che nel 2019 ha fatto la stagione estiva, poi ha percepito la Naspi e nel 2020 non ha lavorato a causa del Covid, non potrà presentare un Isee corrente e quindi viene escluso dal beneficio».

Le risorse. Secondo Luisa De Lorenzo «servono più risorse economiche da parte dello Stato per i Caf, visto l’importante ruolo sociale che svolgono garantendo questo tipo di prestazioni a titolo gratuito. Risorse che permettano in primis di adeguare le sedi alle nuove esigenze dovute al Covid ma anche per rinforzare gli organici. Nel frattempo, come Cgil Gallura, utilizziamo la rete di delegati sindacali per intercettare i bisogni dei cittadini. Non possiamo chiudere gli occhi e loro non possono essere lasciati soli».

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