La Nuova Sardegna

Il Tar chiede al ministero perché l’isola è in arancione

di Roberto Petretto
Il Tar chiede al ministero perché l’isola è in arancione

Un punto a favore del ricorso della Regione: i giudici vogliono chiarimenti

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SASSARI. Se sarà una vittoria piena lo si scoprirà solo oggi. Per ora la Regione segna un punto a proprio favore grazie alla decisione del Tar di chiedere chiarimenti al ministero sulle modalità con cui si è arrivati all’ordinanza che ha mantenuto la Sardegna in regime di “zona arancione” pur in presenza di dati sulla diffusione dell’epidemia non certo peggiori di quelli di altre regioni italiane che invece sono state classificate come “gialle”. Ieri mattina, il presidente del Tar Sardegna, Dante D’Alessio, ha emanato un decreto con cui ordina al ministero della Salute di fornire entro le ore 18 di oggi tutti i «chiarimenti sulle ragioni che hanno determinato la permanenza della Sardegna per un’altra settimana in zona arancione, anche nel confronto con i dati riguardanti le altre Regioni».

Serve chiarezza. C’è qualcosa che non quadra nell’ordinanza del ministero, anche alla luce dei rilievi mossi dalla Regione con il ricorso presentato dal proprio ufficio legale. E il Tar vuole vederci chiaro. Il Tribunale amministrativo vuole anche conoscere dal ministero «i criteri automatici, o con margini di discrezionalità, seguiti per l’assegnazione alle Regioni di una colorazione, anche in sede di aggiornamento (come quello che è stato fatto il 29 gennaio), nonché sulla valutazione (automatica o discrezionale) sul numero dei giorni minimi di valutazione favorevole necessari per il passaggio in una colorazione meno restrittiva».

Le valutazioni. La Regione sarda aveva fornito dei dati aggiornati e corretti, ma non è bastato a far cambiare colore all’isola: perché? Il Tar chiede di sapere quali valutazioni ha fatto il ministero «sui dati trasmessi dalla Regione Sardegna ai fini di ottenere il reinserimento in zona gialla, anche con riferimento all’attivazione dei nuovi posti di terapia intensiva».

Il Tar ha ordinato al Ministero di fornire una risposta entro le 18 di oggi. «La Regione Sardegna ha suffragato le sue affermazioni con dati numerici e tabelle depositate in giudizio» e ha puntato su diversi aspetti: il cambio dei criteri di classificazione avvenuto a cavallo della metà del mese di gennaio, l’impossibilità per le regioni di adeguarsi a nuovi parametri e la revisione periodica dei requisiti. Il ricorso presentato dalla Regione spiega questi risvolti e porta i giudici del Tar a approfondire.

La successione delle norme. Tutto comincia con il Dpcm del 3 novembre 2020 che introduce la classificazione per colori delle Regioni italiane in base al livello di rischio e con limitazioni diversificate. Le zone arancioni sono quelle con scenario di tipo 3, a rischio alto. Il 5 gennaio di quest’anno il Governo approva un decreto legge le misure previste per le zone arancioni anche alle Regioni che presentano «uno scenario di tipo 2 e con livello di rischio moderato». Viene introdotto il criterio dell’incidenza settimanale dei contagi superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Seguono, a metà mese, approva un Decreto legge (il 14) e un Dpcm (il 15) e così, nel giro di pochi giorni, Regioni che avevano una situazione tranquilla, con i nuovi parametri si sono trovate con i requisiti per finire in zona arancione «senza preavviso - spiega il ricorso della Regione - e senza nessuna possibilità di adottare idonee misure di adeguamento».

La Regione «ritenendo questa decisione ingiusta e ingiustificata, ha chiesto che il provvedimento venisse modificato, in ragione di non corrette modalità di adozione e dell’insussistenza dei presupposti per l’applicazione delle misure previste». Una richiesta che non ha avuto esito.

Una settimana o due? Dopo una settimana trascorsa in zona arancione, la Regione ci ha riprovato, confidando in quanto dettato dal Dpcm del 14 gennaio che attribuisce «al ministero della Salute il compito di aggiornare l’ordinanza adottata, a seguito di verifica settimanale».

Alla luce delle rimostranze della Regione, il Tar ha chiesto i chiarimenti al ministero. Sulla base di quei chiarimenti i giudici decideranno se annullare l’ordinanza del ministero, e quindi riportare la Sardegna in zona gialla, oppure confermarla e mantenere così i vincoli attuali almeno sino al 7 febbraio, data della nuova revisione.

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