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cagliari e quartu alleate 

«Zone umide, il piano casa blocca le riqualificazioni urgenti»

CAGLIARI. Avevano trovato la quadratura del cerchio dopo anni di interrogativi a vuoto e di immobilismo per cause di forza maggiore. E così tutto ciò che sembrava irrecuperabile attorno alle zone...

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CAGLIARI. Avevano trovato la quadratura del cerchio dopo anni di interrogativi a vuoto e di immobilismo per cause di forza maggiore. E così tutto ciò che sembrava irrecuperabile attorno alle zone umide che circondano la città metropolitana di Cagliari poteva finalmente diventare recuperabile, come l’ex mattatoio di via Po e il Porto Canale e, cambiando zone umide ma restando all’interno della stessa area metropolitana, la zona di Is Arenas. Era il 2015 e quello che aveva reso possibile riprogrammare il futuro delle aeree degradate era l’articolo 27 della Legge Regionale numero 8, che risolveva “una criticità che si protraeva da anni relativamente alle fasce di contorno delle zone umide, in particolare di quelle zone urbane consolidate da anni”, come hanno detto i sindaci di Cagliari, Paolo Truzzu, e di Quartu, Graziano Milia. Poi è arrivata una norma del Piano casa, o perlomeno quello che potrebbe diventare il nuovo Piano casa della Regione, e tutto è ritornato a prima del 2015, compresi i sogni e i progetti. «Con la pubblicazione della Legge Regionale numero 1 del 2021, il cosiddetto nuovo Piano Casa, è stata introdotta una norma che di fatto vanifica gli sforzi di tante amministrazioni comunali e, in particolare, di quelle attuali dei Comuni di Cagliari e di Quartu Sant'Elena e di altri comuni della Città metropolitana, per promuovere importanti investimenti pubblici e privati – spiegano Truzzu e Milia –. Con un emendamento presentato dal Partito Democratico, a firma degli onorevoli Piscedda, Deriu e Ganau, il Consiglio Regionale con voto segreto ha imposto una nuova fascia di inedificabilità di 300 metri dalle zone umide. Inedificabilità che si applica a tutti quei comuni, in Sardegna il 90 per cento, che hanno ancora in corso l'adeguamento dei loro Puc al Ppr, ma probabilmente, la legge è scritta in modo ambiguo, per tutti i Comuni sardi. I Comuni della Città metropolitana, circondati da vastissime aree umide, non potranno vedere realizzate le decine di interventi, già finanziati, che avrebbero consentito di rigenerare le aree abbandonate o sottoutilizzate, anche con interventi a forte valenza ambientale». L’elenco delle opere che rischiano di finire nel dimenticatoio, ingrassando le fila del degrado, è lungo: «Rischiano di saltare in aria tutti gli investimenti sul Porto Canale, indispensabili per il rilancio della nostra economia, la riqualificazione dell'ex Mattatoio di via Po, strategico per gli interventi sull'housing sociale ed il superamento delle periferie, la fascia di San Paolo, le porte e i servizi del lato quartese del Molentargius, la riqualificazione di Is Arenas a Quartu. Per non parlare delle decine di interventi privati che si reggevano sulla possibilità di usufruire di piccole trasformazioni edilizie, che da oggi sono vietate. L'augurio delle nostre Amministrazioni – concludono i sindaci – è che le conseguenze degli articoli introdotti dalla nuova Legge Regionale numero 1 del 2021 non siano state pienamente valutate dai proponenti Piscedda, Deriu e Ganau e dai 25 consiglieri che a voto segreto hanno ritenuto di salvaguardare le aree umide della Sardegna, cui anche noi teniamo moltissimo, ma che certamente avranno come esito di ripristinare il clima di incertezza precedente la Legge Regionale 8, su quei Comuni che stavano cercando di recuperare le tante occasioni perdute nel passato. Considerato che la norma in questione coinvolge un grande numero di Comuni sardi, auspichiamo che il Consiglio Regionale, coinvolgendo il Consiglio delle Autonomie Locali, corregga questa criticità».

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