A Oniferi un’ordinanza vieta di ammalarsi
di Luca Urgu
Il paese è senza medico e la sindaca, vista l’inutilità delle proteste, lancia una provocazione
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ONIFERI. La sindaca di Oniferi, Stefania Piras, giunta a metà del suo secondo mandato, ha imparato in fretta. Dopo otto anni da prima cittadina è abbastanza esperta per sapere che in politica, in genere, bisogna utilizzare bene tutte le armi della comunicazione, inclusa quella dell’ironia e della provocazione. Così ieri, dopo mille proteste per la mancata sostituzione del medico di base, andato in pensione da tempo, la prima cittadina ha firmato un’ordinanza che vieta ai suoi compaesani “di ammalarsi, di avere necessità di cure e di farmaci e di contrarre il Covid 19”.
Dal piccolo centro della Barbagia il grido d’allarme della sindaca è arrivato velocemente nelle stanze dei bottoni della politica regionale ed ha varcato il Tirreno ripreso dai media nazionali.
Quella di Stefania Piras è, chiaramente, una provocazione che nasce dall’assenza del medico per la sua comunità, figura non ripristinata dopo le dimissioni del medico di assistenza primaria, l’unico presente in paese, da parte della Ats di Nuoro. Una situazione che va avanti da molto prima dello scorso novembre, quando la sindaca ha inviato al prefetto di Nuoro la prima delle note che evidenziavano la criticità sul fronte dell’assistenza nel territorio di Oniferi. «Dalle istituzioni non è ancora arrivata alcuna risposta – , spiega Stefania Piras –. Non ci rimane che continuare ad attendere fiduciosi, ma non so fino a quando. Novecento persone non si possono lasciare da sole. Qui vige il precariato in tutti i settori, il nostro medico che aveva appunto un incarico provvisorio è andato via il 25 gennaio. Problemi simili sono segnalati anche a Olzai e Sarule. Scaduta anche la convenzione dell’associazionismo tra medici che faceva intervenire qui da noi in caso di necessità i professionisti al lavoro a Orotelli e a Orani, è rimasto il vuoto».
Un problema, quello del medico di base, che si inquadra in una situazione generale di smobilitazione della sanità nuorese che sembra avere sempre più falle che eccellenze. «Davanti a questa situazione la provocazione, dopo tuttavia aver tentato le altre soluzioni, ci stava tutta e non mi è rimasto che vietare agli oniferesi di ammalarsi», ribadisce la sindaca. La politica deve comunque trovare la soluzione, senza fare finta di non sentire. «Penso a tante cose, tra queste studiare un incentivo per fare venire i medici nei piccoli centri. Le cosiddette sedi disagiate – suggerisce – altrimenti qui sarà sempre più dura». Una logica, quella dell’incentivo al trasferimento, che viene seguita per altre professioni (tra queste i magistrati) e che potrebbe avere un senso anche in un altro settore cruciale come quello della sanità e della cura alla persona.
Dal piccolo centro della Barbagia il grido d’allarme della sindaca è arrivato velocemente nelle stanze dei bottoni della politica regionale ed ha varcato il Tirreno ripreso dai media nazionali.
Quella di Stefania Piras è, chiaramente, una provocazione che nasce dall’assenza del medico per la sua comunità, figura non ripristinata dopo le dimissioni del medico di assistenza primaria, l’unico presente in paese, da parte della Ats di Nuoro. Una situazione che va avanti da molto prima dello scorso novembre, quando la sindaca ha inviato al prefetto di Nuoro la prima delle note che evidenziavano la criticità sul fronte dell’assistenza nel territorio di Oniferi. «Dalle istituzioni non è ancora arrivata alcuna risposta – , spiega Stefania Piras –. Non ci rimane che continuare ad attendere fiduciosi, ma non so fino a quando. Novecento persone non si possono lasciare da sole. Qui vige il precariato in tutti i settori, il nostro medico che aveva appunto un incarico provvisorio è andato via il 25 gennaio. Problemi simili sono segnalati anche a Olzai e Sarule. Scaduta anche la convenzione dell’associazionismo tra medici che faceva intervenire qui da noi in caso di necessità i professionisti al lavoro a Orotelli e a Orani, è rimasto il vuoto».
Un problema, quello del medico di base, che si inquadra in una situazione generale di smobilitazione della sanità nuorese che sembra avere sempre più falle che eccellenze. «Davanti a questa situazione la provocazione, dopo tuttavia aver tentato le altre soluzioni, ci stava tutta e non mi è rimasto che vietare agli oniferesi di ammalarsi», ribadisce la sindaca. La politica deve comunque trovare la soluzione, senza fare finta di non sentire. «Penso a tante cose, tra queste studiare un incentivo per fare venire i medici nei piccoli centri. Le cosiddette sedi disagiate – suggerisce – altrimenti qui sarà sempre più dura». Una logica, quella dell’incentivo al trasferimento, che viene seguita per altre professioni (tra queste i magistrati) e che potrebbe avere un senso anche in un altro settore cruciale come quello della sanità e della cura alla persona.
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