Scuole, buona la prima Contagi sotto osservazione
di Claudio Zoccheddu
L’Ufficio scolastico regionale: «Obbligatorio non abbassare la guardia»
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SASSARI. Mancavano dai banchi da ottobre, ma era stata una fugace avventura autunnale naufragata quasi subito sotto i colpi del Sars-cov-2. Il distacco vero e proprio è molto più datato e riporta alla metà di marzo dello scorso anno, quando il virus era poco più che un illustre sconosciuto e quando in fretta e furia era stato imbastito un piano di didattica a distanza per evitare che si perdesse l’intero anno scolastico. Ma ieri, i 270 istituti superiori della Sardegna hanno ripreso la loro attività, ospitando circa 37mila studenti. Da ieri (e lo farà per almeno due settimane), il 50 per cento degli alunni ha ripreso contatto con la scuola e, a parte qualche problema, il primo giorno in presenza sembra essere andato bene.
L’ufficio scolastico. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, non evidenzia particolari criticità: «Per il momento non ho ricevuto alcuna segnalazione dalle scuole e anche il sistema dei trasporti sembra aver funzionato abbastanza bene. Se fosse accaduto qualcosa di grave l’avrei saputo». Il bicchiere, dunque, sembra mezzo pieno: «Anche se il vero aiuto arriverà solo quando la il trend epidemiologico inizierà la discesa. Dobbiamo sperare che riprenda la fornitura dei vaccini per come era stata programmata e nel frattempo è obbligatorio non abbassare la guardia». Anche il miglioramento delle condizioni meteorologiche potrebbe dare una mano: «Speriamo tutti che il tempo migliori – conferma Feliziani – anche solo per permettere un’areazione dei locali meno problematica». I contagi, dunque, fanno tanta paura. Anche perché la gestione delle quarantene è rimasta la stessa e ancora le autorità sanitarie non hanno predisposto un piano di “tamponamento” rapido per gli insegnanti, che eviterebbe l’accavallarsi delle assenze dei docenti: «Il sistema non è cambiato ed è in capo alle Asl. Si è deciso di partire con il 50 per cento degli studenti in presenza anche per questo motivo, perché con un turnazione bisettimanale in teoria i contatti tra gli studenti di classi diverse dovrebbero essere limitati al massimo. L’intenzione – prosegue Feliziani – è di creare un cluster di studenti che non sono in contatto tra loro». Per immaginare il rientro di una percentuale maggiore di studenti dovranno trascorrere almeno due settimane: «Ma tutto dipenderà dall’epidemia. Anche se devo sottolineare – continua il direttore dell’ufficio scolastico regionale – che le ore di lezione superano già questa soglia perché, ad esempio, i laboratori degli istituti professionali sono aperti e lo sono sempre stati, così come proseguiranno le ore di lezioni di sostegno». Chi non sarà a scuola, proseguirà con la didattica a distanza: «Che comunque, nonostante alcune difficoltà nelle connessioni soprattutto nelle zone interne, ha funzionato abbastanza bene», conclude Feliziani.
I trasporti. Ad eccezione di qualche caso, il piano di potenziamento che ha esordito ieri sembra aver retto l’urto della prima ondata. Per limitare il rischio di assembramenti nelle aree più frequentate, come la città metropolitana di Cagliari, era stato deciso di scaglionare gli ingressi ad intervalli di un’ora. Una scelta che ha generato la reazione degli studenti in almeno due casi: quelli del liceo scientifico Pacinotti di Cagliari e quelli che arrivano nel capoluogo da Villasimius. I motivi sono diversi. Al Pacinotti il primo giorni di lezioni in presenza è iniziato con uno sciopero, chi doveva presenziare è rimasto a casa e chi invece doveva seguire le lezioni a distanza non si è collegato. Il motivo, sintetizzato in una lettera che gli studenti hanno inviato al Prefetto di Cagliari è che l’ingresso posticipato avrebbe “sfasato” le giornate soprattutto a chi frequenta con la formula della settimana corta, e che esce da scuola alle 15. Da Villasimius, invece, le uniche corse per Cagliari sono partite troppo presto e gli studenti che entrano in classe alle 9.30 restano a zonzo per troppo tempo una volta arrivati. Il sindaco Gianluca Dessì ha inviato una lettera-appello al prefetto in cui chiede chiarimenti sulla situazione e sollecita l'implementazione dei trasporti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’ufficio scolastico. Il direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Francesco Feliziani, non evidenzia particolari criticità: «Per il momento non ho ricevuto alcuna segnalazione dalle scuole e anche il sistema dei trasporti sembra aver funzionato abbastanza bene. Se fosse accaduto qualcosa di grave l’avrei saputo». Il bicchiere, dunque, sembra mezzo pieno: «Anche se il vero aiuto arriverà solo quando la il trend epidemiologico inizierà la discesa. Dobbiamo sperare che riprenda la fornitura dei vaccini per come era stata programmata e nel frattempo è obbligatorio non abbassare la guardia». Anche il miglioramento delle condizioni meteorologiche potrebbe dare una mano: «Speriamo tutti che il tempo migliori – conferma Feliziani – anche solo per permettere un’areazione dei locali meno problematica». I contagi, dunque, fanno tanta paura. Anche perché la gestione delle quarantene è rimasta la stessa e ancora le autorità sanitarie non hanno predisposto un piano di “tamponamento” rapido per gli insegnanti, che eviterebbe l’accavallarsi delle assenze dei docenti: «Il sistema non è cambiato ed è in capo alle Asl. Si è deciso di partire con il 50 per cento degli studenti in presenza anche per questo motivo, perché con un turnazione bisettimanale in teoria i contatti tra gli studenti di classi diverse dovrebbero essere limitati al massimo. L’intenzione – prosegue Feliziani – è di creare un cluster di studenti che non sono in contatto tra loro». Per immaginare il rientro di una percentuale maggiore di studenti dovranno trascorrere almeno due settimane: «Ma tutto dipenderà dall’epidemia. Anche se devo sottolineare – continua il direttore dell’ufficio scolastico regionale – che le ore di lezione superano già questa soglia perché, ad esempio, i laboratori degli istituti professionali sono aperti e lo sono sempre stati, così come proseguiranno le ore di lezioni di sostegno». Chi non sarà a scuola, proseguirà con la didattica a distanza: «Che comunque, nonostante alcune difficoltà nelle connessioni soprattutto nelle zone interne, ha funzionato abbastanza bene», conclude Feliziani.
I trasporti. Ad eccezione di qualche caso, il piano di potenziamento che ha esordito ieri sembra aver retto l’urto della prima ondata. Per limitare il rischio di assembramenti nelle aree più frequentate, come la città metropolitana di Cagliari, era stato deciso di scaglionare gli ingressi ad intervalli di un’ora. Una scelta che ha generato la reazione degli studenti in almeno due casi: quelli del liceo scientifico Pacinotti di Cagliari e quelli che arrivano nel capoluogo da Villasimius. I motivi sono diversi. Al Pacinotti il primo giorni di lezioni in presenza è iniziato con uno sciopero, chi doveva presenziare è rimasto a casa e chi invece doveva seguire le lezioni a distanza non si è collegato. Il motivo, sintetizzato in una lettera che gli studenti hanno inviato al Prefetto di Cagliari è che l’ingresso posticipato avrebbe “sfasato” le giornate soprattutto a chi frequenta con la formula della settimana corta, e che esce da scuola alle 15. Da Villasimius, invece, le uniche corse per Cagliari sono partite troppo presto e gli studenti che entrano in classe alle 9.30 restano a zonzo per troppo tempo una volta arrivati. Il sindaco Gianluca Dessì ha inviato una lettera-appello al prefetto in cui chiede chiarimenti sulla situazione e sollecita l'implementazione dei trasporti.
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