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Dopo il picco di ricoveri ora si respira

Dopo il picco di ricoveri ora si respira

Un paziente su 10 non ce l’ha fatta, nessun contagio tra il personale sanitario

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SASSARI. Da ferragosto a oggi, nel reparto di Malattie infettive delle Cliniche di San Pietro, sono stati ricoverati 488 pazienti. Considerando che la disponibilità di posti letto è di 40, significa che il reparto in questi mesi ha lavorato ai ritmi di una catena di montaggio. Il tasso di mortalità attorno al dieci per cento, e nessuno tra il personale medico e infermieristico, nonostante si trovasse sul fronte più caldo, è rimasto contagiato. E questo significa che se il covid viene gestito con la giusta attenzione, nei luoghi adatti, e con le dovute precauzioni, la diffusione può essere tranquillamente arginata. E la palazzina di Malattie infettive ha tutti i requisiti: innanzitutto è un edificio isolato, un’oasi indipendente, così come dovrebbero essere tutti i locali con vocazione covid. Che non dovrebbero mai essere ritagliati all’interno di un ospedale, a contatto con reparti tradizionali, e connessi con percorsi puliti, sporchi e grigi. Il rischio di contaminazione, lo dimostrano i frequenti mini cluster all’interno dell’Aou, è sempre in agguato. Inoltre, in Malattie infettive gli ambienti sono pressurizzati, con un ricambio indotto d’aria sempre costante. Se si prova ad aprire qualsiasi porta dell’edificio, si sentirà la pressione esercitata dal risucchio d’aria. Tutto il personale è dotato dei dispositivi di protezione individuale ad alto contenimento, capaci di preservare chi li indossa da eventuali infezioni. In questi giorni, in cui la Sardegna si ritrova con una classificazione arancione, la pressione del covid sul reparto è di gran lunga inferiore rispetto a due mesi fa. Attualmente il numero di pazienti ricoverati è 36, e Malattie infettive stranamente assapora il lusso di potersi permettere quattro letti liberi.

A metà novembre, invece, durante il picco della pandemia e con un numero di accessi al pronto soccorso insostenibile, Malattie infettive ha dovuto fare i conti con la situazione opposta, cioè una carenza di posti rispetto a una richiesta ogni giorno più pressante. E il personale ha dovuto fare miracoli per riuscire ad accogliere più pazienti rispetto alla capienza.

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