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Crisi di governo, Draghi torna a Roma e si immerge nelle consultazioni

Mario Draghi
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Mario Draghi

Con Mattarella già concordato di tendere la mano a partiti e parlamento

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ROMA. Mario Draghi ha trascorso in Umbria la prima notte da presidente del Consiglio incaricato, nella sua casa immersa in un bosco alle porte di Città della Pieve. L'ex presidente della Bce è arrivato nella serata di ieri 3 febbraio accompagnato dalla scorta. Ha probabilmente scelto la tranquillità del borgo umbro per trascorrere qualche ora in famiglia dopo avere ricevuto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l'incarico di formare il nuovo Governo, in vista delle consultazioni con i partiti in programma da oggi a Roma. Nell'area dove si trova il casolare della famiglia Draghi nessun maxi dispiegamento di forze di polizia. La scorta ha sorvegliato 'discretamentè tutta l'area mentre una pattuglia dei carabinieri era all'ingresso di uno dei viali che conduce alla casa.

In mattinata Draghi ha quindi lasciato Città della Pieve. Diretto a Roma dove è atteso dalle consultazioni per la formazione del nuovo governo che ormai si dice abbia un illustre modello, quello di Carlo Azeglio Ciampi, anno 1993.

Quotidiani nazionali parlano di un esecutivo “tecnico-politico”,  nessuna supremazia della tecnostruttura sui partiti. Draghi tende la mano ai partiti e ai gruppi parlamentari, come concordato con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Appena congedato dal Capo dello Stato, il premier incaricato in due minuti ha illustrato quella che di fatto è l’Agenda Draghi, con una fotografia iniziale della situazione da cui sa di dover partire: «È un momento difficile» per la «drammatica crisi sanitaria con i suoi gravi effetti sulla vita delle persone, sull’economia e sulla società».

Sul fronte degli accordi possibili, si registra un atteggiamento non del tutto negativo da parte di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini (la prima eventualmente quando ci sarà da votare si asterrà, il secondo ieri alla trasmissione (e mezzo di Lilli Gruber ha dichiarato di rinviare le valutazioni a quando avrà chiesto a Draghi cosa intende proporre su una serie di problemi). Il Movimento 5 Stelle, dall'iniziale no a Draghi espresso dalla dirigenza, sta scivolando in una situazione possibilista che è diventata percorribile, sembra, dopo un lungo incontro tenuto ieri 3 febbraio con Pd e Leu. La posizione di Renzi su Draghi è chiara (se ci sono 200 miliardi di euro da spendere meglio che sia Draghi e non Conte). Quella di Berlusconi lo stesso (sì a Draghi). Di grande interesse, infine, è ciò che dirà Conte a proposito del mandato a Draghi. Ancora non filtra nulla ma il suo atteggiamento potrebbe essere d'aiuto alla chiusura di un accordo complessivo.

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