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Due telefonate alla settimana e niente video

Due telefonate alla settimana e niente video

L’avvocata della donna: «Consentite chiamate di massimo 10 minuti e l’ex marito ostacola il dialogo»

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ORISTANO. Se la madre e chi la sostiene sono più volte venuti allo scoperto anche pubblicamente, il padre ha scelto un profilo diverso. Gli avvocati Mario Gusi e Marco Valerio Mazzatosta hanno sempre preferito il silenzio. Anche stavolta scelgono di attendere le sentenze, non solo quelle del tribunale civile di Viterbo, dove l’appello per la causa di affidamento comincerà nell’aprile del 2022. Al tribunale di Oristano il 5 marzo il giudice si deve occupare del procedimento penale che riguarda entrambi i genitori. Il padre della bimba è accusato dalla madre di lesioni, quest’ultima di sottrazione di minore.

«Speriamo di far emergere in questa sede gli elementi che riteniamo potrebbero portare a modificare l’attuale situazione dell’affidamento della piccola», spiega l’avvocata Cristina Puddu che tutela la madre e che, comunque, non vuole sbilanciarsi per non scoprire le carte prima dell’udienza anche se poi stigmatizza il comportamento dei servizi sociali di Viterbo, «dai quali riscontriamo un continuo trasferimento di informazioni verso l’altro genitore. Ci chiediamo a quale titolo ciò avvenga, visto che la causa è ultimata. Al contrario la risposta a ogni richiesta della madre è che questa debba passare attraverso il vaglio del giudice e un eventuale provvedimento».

E infatti i fili del rapporto tra madre e figlia continuano a essere spezzati, tanto che la piccola non può comunicare coi nonni materni, che dal servizio sociale laziale vengono considerati come un’interferenza. All’inizio le telefonate con la madre erano libere, poi anche quelle sono state contingentate dopo che il tribunale di Viterbo ha accolto una richiesta del padre. Fatto salvo l’incontro del sabato nella struttura, madre e figlia si possono sentire telefonicamente due volte alla settimana e la chiamata deve durare tra i 5 e i 10 minuti. Comunicare via telefono con una bimba che ancora deve compiere sei anni è già di per sé un problema, farlo in una situazione del genere è un problema doppio perché la madre lamenta «il tentativo continuo da parte del padre di distrarre mia figlia mentre dialoga con me».

E poi il covid. Durante la prima serrata del marzo scorso, la madre non è riuscita a vedere la figlia per diverse settimane, sino al momento in cui i viaggi sono stati di nuovo possibili. Le video chiamate sono state escluse dal novero delle possibilità e anche in quest’ultimo periodo gli incontri si sono diradati per via delle limitazioni legate alla pandemia. «Non vede la figlia dal 6 dicembre – spiega l’avvocata Cristina Puddu – Sono passati ormai due mesi, ma ciò che più ci preoccupa è che la piccola sta crescendo come se fosse orfana della madre, che non ha informazioni su come viene educata, sebbene la stessa giudice nella sentenza dica che non è stata esclusa dalla genitorialità. A luglio la bambina compirà sei anni, le esigenze educative e nei rapporti personali tra mamma e figlia cambiano». Quel che arriva dai tribunali per ora è invece rimasto immutato. (e.carta)

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