Sostegno prezioso dove c’è il record di disoccupazione

Il responsabile Graziano Longu: «Offriamo lavoro ma non solo Proviamo a mantenere attive le persone che lo hanno perso»

Una volta era il regno del lavoro. Di quello in miniera prima. E di quello dell’industria poi. Ora, sempre in fiduciosa attesa della ripresa di Eurallumina e dell’ex Alcoa, è il regno della disoccupazione. Non che il lavoro, nelle altre parti della Sardegna, si trovi schioccando la dita. Ma nel Sulcis- lo dicono le statistiche- è ancora più difficile. E allora il Centro per l’impiego Aspal diventa come un’oasi in mezzo al deserto. Non è un centro di collocamento. Ma è una speranza di salvezza. E di futuro. Sedici comuni (Calasetta, Carbonia, Carloforte, Giba, Masainas, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Tratalias, Villaperuccio), circa trentaduemila persone da seguire, incoraggiare, accompagnare verso la possibilità di un lavoro. E i risultati ci sono.

«La nostra funzione- spiega il responsabile Graziano Longu (foto)- non è quella di trovare lavoro. Ma quando, anche in seguito al percorso attivato al centro per l’impiego, le persone che si sono rivolte a noi trovano occupazione, è sempre una bella soddisfazione. E fa piacere quando vengono a ringraziarci». Qui i navigator del reddito di cittadinanza funzionano. «Eccome- conferma Longu- nella nostra zona di competenza ci sono circa duemila beneficiari della misura. E stiamo ottenendo dei buoni risultati nel perseguimento di quello che è uno degli obiettivi dell’aiuto, trovare opportunità di lavoro». Tutto questo nonostante il Covid. «Quello che sembrava un disastro per un’attività come la nostra basata sul contatto- spiega il coordinatore- si sta rivelando un’opportunità. Un’accelerazione di un percorso già in atto e che ha trovato la struttura pronta ad attivare e potenziare tutti i sistemi alternativi che non prevedono la presenza. Con una buona risposta, anche collaborativa, da parte degli utenti». Carbonia, la città nata nell’era del carbone. E ora tutti a parlare di conto alla rovescia per la decarbonizzazione. E a chiedersi se anche il mondo nato dalle ceneri delle miniere, l’industria pesante, abbia ancora senso o futuro. «Una delle strade che noi suggeriamo- spiega Longu- è quello dell’autoimpiego. Non è facile, ma può essere una soluzione. Magari in forma organizzata, con cooperative. Il settore? Turismo innanzitutto, anche se è vero che la scorsa estate è stata una stagione molto complicata soprattutto per un comparto che in questo territorio ha ancora ampi margini di crescita». Tanti i giovani della zona che non studiano e non lavorano. «Ma il Sulcis è una zona complessa- racconta il coordinatore- il fenomeno della disoccupazione coinvolge fasce di età sempre più alte». E agli sfiduciati si risponde con i numeri: in un anno e mezzo i tirocini, circa 8000, hanno fatto entrare nel mondo del lavoro, con un contratto, circa il 30 per cento dei partecipanti. «Il nostro ruolo- spiega il responsabile del centro- è anche quello di mantenere “attivi” tutti coloro che per un motivo o per l’altro un lavoro non ce l’hanno».

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