La Nuova Sardegna

«8,8 miliardi per sanità trasporti e Comuni»

di Luca Rojch
«8,8 miliardi per sanità trasporti e Comuni»

L’assessore: presto una variazione al bilancio per aiutare imprese e famiglie

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Sassari. Seduto sulla cassa galleggia in un mare in tempesta. Giuseppe Fasolino è l’uomo del tesoro, quello che dovrà varare una Finanziaria di guerra, per superare lo tsunami del coronavirus. Lui non nasconde che aveva in mente di progettare un Bilancio del tutto differente, che non si limitasse solo a dare ossigeno a un’isola in apnea. «Ma ora dobbiamo affrontare l’emergenza».

Assessore Fasolino perché la Finanziaria arriva in aula solo in questi giorni?

«Semplice, abbiamo deciso di attendere un po’ perché non avevamo certezza delle risorse che dovevano arrivare dallo Stato per le minori entrate legate al covid. Il 2019 è stato durissimo per le imprese e nelle casse della Regione c’è stato un minore gettito fiscale che è stato calcolato in 450 milioni di euro in meno. Se non avessimo atteso il ristoro dal governo avremmo dovuto tagliare i fondi per molti settori, come la sanità, i trasporti, il sociale. Impensabile. Ora siamo riusciti a mettere in sicurezza tutti i settori chiave».

Si parla di Finanziaria tecnica.

«Io la definirei snella. Mi spiego meglio. Sarà di 8,8 miliardi, più o meno come quella precedente e le assicuro che già questo è un successo. Ma ha un compito importante. Ci permette di fare quattro cose fondamentali. Per prima cosa non siamo più in esercizio provvisorio, cioè non siamo costretti a spendere in dodicesimi. Possiamo sbloccare bandi e investimenti. Poi ci permette di coprire le spese della sanità che con l’emergenza covid sono cresciute. E nello stesso tempo la sanità è diventata la prima linea del fronte di guerra. Ci consente di sbloccare le risorse aggiuntive per la continuità territoriale, circa 25 milioni di euro, indispensabile per evitare il blocco del sistema dei trasporti».

Ci sono altri due aspetti.

«Certo, il primo è fondamentale. Abbiamo varato il fondo unico per i Comuni. 600 milioni di euro, sono i soldi che servono per farli funzionare. Risorse indispensabili per i cittadini. E abbiamo anche incrementato di 20 milioni di euro le risorse che servono per aiutare le imprese travolte dal covid».

Ma mi scusi non si vedono scelte politiche in questa Finanziaria.

«È vero. In questo momento era indispensabile dare copertura alle spese e avere una certezza dei conti. Abbiamo varato una finanziaria da 8,8 miliardi di euro, oltre il 40 per cento finisce tutto per coprire le spese dalla sanità, che con il covid sono ulteriormente cresciute. L’altra grande fetta va via con i costi di funzionamento della macchina amministrativa. In realtà la parte politicamente spendibile della finanziaria è quasi irrisoria. Ma noi abbiamo un piano preciso».

Volete varare una sorta di finanziaria bis?

«Vogliamo fare una variazione importante che dovrà contenere tutta la parte più politica della Finanziaria. E che terrà conto anche di risorse aggiuntive. Abbiamo una interlocuzione con il governo per individuare i ristori per le minori entrate nelle casse della Regione».

Cosa prevederà?

«Beh saranno la discussione in maggioranza e le proposte del governatore a decidere le linee. Ma di sicuro ci saranno i provvedimenti per aiutare le famiglie e le imprese. In questo momento è fondamentale far ripartire l’economia. Le aziende della Sardegna sono provate, molte in ginocchio dopo undici mesi di sofferenza. Noi abbiamo cercato in ogni modo di stare accanto a loro. Ora porteremo avanti leggi che consentano all’isola di ripartire».

È sicuro? I prossimi mesi sembrano particolarmente difficili per settori come il turismo e i trasporti.

«Non nascondo che saranno mesi complicati, ma la Regione sarà accanto alle imprese e ai cittadini. Sul turismo la linea l’ha tracciata lo scorso anno il presidente Solinas. Dobbiamo avere un’isola covid free, e garantire che tale resti anche con l’arrivo dei turisti. Ma questo non è il mio ambito. Posso dire che la giunta metterà in campo tutte le risorse disponibili».

Lei in questo momento gestisce tutte le risorse che la Sardegna ha in mano per uscire dal Covid.

«Ne sono consapevole e cerco di fare il massimo per riuscire in questo risultato».

Ha un rammarico?

«Più di uno. Queste due finanziarie non sono quelle che avrei voluto fare. Avevo in mente un progetto più ambizioso e del tutto differente. Avrei voluto fare un’altra finanziaria. Oggi non la possiamo portare avanti, perché dobbiamo seguire un’emergenza che mai avrei pensato di dover affrontare. Avevamo due progetti principali, uno per abbassare le aliquote e incentivare la defiscalizzazione per le imprese. L’altro per sostenere il lavoro e la natalità. Ma con il Covid abbiamo messo tutto da parte».

Ma secondo lei qual è la chiave per far ripartire la Sardegna?

«La grande scommessa deve essere fatta puntando tutto su tre o quattro grandi infrastrutture che cancellino il gap con il resto della penisola e incentivino l’occupazione. Le direttrici sono strade, ferrovie e modernizzazione delle campagne. Perché tutti e tre rafforzano la vocazione turistica della Sardegna e ci consentono di puntare sull’agroalimentare, un’eccellenza che dà valore aggiunto all’isola».

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