La Nuova Sardegna

Giganti trasferiti a Cagliari no di Regione e Comune

di Claudio Zoccheddu
Giganti trasferiti a Cagliari no di Regione e Comune

Il restauro ordinato dalla soprintendenza archeologica diventa un caso politico  Il governatore: devono restare a Cabras. Il sindaco: ci prendono i pezzi migliori 

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INVIATO A CABRAS. Il primo passo prevede il trasferimento di due giganti, un arciere e un pugilatore, e di altrettanti modelli di nuraghe. Da Cabras andranno a Cagliari, al laboratorio di restauro di Calamosca. Il trasloco dovrà essere completato entro il 25 febbraio. Tra i bagagli ci sarà un numero imprecisato di reperti accessori, ovvero frammenti recuperati durante le ultime campagne di scavo, che potrebbero completare la silhouette dei giganti già esposti, a Cabras (nel caso è probabile che vengano trasferiti per il restauro) o a Cagliari. In lista d’attesa per il trasferimento, però, ci sono una dozzina di “macropezzi”, come li ha definiti il sindaco di Cabras, Andrea Abis, che sono pronti a partire con un biglietto aperto. Manca la data, in sostanza. A Cabras, ovviamente, è suonato l’allarme rosso. L’agitazione è comprensibile: i giganti lasceranno la laguna entro febbraio ma non si sa quando compiranno il percorso inverso. Sempre che sia previsto. La comunicazione della Soprintendenza ai Beni culturali parla di 9 mesi, ma alla richiesta di fissare una “procedura di deposito”, una sorta di scadenza dell’operazione di restauro, da Cagliari hanno risposto picche. E ora in laguna ci si prepara alle grandi manovre, l’estremo tentativo di evitare un viaggio di sola andata. La schiera dei contrari annovera anche la Regione, con il presidente Christian Solinas che si è schierato dalla parte dell’amministrazione lagunare.

Fronte unito. Il governatore e il sindaco condividono gli intenti: le statue non si devono muovere, nemmeno per il restauro. L’occasione per il rilancio del territorio è troppo ghiotta per essere snobbata. «I Giganti devono restare a Cabras, anche durante il restauro, che può anch’esso diventare, reso pubblico nelle sue varie fasi di attuazione, un’attrazione per i visitatori che si recheranno nei prossimi mesi a visitare il sito e il Museo – dice Solinas – Credo sia più opportuno che queste straordinarie testimonianze della civiltà sarda più antica rimangano nella loro sede, magari con l’allestimento di un apposito spazio per curare e rendere pubblici e visibili gli stessi interventi di restauro, come avviene in molti altri siti archeologici. Nella finanziaria del 2019 – precisa – abbiamo stanziato 500mila euro destinati al Comune di Cabras per la valorizzazione e l’ampliamento del sito, con l’acquisizione di nuovi terreni. Mont’e Prama non è solo uno scavo archeologico: deve diventare un attrattore turistico sempre più importante e per questo motivo stiamo completando un piano di valorizzazione per declinare il turismo archeologico su tutta l’isola. Mont’e Prama merita un futuro migliore e le sue ricchezze devono restare nella loro sede». La parole di Solinas hanno fatto da seguito a quelle del sindaco Abis, cha ha attaccato la soprintendenza: «È una decisione che abbiamo subito e a cui ci opponiamo. Non abbiamo ricevuto garanzie sul ritorno delle statue restaurate e non possiamo rischiare che il museo venga svuotato, si tratta dei pezzi migliori. Mont’e Prama è un’occasione di sviluppo per tutto il territorio che diventa ancora più drammatica se si considera il momento di crisi atroce che stiamo vivendo». Oltre a quello di Solinas, Abis ha chiesto l’appoggio del consiglio comunale lagunare, a cui si rivolgerà oggi, e quello dei vicini di casa di Oristano. In discussione, ovviamente, non c’è il restauro: «Non è questo il punto – continua Abis –. Non siamo contrari al restauro ma chiediamo che possa essere svolto a Cabras, come è già accaduto. Ci siamo resi disponibili alla realizzazione di un laboratorio, a nostre spese, perché è opportuno che i reperti vengano valorizzati nel luogo del loro ritrovamento. C’è poi il patto stretto con il ministro dei Beni culturali, e con la Regione, nel 2017. Un accordo che ha portato a Cabras tre milioni di euro destinati all’adeguamento della struttura in vista dell’esposizione di tutte le statue di Mont’e Prama».

Accordi e protocolli. Negli ultimi dieci anni ne sono arrivati diversi e forse l’unico a non essere stato disatteso è proprio il primo protocollo d’intesa, quello del 2011 che sin da subito si era rivelato un perfetto harakiri in salsa cabrarese. Il protocollo prevedeva il ritorno a Cabras di tutti i giganti, appena usciti dal centro di recupero di Li Punti, “fatte salve le esigenze espositive del museo archeologico di Cagliari”. Risultato: sei “pezzi” a Cabras, 17 a Cagliari. Con l’impegno che, una volta adeguato il museo, Cabras avrebbe esposto il grosso della collezione. All’epoca si parlava di pochi anni di attesa. Ne sono passati dieci. A ristabilire l’ordine ci aveva provato l’accordo che porta la firma di Dario Franceschini. Nel 2017 era stato sottoscritto un patto parlava di “collaborazione proficua”, “valorizzazione del territorio” e della creazione di una fondazione che avrebbe dovuto gestire un “brand mondiale”. Tutto bellissimo, sulla carta. Quattro anni dopo la fondazione è ancora in incubazione, la valorizzazione del territorio e il brand mondiale sono state tradotte in un sito internet dedicato ai giganti in cui non si parla di giganti e la proficua collaborazione si è trasformata in uno scontro frontale tra il Comune, a cui si aggiunta la Regione, e la Soprintendenza. L’unico risultato tangibile aveva il peso dei tre milioni destinati alla realizzazione di una nuova sala del museo, ormai pronta, e di uno spazio espositivo destinato all’intero complesso, ancora da iniziare. Un pasticcio dietro l’altro che ha annichilito le potenzialità delle prime statue a tutto tondo rinvenute nel Mediterraneo. Un patrimonio inestimabile che, a 47 anni dai primi ritrovamenti, non ha un futuro certo.

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