La Nuova Sardegna

DIAMO DAVVERO UNA CASA AI GIGANTI

di ROBERTO PETRETTO

Strattonati per la giacca che non portano, ogni tanto pugilatori, arcieri e guerrieri di pietra diventano vessillo di identità e orgoglio isolano, per poi tornare nell’ombra. E così passano invano i...

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Strattonati per la giacca che non portano, ogni tanto pugilatori, arcieri e guerrieri di pietra diventano vessillo di identità e orgoglio isolano, per poi tornare nell’ombra. E così passano invano i momenti delle scelte. Sta accadendo, rischia di accadere. E tutto potrebbe restare com’è. Non che l’attuale situazione abbia qualcosa di censurabile o disdicevole, con la collezione spezzata tra Cabras e Cagliari. Ma si tratta comunque di cosa ben diversa da quella che, a parole, quasi tutti auspicano: un’unica, grande casa dei Giganti nel museo di Cabras. Se tutti vogliono questa soluzione, se, come si può leggere in centinaia di dichiarazioni, “i Giganti devono stare a Cabras”, se c’è questa unanimità, perché ancora la collezione è divisa e la cittadina lagunare è costretta a denunciare un tentativo di “scippo” da parte della Soprintendenza? Il coraggio delle scelte lungimiranti, che guardano oltre una legislatura, non è patrimonio diffuso. La visione spesso si ferma a uno spazio di cinque anni. Chi può, ora, subito, deve andare oltre quell’orizzonte temporale. C’è pronta un’ipotesi che consentirebbe di realizzare l’idea della Casa dei Giganti. Le risorse non mancano, anche per completare i muri, gli ambienti di quella casa affacciata sullo stagno con lo sguardo rivolto alle colline di Mont’e Prama. Quello che manca è un accordo sulla composizione del direttivo della Fondazione che dovrà (o dovrebbe) dare corpo a quell’idea. Ora c’è un Governo dimissionario e un altro arriverà, ma negli uffici del ministero è custodita quella bozza di Statuto che darebbe a Cabras la titolarità su tutto il complesso scultoreo dei Giganti. Cabras non avrebbe in prestito, per gentile concessione, alcune statue, ma porebbe concederne alcune, in prestito, al museo di Cagliari. Il tutto sotto l’ombrello protettivo del ministero, che rimane pur sempre il “proprietario” delle statue. Sarebbe un rovesciamento radicale della prospettiva, sarebbe la realizzazione dell’obiettivo che tutti, a parole, auspicano per Cabras.

Occorre muoversi, scegliere, agire: per dare sostanza alle parole, per non continuare a restare immobili. Come statue.

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