Giunta, ok alla finanziaria da 8,8 miliardi
Entro la prossima settimana il via libera, molto critici i sindacati. In primavera la manovra per il rilancio dell’economia
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CAGLIARI. La Finanziaria tecnica, o snella come preferisce definirla l’assessore Giuseppe Fasolino, è stata licenziata dalla Giunta. Martedì sarà votata dalle commissioni del Consiglio regionale e dopo due giorni, giovedì, dovrebbe cominciare il dibattito in aula. Trovato l’accordo fra centrodestra e opposizioni su un dibattito lampo, la previsione più probabile è che il via libera possa arrivare entro la prossima settimana, facendo così uscire la Regione dalla prigione contabile dell’esercizio provvisorio prima della scadenza del 28 febbraio.
Lo schema. L’ultima bozza, quella approvata dalla Giunta, ha confermato le previsioni. Sarà una Finanziaria da 8,8 miliardi, molto simile a quella del 2020, perché la vera Manovra sarà in primavera con un pacchetto di investimenti per il rilancio dell’economia post Covid. L’unica vera novità, rispetto alle indiscrezioni, è che fra le voci di spesa ci saranno anche 4 milioni per l’acquisto dei «free style» – tengono sotto controllo la glicemia senza bisogno del cosiddetto pungi-dito – per oltre 4mila diabetici. Il resto della Finanziaria servirà a coprire il costo della sanità, intorno ai 3,5 miliardi, la continuità territoriale aerea (25 milioni), il Fondo unico per i Comuni (oltre 560 milioni), rifinanziare gli interventi a favore di imprese e famiglie (20 milioni) e garantire la copertura delle spese fisse in carico alla «macchina Regione», agli enti e alle agenzie controllate.
La grande manovra. Il pacchetto investimenti, invece, entrerà in scena nella tarda primavera. Con un assestamento di bilancio, intorno a marzo, la Giunta correggerà la Finanziaria, puntandola di più sulla ripresa economica. Ma soprattutto lo potrà fare solo dopo che il Governo (quello guidato da Mario Draghi?) stabilirà quali saranno le compensazioni per le mancate entrate fiscali del 2020. È un buco che, l’assessore Fasolino, ha stimato in 450 milioni. Con i soldi in più che dovrebbero arrivare da Roma, ci saranno più possibilità di far ripartire la Sardegna messa in ginocchio dalla pandemia. Poi arriveranno, non si sa ancora quando, i sette miliardi abbondanti del Recovery fund, ma questo è un discorso ancora tutto aperto.
Le reazioni. All’annuncio del via libera in Giunta, i sindacati non hanno reagito bene: la Finanziaria tecnica, in estrema sintesi, è l’opposto di quello che si sarebbero aspettati. Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, lo ha ribadito: «Per il secondo anno consecutivo – le sue parole – i conti della Regione saranno ingessati. O meglio così ha deciso la Giunta senza un confronto con le parti sociali, nonostante i nostri solleciti». Anche per Gavino Carta, segretario regionale della Cisl, è «una Finanziaria autoreferenziale in cui pare non esserci spazio per evitare il tracollo sociale della Sardegna». Secondo la Uil, con la segretaria regionale Francesca Ticca, «senza un progetto di rilancio e sviluppo, condiviso con le parti sociali, non cambierà nulla e anzi la crisi avrà effetti ancora più devastanti». Infine la Confindustria che, con il presidente Maurizio De Pascale, ha messo a fuoco il problema dei problemi: «Servono interventi immediati per le imprese della ristorazione, del turismo e dei trasporti. In meno di un anno il fatturato è crollato anche dell’80-90 per cento». (ua)
Lo schema. L’ultima bozza, quella approvata dalla Giunta, ha confermato le previsioni. Sarà una Finanziaria da 8,8 miliardi, molto simile a quella del 2020, perché la vera Manovra sarà in primavera con un pacchetto di investimenti per il rilancio dell’economia post Covid. L’unica vera novità, rispetto alle indiscrezioni, è che fra le voci di spesa ci saranno anche 4 milioni per l’acquisto dei «free style» – tengono sotto controllo la glicemia senza bisogno del cosiddetto pungi-dito – per oltre 4mila diabetici. Il resto della Finanziaria servirà a coprire il costo della sanità, intorno ai 3,5 miliardi, la continuità territoriale aerea (25 milioni), il Fondo unico per i Comuni (oltre 560 milioni), rifinanziare gli interventi a favore di imprese e famiglie (20 milioni) e garantire la copertura delle spese fisse in carico alla «macchina Regione», agli enti e alle agenzie controllate.
La grande manovra. Il pacchetto investimenti, invece, entrerà in scena nella tarda primavera. Con un assestamento di bilancio, intorno a marzo, la Giunta correggerà la Finanziaria, puntandola di più sulla ripresa economica. Ma soprattutto lo potrà fare solo dopo che il Governo (quello guidato da Mario Draghi?) stabilirà quali saranno le compensazioni per le mancate entrate fiscali del 2020. È un buco che, l’assessore Fasolino, ha stimato in 450 milioni. Con i soldi in più che dovrebbero arrivare da Roma, ci saranno più possibilità di far ripartire la Sardegna messa in ginocchio dalla pandemia. Poi arriveranno, non si sa ancora quando, i sette miliardi abbondanti del Recovery fund, ma questo è un discorso ancora tutto aperto.
Le reazioni. All’annuncio del via libera in Giunta, i sindacati non hanno reagito bene: la Finanziaria tecnica, in estrema sintesi, è l’opposto di quello che si sarebbero aspettati. Michele Carrus, segretario regionale della Cgil, lo ha ribadito: «Per il secondo anno consecutivo – le sue parole – i conti della Regione saranno ingessati. O meglio così ha deciso la Giunta senza un confronto con le parti sociali, nonostante i nostri solleciti». Anche per Gavino Carta, segretario regionale della Cisl, è «una Finanziaria autoreferenziale in cui pare non esserci spazio per evitare il tracollo sociale della Sardegna». Secondo la Uil, con la segretaria regionale Francesca Ticca, «senza un progetto di rilancio e sviluppo, condiviso con le parti sociali, non cambierà nulla e anzi la crisi avrà effetti ancora più devastanti». Infine la Confindustria che, con il presidente Maurizio De Pascale, ha messo a fuoco il problema dei problemi: «Servono interventi immediati per le imprese della ristorazione, del turismo e dei trasporti. In meno di un anno il fatturato è crollato anche dell’80-90 per cento». (ua)
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