La Sardegna ritorna gialla riaprono bar e ristoranti
La Regione chiede il cambio di fascia da domani. Il governo: si parte da lunedì
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CAGLIARI. Lunedì, non prima. Solo fra tre giorni la Sardegna ritornerà a essere gialla. Il Comitato scientifico nazionale ha firmato la riabilitazione dopo le due settimane arancioni: i dati Covid sono tutti migliorati dopo il lungo semi lockdown imposto a bar e ristoranti. Fino a tal punto che la Regione aveva sollecitato una sorta di premio: la riapertura sin da domani. Roma ha risposto: non è possibile. La nuova ordinanza non può scattare 24 ore prima, perché la precedente, firmata il 23 gennaio, è entrata in vigore lunedì primo febbraio.
La delusione. Fino all’ultimo la Regione, con l’assessore alla sanità Mario Nieddu, ha sollecitato la deroga al ministero della salute. «Abbiamo presentato un’istanza formale - fanno sapere da Villa Devoto – ma ci siamo scontrati con le solite regole ferree». A questo punto la Sardegna sarà una delle poche regioni ad aver trascorso tre domeniche consecutive dopo essere stata declassata da una fascia all’altra. Questa terza chiusura domenicale ha lasciato di stucco i gestori dei locali pubblici. Speravano di ritirar su le serrande almeno domani, all’ora di pranzo, e invece l’illusione è svanita quasi subito appena da Roma sono cominciate a rimbalzare le prime indiscrezioni sull’esito del nuovo monitoraggio. Poi è arrivata la conferma, con il cambio di colore per la Sardegna, ma a partire da lunedì.
L’esame. Stavolta i dati inviati dalla Regione hanno superato indenni il setaccio della Cabina di regia. Nonostante il peggioramento nazionale degli indicatori, anche se dalla settimana prossima saranno ben 17 i territori in fascia gialla, la Sardegna ha superato tutti gli scogli. In particolare quelli che, nel precedente monitoraggio 11-17 gennaio, avevamo portato alla retrocessione in arancione: presenza di focolai, casi positivi ogni 100mila abitanti e stress delle terapie intensive negli ospedali Covid. Stavolta non ci sono stati intoppi neanche nella trasmissione delle tabelle al Comitato scientifico. In altre parole, le quattro macchie di qualche settimana fa sono state cancellate, mentre dal 17 al 24 gennaio erano state proprio quelle a provocare la retrocessione. Come poi confermato dal decreto del Tar, firmato dal presidente Dante D’Alessio, con cui martedì era stato bocciato il ricorso della Regione per le due settimane in arancione.
La riapertura. Da lunedì ristoranti e bar potranno riprendere a servire i clienti al bancone e ai tavoli fino alle 18, mentre da quell’ora in poi sarà possibile solo l’asporto. Con il ritorno in fascia gialla, scadrà anche il divieto di spostarsi da un Comune all’altro. Dunque, le prescrizioni ritorneranno a essere quelle inflitte alla Sardegna da quando è scattata la tabella dei colori per le Regioni, a parte le due settimane all’indomani della retrocessione.
L’ipotesi. Da Roma era rimbalzata anche l’indiscrezione che, a partire dalla prossima settimana, i ristoranti avrebbe potuto rimanere aperti fino alle 22. Per qualche ora la notizia ha circolato con insistenza nei siti, poi è arrivata la smentita secca da parte del Comitato scientifico e della Cabina di regia. La possibilità dell’apertura serale non è stata accantonata, ma rinviata almeno ai primi di marzo. «Non è questo il momento di cambiare le regole – si legge in un comunicato dell’Istituto superiore di sanità – soprattutto ora che, in alcuni territori, è stato registrato un aumento dei casi».
Più controlli. Dallo stesso Istituto è arrivato anche l’invito pressante alle Regioni di verificare, con accertamenti quotidiani, anche le possibili mutazioni del virus nelle varianti inglese e brasiliana. È un rischio che ha travolto da tempo diverse regioni soprattutto del Centro Italia. Finora, per fortuna, in Sardegna non sono stati registrati casi simili. (ua)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
La delusione. Fino all’ultimo la Regione, con l’assessore alla sanità Mario Nieddu, ha sollecitato la deroga al ministero della salute. «Abbiamo presentato un’istanza formale - fanno sapere da Villa Devoto – ma ci siamo scontrati con le solite regole ferree». A questo punto la Sardegna sarà una delle poche regioni ad aver trascorso tre domeniche consecutive dopo essere stata declassata da una fascia all’altra. Questa terza chiusura domenicale ha lasciato di stucco i gestori dei locali pubblici. Speravano di ritirar su le serrande almeno domani, all’ora di pranzo, e invece l’illusione è svanita quasi subito appena da Roma sono cominciate a rimbalzare le prime indiscrezioni sull’esito del nuovo monitoraggio. Poi è arrivata la conferma, con il cambio di colore per la Sardegna, ma a partire da lunedì.
L’esame. Stavolta i dati inviati dalla Regione hanno superato indenni il setaccio della Cabina di regia. Nonostante il peggioramento nazionale degli indicatori, anche se dalla settimana prossima saranno ben 17 i territori in fascia gialla, la Sardegna ha superato tutti gli scogli. In particolare quelli che, nel precedente monitoraggio 11-17 gennaio, avevamo portato alla retrocessione in arancione: presenza di focolai, casi positivi ogni 100mila abitanti e stress delle terapie intensive negli ospedali Covid. Stavolta non ci sono stati intoppi neanche nella trasmissione delle tabelle al Comitato scientifico. In altre parole, le quattro macchie di qualche settimana fa sono state cancellate, mentre dal 17 al 24 gennaio erano state proprio quelle a provocare la retrocessione. Come poi confermato dal decreto del Tar, firmato dal presidente Dante D’Alessio, con cui martedì era stato bocciato il ricorso della Regione per le due settimane in arancione.
La riapertura. Da lunedì ristoranti e bar potranno riprendere a servire i clienti al bancone e ai tavoli fino alle 18, mentre da quell’ora in poi sarà possibile solo l’asporto. Con il ritorno in fascia gialla, scadrà anche il divieto di spostarsi da un Comune all’altro. Dunque, le prescrizioni ritorneranno a essere quelle inflitte alla Sardegna da quando è scattata la tabella dei colori per le Regioni, a parte le due settimane all’indomani della retrocessione.
L’ipotesi. Da Roma era rimbalzata anche l’indiscrezione che, a partire dalla prossima settimana, i ristoranti avrebbe potuto rimanere aperti fino alle 22. Per qualche ora la notizia ha circolato con insistenza nei siti, poi è arrivata la smentita secca da parte del Comitato scientifico e della Cabina di regia. La possibilità dell’apertura serale non è stata accantonata, ma rinviata almeno ai primi di marzo. «Non è questo il momento di cambiare le regole – si legge in un comunicato dell’Istituto superiore di sanità – soprattutto ora che, in alcuni territori, è stato registrato un aumento dei casi».
Più controlli. Dallo stesso Istituto è arrivato anche l’invito pressante alle Regioni di verificare, con accertamenti quotidiani, anche le possibili mutazioni del virus nelle varianti inglese e brasiliana. È un rischio che ha travolto da tempo diverse regioni soprattutto del Centro Italia. Finora, per fortuna, in Sardegna non sono stati registrati casi simili. (ua)
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