La Nuova Sardegna

«Brutta storia di violenza ma è d’obbligo la cautela»

di Nadia Cossu
«Brutta storia di violenza ma è d’obbligo la cautela»

Giallo di Arzachena: parla Luisella Fenu, procuratrice del tribunale dei minori «Al momento nessuna certezza che a causare il decesso sia stato il pestaggio»

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SASSARI. «Prudenza» e «cautela». Due parole che Luisella Fenu, procuratrice del tribunale per i minori di Sassari, ripete all’infinito perché, in una fase così delicata dal punto di vista investigativo, non si deve dimenticare un aspetto importantissimo: «Stiamo parlando di minorenni. Non dobbiamo giustificarli, ma è chiaro che un comportamento così violento nei confronti di un uomo tanto debole nasconde un disagio estremo. E lì bisogna intervenire al più presto».

L’inchiesta della Procura di Tempio e della Procura per i minori di Sassari aperta in seguito alla morte del clochard di Arzachena (che un mese prima del decesso era stato pestato da un gruppo di ragazzi) sta andando avanti nel massimo riserbo. C’è un video che incastrerebbe i presunti responsabili della violenta aggressione e la diffusione di quelle immagini ha suscitato profondo sdegno. Ovunque.

Filippo (così come tutti conoscevano il senzatetto di origine marocchina) era stato trovato morto il 22 dicembre. La causa sarebbe un presunto infarto. Poi quel video del pestaggio ha cominciato a girare ed è stata aperta un’inchiesta in seguito alla quale cinque minorenni e un maggiorenne sono stati indagati per lesioni e percosse.

«Ma attenzione – raccomanda la procuratrice Fenu – non c’è alcuna certezza che il clochard sia morto a causa di quelle percosse. Le indagini sono riservate, coperte da segreto istruttorio ed è fondamentale essere prudenti».

Sarebbe molto pericoloso, oltre che ingiusto – è questa la sintesi – se qualcuno puntasse il dito contro questi ragazzi considerandoli “assassini”. «Un errore gravissimo perché allo stato attuale sono indagati per lesioni e percosse. Da nessuna parte emerge che la condotta, deprecabile, dei ragazzi abbia portato un mese dopo alla morte dell’uomo, sono in corso scrupolosi accertamenti, l’indagine sta muovendo i primi passi e nulla si può affermare o escludere al momento».

A questo proposito Luisella Fenu chiede collaborazione: «Chi sa parli. Chi ha visto qualcosa lo racconti agli inquirenti. Magari era presente, può essersi spaventato, ma è doveroso dire ciò che si sa».

La procuratrice sottolinea – come già aveva fatto qualche settimana fa – la delicatezza del momento sociale che si sta attraversando: «Purtroppo i segnali ci sono tutti: Siniscola, Nuoro, ora Arzachena. Ma un po’ ovunque nei territori di competenza del nostro ufficio registriamo un allarme preoccupante. Un aumento dell’aggressività da parte di giovani e giovanissimi e la noncuranza rispetto alla sofferenza altrui». Le immagini cruente del pestaggio di Arzachena sono una prova tangibile. E quando si agisce in branco la violenza e la spavalderia conoscono ancora meno limiti.

Allo stesso tempo, però, la Fenu condanna le accuse pubbliche prive di fondamento certo e invita tutti a prestare la massima attenzione a ciò che si dice e che si fa. Fino a quando non emergeranno eventuali prove di responsabilità è necessario tenere a mente che in un’età compresa tra i 14 e i 17 anni «si sta crescendo». Con tutte le fragilità che alcuni periodi della vita trascinano con sé.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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