Con i cantieri diocesani 3.703 posti di lavoro
di Mario Girau
In tre anni interventi per 54 milioni nei beni culturali e nell’edilizia di culto. Lanusei in testa con 7,5
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CAGLIARI. La Chiesa pensa a nutrire lo spirito, ma si adopera anche per procurare pane e companatico ai sardi. Le dieci diocesi dell’isola nel triennio 2018-2020, con 228 interventi avviati, hanno attivato 3.703 posti di lavoro. Le risorse in campo – oltre 54 milioni di euro, di cui 9,2 per i beni culturali ecclesiastici e 44,8 per la nuova edilizia di culto – sono arrivate dall’8x1000 alla Chiesa cattolica e da contributi di enti pubblici, diocesi e comunità parrocchiali. Una delle diocesi più piccole, Lanusei, è quella che ha investito di più: quasi 7,5 milioni, seguita dalla Chiesa nuorese (quasi 7,3), entrambe governate da monsignor Antonello Mura, presidente della Conferenza episcopale sarda. Al terzo posto Alghero-Bosa (6,5), Tempio-Ampurias (6,4) Cagliari (6 milioni), Oristano (4,6), Iglesias (4,4), Ales-Terralba (3,8), Ozieri (3,9) e Sassari (3,7). «Questo concreto impegno della Chiesa sarda – dice monsignor Francesco Tamponi, responsabile dell’ufficio regionale beni culturali e nuova edilizia di culto della Ces – è un piccolo segno di quella speranza che fiorisce nel giorno che viviamo e che apre alla speranza più grande dell’essere per sempre gli uni accanto agli altri, una sola famiglia in Cristo». In ogni diocesi funziona un ufficio apposito che si occupa di restauri e “funzionalizzazione” edilizia, valorizzazione di musei, archivi e biblioteche diocesane, catalogazione di beni culturali mobili e immobili, installazione di impianti di sicurezza, restauro di organi a canne e custodia, mediante volontari associati, di edifici di culto. Progetti che hanno attivato nell’ultimo triennio un centinaio di cantieri di restauro e messo in campo un esteso programma di catalogazione e studio dei beni. Censiti 58.762 beni storico-artistici e 1.742 architettonici. Un lavoro che ha permesso di valorizzare la grande mole dei patrimoni archivistici, bibliotecari e museali ecclesiastici a favore delle comunità, degli studiosi e dei visitatori. Attività che hanno consentito di qualificare specifici operatori, con periodici corsi di specializzazione voluti da Ces e Cei.
Gli stessi uffici diocesani operano all’interno della consulta regionale per il patrimonio ecclesiastico, stilando accordi, con l’approvazione e la supervisione della Ces anche con la Regione. L’ultimo in ordine di tempo, tutt’ora in corso, è “Sardegna in cento chiese”, un piano di recupero e valorizzazione dello straordinario patrimonio storico-artistico e architettonico di pertinenza ecclesiastica e che rientra nel più ampio piano operativo regionale per i fondi strutturali europei. «Nell’ultimo triennio le diocesi – dicono dalla Ces – hanno potuto realizzare ex novo o “rifunzionalizzare” diversi complessi parrocchiali, che svolgono una insostituibile azione di cura e di attenzione alla persona umana, ponendosi come punti di riferimento nella riqualificazione di aree urbane degradate, nei settori dell’assistenza ai poveri, di formazione alla socialità e di promozione socio culturale per le comunità».
Gli stessi uffici diocesani operano all’interno della consulta regionale per il patrimonio ecclesiastico, stilando accordi, con l’approvazione e la supervisione della Ces anche con la Regione. L’ultimo in ordine di tempo, tutt’ora in corso, è “Sardegna in cento chiese”, un piano di recupero e valorizzazione dello straordinario patrimonio storico-artistico e architettonico di pertinenza ecclesiastica e che rientra nel più ampio piano operativo regionale per i fondi strutturali europei. «Nell’ultimo triennio le diocesi – dicono dalla Ces – hanno potuto realizzare ex novo o “rifunzionalizzare” diversi complessi parrocchiali, che svolgono una insostituibile azione di cura e di attenzione alla persona umana, ponendosi come punti di riferimento nella riqualificazione di aree urbane degradate, nei settori dell’assistenza ai poveri, di formazione alla socialità e di promozione socio culturale per le comunità».
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