La Nuova Sardegna

Discoteche nel dramma ristori col contagocce e dubbi sulla ripartenza

di Alessandro Pirina
Discoteche nel dramma ristori col contagocce e dubbi sulla ripartenza

Muresu, Silb: «Eravamo 70 gestori, adesso siamo la metà» Critiche sugli aiuti: «Ci danno le briciole, e neanche per tutti»

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SASSARI. In un momento in cui la vita si ferma alle 22 e riprende alle 5 del mattino viene difficile parlare del mondo della notte. In questo momento non esiste, il Covid lo ha annientato. Basta pensare che anche i night club, che come racconta il nome stesso accendono le insegne oltre l’imbrunire, aprono dalle 13 alle 18. Oggi le restrizioni ci hanno costretti ad abituarci al coprifuoco e alle autocertificazioni, ma non si può fare finta che le discoteche non esistano. Anche perché dietro le piste da ballo ci sono migliaia di lavoratori che sono fermi da un anno. Sì, c’è stata l’infausta parentesi estiva del liberi tutti, ma è stata appunto una parentesi. Per il resto sul mondo della notte è calato un buio fitto. Piero Muresu rappresenta il Silb, il sindacato dei gestori, nel Nord Sardegna. È reduce da un incontro - in videoconferenza - con i colleghi di tutta l’isola. Colleghi che già rispetto all’era pre Covid si sono quasi dimezzati. «Fino all’anno scorso eravamo una settantina, ora siamo circa 40, ma ho paura che quando arriverà il momento di riaprire saremo ancora meno». Muresu racconta di un mondo già in difficoltà prima della pandemia. «Ho lanciato il nostro grido d’allarme anche in commissione Attività produttive qualche giorno fa. La tassazione sulle discoteche è una vera e propria cancrena. Poi c’è il problema dell’abusivismo. Ormai tutti fanno musica dal vivo. I bar funzionano come discoteche, i chioschi in spiaggia tolgono gli ombrelloni e diventano piste da ballo. Questa si chiama concorrenza sleale, anche perché loro pagano un terzo di tasse». Il Silb ha chiesto alla Regione di intervenire. «Chi non è discoteca alla una deve spegnere la musica, e in inverno a mezzanotte. Solo così possiamo salvarci. E devono essere regole uniformi su tutto il territorio regionale. Altrimenti i clienti si spostano nel comune vicino. E, infine, devono essere intensificati i controlli, ma per farlo bisogna dare più personale alle forze dell’ordine».

Muresu parla come se le discoteche dovessero riaprire a breve, ma in realtà il mondo della notte sarà l’ultimo a ripartire. «Il più grande dramma è l’incertezza – dice sconsolato –. Neanche gli esperti riescono a pronunciarsi. Magari in estate il virus diminuisce la carica virale». Certo, il far west dello scorso Ferragosto non aiuta. «Sono ancora arrabbiato quello che è successo ad agosto. Per un attacco politico a Solinas hanno messo in mezzo noi. Siamo stata l’ultima regione ad aprire e si vuole far passare il messaggio che tutti i contagi siano avvenuti nei locali. La verità è che o studi sistemi per evitare che il virus si diffonda o non ci fai aprire, ma se ci dai l’ok noi dobbiamo lavorare». C’è infine il tasto dolente dei ristori. «Il governo li ha stabiliti in base al calo di fatturato rispetto all’aprile del 2019. E dunque quando i locali invernali stavano per chiudere e quelli estivi non avevano ancora aperto. In questo modo i più fortunati prendono una miseria, gli altri nulla». Muresu si dice amareggiato, deluso. «Evito anche di passare davanti al mio locale, il Blu Star di Ossi. È da un anno che non lavoro, appena 4 serate nel 2020. Io ho sempre fatto quello, non posso reinventarmi a 60 anni». L’anno scorso aveva anche pensato di trasformare la discoteca in un supermercato. «Mi ha contattato una nota catena, ma non riconoscerebbe il valore della costruzione. Mi darebbero una manciata di soldi che non mi basterebbero nemmeno per pagare i debiti accumulati quest’anno».

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