La Nuova Sardegna

«La mia azienda è chiusa ma il sussidio non arriva»

di Paolo Ardovino
«La mia azienda è chiusa ma il sussidio non arriva»

Un dipendente ha avuto solo 100 euro di cassa integrazione. Tre mesi dopo

3 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. La storia è di quelle dove fabula e intreccio non coincidono, anzi, ci si perde nella moltitudine di peripezie. Rivela lacune e rallentamenti dell’attuale sistema di ristori calato dall’alto dei decreti nazionali fino agli sportelli Inps locali. Protagonista, suo malgrado, un dipendente gallurese, Renato Meloni, che ha ricevuto l’ultimo bonifico per la cassa integrazione in questi giorni. Appena 100 euro e relativi addirittura allo scorso novembre. «E ora quanto dovrò aspettare per avere il sussidio di questi ultimi mesi?». L’unica certezza, ma non è affatto una buona notizia, è di non essere l’unico in questa situazione.

Tre mesi dopo. «Sono arrabbiato in primo luogo per i ritardi ma anche per un sistema che è troppo macchinoso, e devastante per gli utenti». Il sistema a cui si fa riferimento è quello per l’erogazione della cassa integrazione per l’emergenza covid, che sin dalla sua istituzione procede con proroghe, «più o meno di sei settimane ogni volta. E così siamo chiamati a dover inserire le pratiche per farne richiesta di settimana in settimana», è la prima lamentela del dipendente Renato Meloni, dipendente di un’azienda, con sede principale a Tempio, che si occupa di installazioni e gestione di slot machine in tutta l’isola. Come da decreto, ha dovuto interrompere la sua attività durante tutto il lockdown e fino a giugno, «poi abbiamo riaperto e siamo stati ri-bloccati il 10 novembre». In quel periodo, la finestra per richiedere la cassa integrazione scadeva il 15 dello stesso mese, Renato fa in tempo a inviare le pratiche, «dal 10 al 15, senza contare i festivi, ci spettavano pagamenti per appena tre giorni – e così è stato –. E infatti mi sono stati bonificati 100 euro. Ma la cosa assurda è che siano arrivati solo adesso, a inizio febbraio. Quasi tre mesi dopo».

Al telefono. Ma è appena un piccolo passo. Vengono poi disposte ulteriori sei settimane di cassa integrazione, con scadenza al 31 gennaio 2021. «Chissà quando arriveranno», si chiede Renato. «In questi giorni ho provato a rivolgermi al numero verde dell’Inps – comincia l’epopea –, ma le uniche informazioni ricevute sono le stesse che si riesce a verificare da sé accedendo al portale», primo tentativo riuscito a metà. «A questo punto ho cercato lo sportello di Tempio, e ricevuto un appuntamento telefonico per il giorno dopo, alle 9. Attendo, attendo, ma la chiamata non arriva – racconta spazientito –. Al quel punto sono io a richiamare e solo qualche ora dopo ricevo la telefonata che aspettavo: mi viene detto che la pratica era gestita dalla sede di Sassari e l’Inps locale non aveva accesso alle info che chiedevo. Insomma ritorno al punto di partenza». L'unica è fissare ancora un appuntamento telefonico con lo sportello provinciale, «ma mi vien detto che da qui al 15 febbraio non c’è spazio, è incredibile il ritardo alla sede provinciale». Teseo con un filo ha ritrovato la via d’uscita del labirinto, Renato nei meandri burocratici è rimasto appeso al filo, del telefono.

Difficoltà. «Anche a maggio scorso la cassa integrazione arrivò in ritardo ma veniva garantito, con grandi proclami, che ora sarebbe stato tutto più veloce. E purtroppo disagi diffusi in tutta Italia sono ancora più evidenti nel nostro territorio – chiosa lui, responsabile commerciale della sede tempiese dell’azienda di giochi – Non si può vivere con cento euro dopo tre mesi di chiusura, con i numeri di telefono occupati e senza riuscire ad avere informazioni. Intanto, le tasse e le utenze rimangono invariate, la buona volontà c’è ma dopo un po’ il pozzo rimane a secco».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative