Tra Olbia e Porto Rotondo è buio fitto
Nei luoghi simbolo delle vacanze operativi e semivuoti 4 hotel su 40, azzerato il turismo interno
OLBIA. Un carnevale senza coriandoli e una Pasqua di passione. Ma soprattutto l’incertezza su quando potrà davvero iniziare la benedetta stagione estiva. Mestiere difficile quello dell’albergatore in tempo di Covid. La pandemia ha messo in ginocchio tutto il sistema e Olbia, uno degli avamposti del turismo sardo, prova a combattere con le armi a disposizione. Buona volontà e spirito di servizio. Anche se i soldati in campo, per ora, sono stati decimati dalla pandemia. «La fotografia della situazione attuale è quella che vede solo 4 alberghi su 40 aperti – spiega Fabio Fiori, presidente dell’associazione albergatori di Olbia –. Le strutture aprono solo per spirito di servizio, non ci sono turisti, il poco che c’è arriva da quel lavoratori stagionali che sono nei cantieri del lungomare di Olbia e in aeroporto. Non esiste un margine accettabile di guadagno, ma almeno consentiamo ai nostri dipendenti di prendere uno stipendio pieno, non solo quello che gli arriverebbe dalla cassa integrazione».
Da Olbia a Porto Rotondo, le strutture alberghiere a regime estivo contano più di 8mila posti letto. In questo momento sono al massimo 500 i posti disponibili. Certo, c’è la stagionalità. Alcuni alberghi aprivano comunque non prima di metà aprile. Al massimo i primi di maggio. Sono scomparsi i turisti tedeschi, svizzeri e francesi. Per non parlare del turismo interno, che tra zone arancioni e limitazioni per le festività, è stato costretto a rimanere a casa. «Nello stesso periodo dell’anno scorso gli alberghi aperti erano 15, forse qualcuno in più – conferma Fiori – Al momento non possiamo fare previsioni. Pasqua sembra compromessa. Prevale l’incertezza, dovuta a motivi sanitari. La domanda è ferma, i turisti non stanno prenotando, non sanno se dovranno fare il vaccino, tempi e modi della campagna di vaccinazione, c’è confusione su eventuali passaporti sanitari e quarantena. L’anno scorso molti avevano prenotato in anticipo, spesso con tariffe non rimborsabili, per poi dare la disdetta e perdere i soldi. Quest’anno non si vuole correre il rischio».
Gran parte delle strutture ricettive potrebbero far slittare le aperture. «Una volta che la macchina di un albergo è in moto non si può fermare – spiega Fiori –. Si rischierà di perdere un mese, un mese e mezzo prima di aprire, perché non ci sono prenotazioni e gli alberghi generano costi, tra personale, spese vive e acquisti di prodotti». Nel 2020 le strutture alberghiere di Olbia hanno perso il 60% dei posti letto, le “room night”: le notti vendute. Quante strutture rischiano di non riaprire del tutto? «La speranza è comunque che da metà giugno a buona parte di settembre si possa lavorare – conferma il presidente degli albergatori di Olbia -. Ci aggrappiamo a qualsiasi tipo di aiuto economico da parte del Governo e della Regione, che ci permetterebbe di andare avanti. Per ora i ristori sono stati pochissimi. Da una parte c’è la paura di aprire, dall’altra la necessità di farlo per salvare le nostre attività».
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