La Nuova Sardegna

Uno dei ragazzi in caserma: io c’ero

di Marco Bittau

Stretta sulla baby gang che ha filmato col cellulare Filippo durante il pestaggio

3 MINUTI DI LETTURA





ARZACHENA. Sei, otto o forse più. Tanti sono i componenti della baby gang di Arzachena che ha pestato a sangue il povero clochard Filippo, uomo mite e indifeso, caduto alla vigilia di Natale sotto i colpi dei suoi aggressori. Picchiare e filmare, come vuole la legge del branco, ma ora quei frammenti video, violenti come un colpo al cuore, stanno smascherando uno dopo l’altro tutti i responsabili. Proprio tutti: chi ha partecipato al pestaggio e chi ha solo osservato la scena.

Il bilancio dell’inchiesta già ora è pesante: sei ragazzi (cinque minorenni e uno appena diciottenne) sono indagati per lesioni e ora rischiano grosso. Sì, perché gli investigatori stanno ricostruendo l’inferno in terra del 54enne clochard Filippo (il vero nome è Abdellah Beqeawi, origine marocchina) che il 22 dicembre potrebbe anche essere morto non per infarto ma a causa delle botte ricevute (una o più volte?) nel parcheggio sotterraneo del market Eurospin di Arzachena. A quel punto la storia da raccontare sarebbe un’altra.

L’inchiesta è condotta dal procuratore del tribunale di Tempio, Gregorio Capasso, e da quello del tribunale dei minori di Sassari, Luisella Fenu. Sul campo ci sono i carabinieri di Arzachena che in questi giorni hanno sentito tantissime persone, perquisito abitazioni e sequestrato telefonini. Determinanti, in questa fase d’indagine, sono il video del pestaggio e le testimonianze. Ci sono anche le prime ammissioni: uno degli indagati, anche lui minorenne, l’altro ieri si è presentato spontaneamente in caserma, accompagnato dai genitori. Era presente il giorno del pestaggio, ma solo come “osservatore”. Adesso, probabilmente, in caserma ne arriveranno altri, perché tutte le testimonianze sinora convergono su un punto: il parcheggio del market, rifugio del clochard, quotidianamente era frequentato da diversi gruppi di giovanissimi.

Sono gli effetti delle immagini brutali del pestaggio che da qualche giorno corrono come il vento ad Arzachena, da un telefonino all’altro, da un profilo social all’altro. Prima un pugno nello stomaco e ora un rigurgito di coscienza che sta travolgendo le famiglie di Arzachena. E che evidentemente porta dritto alla caserma dei carabinieri dove dall’altro ieri i genitori stanno accompagnando i loro figli.

Dai carabinieri e dai magistrati di Tempio e Sassari non trapela nulla. L’inchiesta e il delicato lavoro degli investigatori che scavano nell’universo giovanile di Arzachena sono coperti dal massimo riserbo. Addirittura qualche investigatore si domanda come siano potute trapelare (e finire sulla Nuova Sardegna) le notizie sul pestaggio e sugli adolescenti indagati. In realtà, la vera domanda è un’altra: perché delle prime conclusioni d’indagine si è saputo solo ora, visto che la morte del clochard Filippo risale alla vigilia di Natale e il filmato del pestaggio (che gira da tempo ad Arzachena) è datato venti giorni prima? La sensazione è che la morte di Filippo sia stata archiviata troppo in fretta come “sospetto infarto”. Come dire, in fondo era solo un povero clochard marocchino...

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative