Legge anti burocrazia da quasi un anno attende l’arrivo in aula
Solinas aveva promesso: servirà a ad accorciare i tempi Ma da allora del provvedimento non si è più saputo nulla
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CAGLIARI. Tutti sono pronti a dichiarare guerra alla maledizione italiana: la burocrazia. Ma quando c’è da approvare un disegno di legge con cui dovrebbero essere tagliate, spazzate via, 400 leggi inutili, i tempi ritornano a essere quelli farraginosi e infiniti conosciuti purtroppo da una vita. Da aprile il testo «Semplificazioni» è sospeso in un limbo, confuso fra la montagna di carte inviate dalla Giunta al Consiglio regionale. Sono proprio le date a far capire meglio quanto il tempo sia ormai diventato solo una variabile indefinita e non appartenga più alle certezze.
La storia. Il 18 gennaio del 2020, in conferenza stampa, la giunta Solinas annuncia di aver approvato il disegno di legge, come tra l’altro previsto da un disboscamento legislativo cominciato nella precedente legislatura. Passato il dramma del lockdown causa Covid, a fine aprile la bozza è inviata al Consiglio, perché sia approvata e diventi operativa. Invece cos’è accaduto? Da 284 giorni il testo è finito in fondo a qualche cassetto e lì è rimasto sotto una pila di altre leggi più o meno importanti, ma di sicuro meglio sponsorizzate da gruppi e singoli consiglieri. Mai il disegno «Semplificazioni» è stato inserito all’ordine del giorno delle commissioni e tanto meno dell’aula. Dov’era, è rimasto: chiuso in un cassetto e chissà fino a quando ci rimarrà. Certo, non sarà sdoganato questo mese, ingolfato fra Finanziaria, riforme delle Province e nuovo staff della Giunta e degli assessori. Nel prossimo? È un’ipotesi, anche se nessun partito ha dimostrato finora di voler rendere meno complicate le giornate per cittadini e imprese.
L’obiettivo. Il disegno di legge «Semplificazioni» prevede l’azzeramento di 400 leggi spazzatura del decennio 1970-1980 e che da allora in poi hanno messo solo i bastoni fra le ruote a chiunque sia finito in quel labirinto. L’elenco è lungo e comprende norme che vanno dal commercio al turismo, dall’agricoltura alla pesca: tutte ormai superate dai fatti o da altri provvedimenti legislativi nazionali e regionali. Di recente un’associazione dei consumatori ha calcolato che sono almeno tre se non quattro i mesi bruciati dalla burocrazia fra presentazione di domande e attesa delle risposte. Per poi scoprire, come accade spesso, che quel passaggio non solo è un sovrappiù ma addirittura non richiesto dalla legislazione in corso.
L’annuncio. La mattina della conferenza stampa per presentare la legge «Semplificazioni», il governatore Christian Solinas era stato deciso nel sostenere: «Stiamo costruendo una Regione moderna che sia più efficiente. Con gli anni si è stratificata una produzione esagerata di norme che ha finito per appesantire troppi procedimenti». Subito dopo era stata l’assessora all’industria, Anita Pili, a ribadire: «Cittadini e imprese non possono più annegare in un mare di carte ogni volta che entrano negli uffici pubblici». È quel calvario che, almeno in parte, sarebbe dovuto essere reso meno pesante dal disegno di legge bloccato invece dal 30 aprile 2020. Per colpa della burocrazia? No, in questo caso è solo responsabilità di una politica lenta e ancora fin troppo autoreferenziale. (ua)
La storia. Il 18 gennaio del 2020, in conferenza stampa, la giunta Solinas annuncia di aver approvato il disegno di legge, come tra l’altro previsto da un disboscamento legislativo cominciato nella precedente legislatura. Passato il dramma del lockdown causa Covid, a fine aprile la bozza è inviata al Consiglio, perché sia approvata e diventi operativa. Invece cos’è accaduto? Da 284 giorni il testo è finito in fondo a qualche cassetto e lì è rimasto sotto una pila di altre leggi più o meno importanti, ma di sicuro meglio sponsorizzate da gruppi e singoli consiglieri. Mai il disegno «Semplificazioni» è stato inserito all’ordine del giorno delle commissioni e tanto meno dell’aula. Dov’era, è rimasto: chiuso in un cassetto e chissà fino a quando ci rimarrà. Certo, non sarà sdoganato questo mese, ingolfato fra Finanziaria, riforme delle Province e nuovo staff della Giunta e degli assessori. Nel prossimo? È un’ipotesi, anche se nessun partito ha dimostrato finora di voler rendere meno complicate le giornate per cittadini e imprese.
L’obiettivo. Il disegno di legge «Semplificazioni» prevede l’azzeramento di 400 leggi spazzatura del decennio 1970-1980 e che da allora in poi hanno messo solo i bastoni fra le ruote a chiunque sia finito in quel labirinto. L’elenco è lungo e comprende norme che vanno dal commercio al turismo, dall’agricoltura alla pesca: tutte ormai superate dai fatti o da altri provvedimenti legislativi nazionali e regionali. Di recente un’associazione dei consumatori ha calcolato che sono almeno tre se non quattro i mesi bruciati dalla burocrazia fra presentazione di domande e attesa delle risposte. Per poi scoprire, come accade spesso, che quel passaggio non solo è un sovrappiù ma addirittura non richiesto dalla legislazione in corso.
L’annuncio. La mattina della conferenza stampa per presentare la legge «Semplificazioni», il governatore Christian Solinas era stato deciso nel sostenere: «Stiamo costruendo una Regione moderna che sia più efficiente. Con gli anni si è stratificata una produzione esagerata di norme che ha finito per appesantire troppi procedimenti». Subito dopo era stata l’assessora all’industria, Anita Pili, a ribadire: «Cittadini e imprese non possono più annegare in un mare di carte ogni volta che entrano negli uffici pubblici». È quel calvario che, almeno in parte, sarebbe dovuto essere reso meno pesante dal disegno di legge bloccato invece dal 30 aprile 2020. Per colpa della burocrazia? No, in questo caso è solo responsabilità di una politica lenta e ancora fin troppo autoreferenziale. (ua)
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