«Lo tormentavano me l’aveva detto lui»
Lo conosceva bene, Filippo. Avevano condiviso con lui notti intere trascorse a dormire per strada, a Sassari. Due compagni di sventura. «Non volevo credere a quello che stavo leggendo: sono rimasto...
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Lo conosceva bene, Filippo. Avevano condiviso con lui notti intere trascorse a dormire per strada, a Sassari. Due compagni di sventura. «Non volevo credere a quello che stavo leggendo: sono rimasto con la bocca aperta e gli occhi spalancati. Ho pianto tutto il giorno», dice Paolo Merella, 59 anni, «clochard non per scelta ma per bisogno», dice.
Vuole ricordare il suo amico che non c’è più. Racconta di averlo conosciuto anni fa e di aver dormito insieme per diversi mesi, prima che Filippo, nel suo girovagare, decidesse di ritornare ad Arzachena.
«Un giorno, quando lui era lì, sono andato a trovarlo. Era una persona buona ed educata. È vero che beveva. Ma chi vive per strada come noi, beve, purtroppo è così – ammette Paolo Merella – Mi aveva raccontato che c’erano persone che lo infastidivano, che scoppiavano petardi vicino a lui mentre dormiva, la notte. Ho letto che è stato picchiato e ho pianto tanto per lui. Siamo esseri umani anche noi. Non dobbiamo essere trattati male solo perché viviamo per strada, Abbiamo bisogno di essere rispettati come qualsiasi altra persona, perché chi vive per strada non sempre lo fa per scelta. A volte è costretto perché ha perso il lavoro e la casa. E le famiglie dovrebbero educare i loro figli a rispettare e non a maltrattare le persone più sfortunate e deboli. Non bisogna mai dire “di quest’acqua non ne bevo”, perché un giorno potrebbe capitare anche a qualcuno di loro di essere costretto a vivere come noi».
Vuole ricordare il suo amico che non c’è più. Racconta di averlo conosciuto anni fa e di aver dormito insieme per diversi mesi, prima che Filippo, nel suo girovagare, decidesse di ritornare ad Arzachena.
«Un giorno, quando lui era lì, sono andato a trovarlo. Era una persona buona ed educata. È vero che beveva. Ma chi vive per strada come noi, beve, purtroppo è così – ammette Paolo Merella – Mi aveva raccontato che c’erano persone che lo infastidivano, che scoppiavano petardi vicino a lui mentre dormiva, la notte. Ho letto che è stato picchiato e ho pianto tanto per lui. Siamo esseri umani anche noi. Non dobbiamo essere trattati male solo perché viviamo per strada, Abbiamo bisogno di essere rispettati come qualsiasi altra persona, perché chi vive per strada non sempre lo fa per scelta. A volte è costretto perché ha perso il lavoro e la casa. E le famiglie dovrebbero educare i loro figli a rispettare e non a maltrattare le persone più sfortunate e deboli. Non bisogna mai dire “di quest’acqua non ne bevo”, perché un giorno potrebbe capitare anche a qualcuno di loro di essere costretto a vivere come noi».
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