Stagione turistica 2021, lo studio che dà speranza: «Dieci milioni di presenze in Sardegna»
di Roberto Petretto
Un’analisi di Intesa Sanpaolo sulle prospettive per la prossima estate. Forte ripresa data per scontata. La previsione meno ottimistica: sei milioni
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SASSARI. Che estate sarà, per il turismo sardo, quella del 2021? Per ora le azioni sono a livello zero mentre il dibattito comincia a vivacizzarsi. E c’è chi, persino nell’incertezza del momento, azzarda scenari futuri. Non uno, addirittura tre: uno ottimistico, uno medio e uno pessimistico. La previsione è del centro studi di Intesa Sanpaolo ed è stata al centro di un seminario di studi organizzato ieri on line. Tema dell’incontro: “Scenario e prospettive di ripresa della filiera turistica in Sardegna”.
Si parte da una considerazioni: visto il disastro dell’anno scorso, soprattutto per ciò che riguarda il mercato dei turisti stranieri, e con gli auspicati effetti delle vaccinazioni, il mercato turistico dovrebbe segnare una ripresa. Quanto sarà forte non lo si può dire con certezza, ma lo si può ipotizzare. Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo «in un contesto macro-economico che si prevede in miglioramento, il turismo affronterà una sfida rilevante. Dai tre scenari elaborati da Srm, che si distinguono per la velocità della ripresa, emerge una crescita della domanda turistica nell’isola con valori tra 6,7, 8,7 e 10,9 milioni di presenze, rappresentando rispettivamente il 44%, il 57% e il 72% del potenziale espresso nel 2019. In particolare, si prevede una ripresa più veloce del turismo domestico rispetto a quello internazionale».
Scenario ottimistico. La previsione più ottimistica parla di 10,9 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 del 72%, meno intenso rispetto al dato nazionale (76,8%) e meridionale (79%). «In riferimento alla provenienza, lo sprint della domanda nazionale è in linea con quello nazionale e meridionale (90,3% contro 90,1% Italia e 91,5% Mezzogiorno) mentre, quello relativo alla componente internazionale, si presenta meno vivace (54,5% contro 63,7% Italia e 60% Mezzogiorno)».
Scenario base. Una previsione intermedia parla di 8,7 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 di 57,3%, minore del dato nazionale (65,4%) e meridionale (67,4%). «Anche in questo caso, si riscontra una maggiore vivacità nella ripresa della domanda domestica, quasi in linea con quella nazionale e meridionale (79,7% contro 81,7% Italia, mentre 80,9% Mezzogiorno), rispetto a quella estera, più distante dalle altre aree geografiche considerate (35,7%, Italia 49,5%, Mezzogiorno 45,7%)».
Scenario pessimistico. Nella peggiore delle ipotesi (ovviamente senza una al momento imprevedibile recrudescenza della pandemia) si possono ipotizzare 6,7 milioni di presenze, che consentirebbero di riconquistare oltre il 44% della domanda turistica del 2019, recupero inferiore al dato nazionale e meridionale (52,3% e 53%). «La componente domestica recupera il 70,2% sul 2019 (Italia 71,7%, Mezzogiorno 69,4%), mentre quella internazionale quasi il 20% (Italia 34%, Mezzogiorno 26,4%)».
Le ricadute economica. Secondo il centro stuti di Intesa Sanpaolo «si stima che in Sardegna la ripresa della domanda turistica possa far recuperare tra 68,9 milioni, 192,8 milioni e 335 milioni di euro a seconda delle tre ipotesi considerate. Il recupero si presenta più contenuto rispetto al dato nazionale sia per la più debole ripresa della domanda straniera, sia per un minore effetto moltiplicativo di ricchezza del turismo locale».
Si parte da una considerazioni: visto il disastro dell’anno scorso, soprattutto per ciò che riguarda il mercato dei turisti stranieri, e con gli auspicati effetti delle vaccinazioni, il mercato turistico dovrebbe segnare una ripresa. Quanto sarà forte non lo si può dire con certezza, ma lo si può ipotizzare. Secondo il centro studi di Intesa Sanpaolo «in un contesto macro-economico che si prevede in miglioramento, il turismo affronterà una sfida rilevante. Dai tre scenari elaborati da Srm, che si distinguono per la velocità della ripresa, emerge una crescita della domanda turistica nell’isola con valori tra 6,7, 8,7 e 10,9 milioni di presenze, rappresentando rispettivamente il 44%, il 57% e il 72% del potenziale espresso nel 2019. In particolare, si prevede una ripresa più veloce del turismo domestico rispetto a quello internazionale».
Scenario ottimistico. La previsione più ottimistica parla di 10,9 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 del 72%, meno intenso rispetto al dato nazionale (76,8%) e meridionale (79%). «In riferimento alla provenienza, lo sprint della domanda nazionale è in linea con quello nazionale e meridionale (90,3% contro 90,1% Italia e 91,5% Mezzogiorno) mentre, quello relativo alla componente internazionale, si presenta meno vivace (54,5% contro 63,7% Italia e 60% Mezzogiorno)».
Scenario base. Una previsione intermedia parla di 8,7 milioni di presenze turistiche, con un recupero della domanda del 2019 di 57,3%, minore del dato nazionale (65,4%) e meridionale (67,4%). «Anche in questo caso, si riscontra una maggiore vivacità nella ripresa della domanda domestica, quasi in linea con quella nazionale e meridionale (79,7% contro 81,7% Italia, mentre 80,9% Mezzogiorno), rispetto a quella estera, più distante dalle altre aree geografiche considerate (35,7%, Italia 49,5%, Mezzogiorno 45,7%)».
Scenario pessimistico. Nella peggiore delle ipotesi (ovviamente senza una al momento imprevedibile recrudescenza della pandemia) si possono ipotizzare 6,7 milioni di presenze, che consentirebbero di riconquistare oltre il 44% della domanda turistica del 2019, recupero inferiore al dato nazionale e meridionale (52,3% e 53%). «La componente domestica recupera il 70,2% sul 2019 (Italia 71,7%, Mezzogiorno 69,4%), mentre quella internazionale quasi il 20% (Italia 34%, Mezzogiorno 26,4%)».
Le ricadute economica. Secondo il centro stuti di Intesa Sanpaolo «si stima che in Sardegna la ripresa della domanda turistica possa far recuperare tra 68,9 milioni, 192,8 milioni e 335 milioni di euro a seconda delle tre ipotesi considerate. Il recupero si presenta più contenuto rispetto al dato nazionale sia per la più debole ripresa della domanda straniera, sia per un minore effetto moltiplicativo di ricchezza del turismo locale».
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