Bello tornare in aula ma i trasporti sono il nodo irrisolto

Dal primo febbraio anche qui in Sardegna gli studenti delle scuole superiori sono tornati in classe. Il motivo per cui ciò è successo è confortante: sono diminuiti i contagi. Se ciò dà sollievo...

Dal primo febbraio anche qui in Sardegna gli studenti delle scuole superiori sono tornati in classe. Il motivo per cui ciò è successo è confortante: sono diminuiti i contagi. Se ciò dà sollievo perché ha permesso da lunedì di tornare in zona “gialla” e questo gioverà al settore della ristorazione e dei bar, dall’altra il rientro a scuola non è una componente positiva per l’indice di contagio.

Le scuole sono un luogo sicuro: è vero se non si considera il fatto che la probabilità di sedermi affianco ad un mio compagno asintomatico che potrebbe creare una “pandemia in miniatura” all’interno della nostra classe è alta. Le distanze non devono essere tenute solo tra i banchi, ma anche fuori e soprattutto sui mezzi di trasporto, i cui gestori qui non hanno pensato a moltissimi cambiamenti, e gli studenti, come i lavoratori, purtroppo sono costretti a salire a bordo nonostante siano già pieni perché hanno degli orari da rispettare. Inoltre le ultime abbondanti piogge hanno creato molti problemi in città e nelle strade principali dell’isola dando luogo ad alcune frane, facendo spuntare come funghi buchi nell’asfalto, crepe ecc.

Questo si traduce in un numero impressionante di deviazioni che gli autobus sono costretti a fare. Dunque i mezzi impiegheranno più tempo per raggiungere le fermate necessarie agli studenti. Bisognerebbe avere più autobus ma, considerato che gli stessi fanno fatica già così a passare per le strade affollate di primo mattino, ciò non avverrà e tutto rimarrà invariato. Inoltre anche se gli autobus possono viaggiare solo al 50% della loro capienza per limitare i contagi e garantire il distanziamento sociale, di fatto non c’è un controllore apposito per regolare ciò, quindi alla fine si raggiunge sempre il 100%. Così il ritorno ad una zona arancione o peggio ancora rossa, secondo me è probabile in breve tempo.

Quindi se da una parte i presidenti di Regione forse avevano ragione a non aprire le scuole, piuttosto si sarebbero dovuti concentrare su come rendere possibile l’utilizzo (in modo sicuro) dei luoghi dove il contagio è più probabile: se i trasporti non vengono controllati in modo serrato, anche la scuola non è sicura.

Inoltre gli italiani non imparano mai perché sono giustamente desiderosi di riappropriarsi delle loro vite: il grado di contagio giallo dovrebbe essere mantenuto responsabilmente per favorire la ripresa economica, e non deve essere una parentesi di tempo in cui godersi la “libertà”, essendo consapevoli del fatto che altrimenti si ritornerà alla chiusura. Le manifestazioni svolte di recente nelle principali città della Penisola, benché siano comprensibili perché riflesso del senso di frustrazione che ha creato questo periodo di restrizioni durato più di un anno, ancora non sono ammissibili, e il motivo è facilmente scovabile. Ci perde la scuola stessa che è forzata alla chiusura quando si è in allerta rossa.

Sembra non esserci una soluzione efficiente a tutti i problemi che questo virus ha causato, l’unica cosa che possiamo fare noi, come cittadini, è essere responsabili per “salvarci” e “salvare” gli altri. Purtroppo dovremo continuare a esserlo per molto tempo, considerato che il piano vaccinale non sarà attuato e concluso nel breve tempo.

*Andrea frequenta il Liceo Classico Europeo Canopoleno di Sassari

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