Cabras, museo blindato respinta la soprintendente
di Paolo Camedda
Scontro col Comune: fallisce (per ora) il tentativo di un’ispezione sulle statue
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CABRAS. Ore 10.35 del mattino. La soprintendente di Cagliari, Maura Picciau, arriva in auto davanti al Museo Giovanni Marongiu di Cabras. È accompagnata dai suoi collaboratori e intende effettuare l'ispezione preliminare alle statue di Mont'e Prama che prelude al trasferimento in un laboratorio del museo archeologico nazionale di Cagliari per effettuare il restauro. Scesa dall'auto, deve prendere atto di non poter entrare: i cancelli sono chiusi, come disposto dall'ordinanza emanata mercoledì notte dal sindaco Andrea Abis, che per motivi di ordine pubblico, ha stabilito “il divieto di accesso a chiunque” nella struttura.
Piove a tratti e la funzionaria si trova davanti un imponente spiegamento di forze dell'ordine, che “blindano” il museo: una ventina fra poliziotti, carabinieri e alti dirigenti della questura di Oristano, fra cui anche il vicequestore Pino Scrivo. Proprio a lui si rivolge la soprintendente, chiedendo che le sia consentito l'accesso alle statue. «Volevo porre l'accento – dice – sugli eventuali danni e possibili pericoli per il patrimonio culturale sardo. Rientrano fra i compiti del soprintendente e dei suoi ispettori anche la sorveglianza e la vigilanza ispettiva. Il prefetto e il questore hanno il potere di dire al sindaco di far consentire l'accesso ispettivo».
«Noi oggi – prosegue la Picciau – alla luce dell'ordinanza trasmessa nottetempo al nostro ufficio, abbiamo domandato l'accesso per l'ispezione, peraltro richiesta a suo tempo con il preavviso di 5 giorni. Ma vista l'ordinanza che pone l'accento sui pericoli per il patrimonio, l’accesso diventa urgente e in caso di urgenza il soprintendente può intervenire anche senza preavviso. Noi abbiamo comunque inviato la nota». La risposta di Scrivo è però netta: «Mi dispiace dottoressa, ma io non posso aprirle il cancello».
Maura Picciau decide di aspettare e, a distanza, spiega di aver dato al sindaco Abis un tempo massimo per una risposta. Davanti al museo arriva qualche assessore, ci sono anche Gianni Meli dell'opposizione e Fenisia Erdas della commissione regionale pari opportunità. Il tempo concesso scade e del sindaco nemmeno l'ombra. All'improvviso, con uno scatto improvviso, la soprintendente si allontana assieme al suo staff. «Il sindaco non si è presentato, ha impedito l'azione ispettiva del ministero... Si vedrà», dichiara prima di risalire in auto e far ritorno a Cagliari. Dal suo arrivo è trascorsa circa un'ora.
In Comune il sindaco Abis dà una versione dei fatti diversa: «Francamente non mi aspettavo il suo arrivo – dice – Ieri ho deciso di chiudere il museo per motivi sostanzialmente di ordine pubblico. C'è una tensione sociale alta e si chiude per un periodo che dev'essere anche di riflessione». Le posizioni fra le due istituzioni appaiono più distanti che mai. Per il momento i Giganti restano a Cabras: «Sono convinto che arrivati a questo punto sia necessario un intervento politico serio, alto – sostiene Abis –. In particolare aspettiamo il nuovo ministro che con il governatore potrà mettere mano alla questione dei Giganti».
Piove a tratti e la funzionaria si trova davanti un imponente spiegamento di forze dell'ordine, che “blindano” il museo: una ventina fra poliziotti, carabinieri e alti dirigenti della questura di Oristano, fra cui anche il vicequestore Pino Scrivo. Proprio a lui si rivolge la soprintendente, chiedendo che le sia consentito l'accesso alle statue. «Volevo porre l'accento – dice – sugli eventuali danni e possibili pericoli per il patrimonio culturale sardo. Rientrano fra i compiti del soprintendente e dei suoi ispettori anche la sorveglianza e la vigilanza ispettiva. Il prefetto e il questore hanno il potere di dire al sindaco di far consentire l'accesso ispettivo».
«Noi oggi – prosegue la Picciau – alla luce dell'ordinanza trasmessa nottetempo al nostro ufficio, abbiamo domandato l'accesso per l'ispezione, peraltro richiesta a suo tempo con il preavviso di 5 giorni. Ma vista l'ordinanza che pone l'accento sui pericoli per il patrimonio, l’accesso diventa urgente e in caso di urgenza il soprintendente può intervenire anche senza preavviso. Noi abbiamo comunque inviato la nota». La risposta di Scrivo è però netta: «Mi dispiace dottoressa, ma io non posso aprirle il cancello».
Maura Picciau decide di aspettare e, a distanza, spiega di aver dato al sindaco Abis un tempo massimo per una risposta. Davanti al museo arriva qualche assessore, ci sono anche Gianni Meli dell'opposizione e Fenisia Erdas della commissione regionale pari opportunità. Il tempo concesso scade e del sindaco nemmeno l'ombra. All'improvviso, con uno scatto improvviso, la soprintendente si allontana assieme al suo staff. «Il sindaco non si è presentato, ha impedito l'azione ispettiva del ministero... Si vedrà», dichiara prima di risalire in auto e far ritorno a Cagliari. Dal suo arrivo è trascorsa circa un'ora.
In Comune il sindaco Abis dà una versione dei fatti diversa: «Francamente non mi aspettavo il suo arrivo – dice – Ieri ho deciso di chiudere il museo per motivi sostanzialmente di ordine pubblico. C'è una tensione sociale alta e si chiude per un periodo che dev'essere anche di riflessione». Le posizioni fra le due istituzioni appaiono più distanti che mai. Per il momento i Giganti restano a Cabras: «Sono convinto che arrivati a questo punto sia necessario un intervento politico serio, alto – sostiene Abis –. In particolare aspettiamo il nuovo ministro che con il governatore potrà mettere mano alla questione dei Giganti».
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