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Raffaella, quando la matematica è anche arte

Raffaella, quando la matematica è anche arte

A 28 anni guiderà un gruppo di ricerca della Max Planck: «La mia vita tra teorie, calcoli e swing»

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SASSARI. Per Raffaella Mulas, 28 anni, è il secondo premio in pochi mesi. A novembre nominata Donna di scienza insieme alla neurobiologa Micaela Morelli, ora scelta dalla Max Planck society come group leader: due donne incaricate di formare e gestire un gruppo di ricerca per lavorare su un tema specifico. «Io sono una delle due – dice Raffaella – e l’argomento scelto è “teoria spettrale degli ipergrafi, strumenti matematici che permettono di studiare i network”. Partiamo a breve, all’inizio in tre, poi il team si amplierà». È l’ultima puntata, ancora da scrivere, della vita densissima di una giovane donna nata con le idee chiare e un amore naturale e incontenibile: la matematica. «Già alla scuola elementare era chiaro che avevo un talento verso la matematica, mi piaceva da morire, come tutte le materie del resto». A 12 anni la consacrazione con il primo posto alla selezione regionale dei Giochi di logica matematica della Bocconi: «Era quella la mia strada». Ed ecco allora gli studi successivi e il diploma scientifico all'Euclide di Cagliari – con l’esperienza in Germania con intercultura al quarto anno – poi la laurea triennale in matematica a Udine, la specialistica a Bonn, il dottorato al Max Planck Institute for Mathematics in the Sciences di Lipsia e ora il post dottorato tra la Germania e l’Inghilterra con un progetto tutto suo da portare avanti. Una vita intensa e in movimento «che mi porta a cambiare città ogni uno o due anni, a non mettere radici in nessun posto, a parte quelle salde in Sardegna, la mia terra». Una vita che appare complicata «e purtroppo non considerata adatta alle donne: viviamo in una società che assegna ruoli e si aspetta che le donne facciano determinate cose e gli uomini altre. Una visione arretrata in cui l’uomo è visto come leader e la donna come gregario». Una immagine che si può capovolgere, dice Raffaella, che racconta l’esperienza vissuta in altri Paesi: «In Germania, per quanto riguarda per esempio l’ambito familiare, non c’è una divisione dei ruoli come in Italia. Gli uomini fanno quello che fanno le donne e viceversa. Nella nostra società appare complicato che una donna possa diventare una scienziata e girare il mondo se ha una famiglia e dei figli. È più facile immaginare un uomo che fa carriera con la sua compagna che lo segue e bada alla famiglia. Ecco, io in questa visione non mi sono mai riconosciuta. Ho scelto una strada particolare mettendo a tacere chi aveva dubbi, non ascoltando le voci di chi mi ripete “e la famiglia?”». E la matematica non significa freddezza e rigore, anche questo è uno stereotipo: basta guardare Raffaella, scienziata super preparata che gira il mondo, fa conferenze in tutta Europa e video su YouTube sulla bellezza della sua materia. E balla lo swing: quasi sempre ha il ruolo del leader, per abitudine assegnato all’uomo. Ma non nel suo caso. (si. sa.)



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