Con “L’Italia a morsi” Chiara Maci riscopre le ricette delle nonne
di Daniela Giammusso
«Sono fortunata. Entro nelle case delle persone da sconosciuta. E dopo due giorni di riprese, esco da amica. La cucina, come nella vita, è una scusa per stare insieme, stringere legami, scoprire...
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«Sono fortunata. Entro nelle case delle persone da sconosciuta. E dopo due giorni di riprese, esco da amica. La cucina, come nella vita, è una scusa per stare insieme, stringere legami, scoprire storie». Parola di Chiara Maci, food blogger da quasi 700 mila followers sul suo profilo chiarainpentola, tornata in tv con la terza edizione de «L’Italia a morsi», il mercoledì alle 22 su Food Network (canale 33) e poi in streaming su Discovery+.
Venti nuove puntate su e giù per lo stivale, in cui questa volta i protagonisti sono i «custodi della tradizione», tra nonne che da generazioni preservano antiche ricette e mamme appassionate di cucina, organizzatori di sagre storiche, confraternite enogastronomiche, autrici di libri di cucina. Insomma, tutti amanti delle specialità made in Italy, che hanno preso l’impegno di conservare e tramandare i segreti della tradizione enogastronomica nostrana. «Siamo partiti a settembre con un grande punto interrogativo. Una troupe di dodici persone, in giro per l’Italia fino a dicembre: non era scontato riuscirci», racconta la Maci. Dopo le prime tappe (Mantova, Alto Garda e Bassano del Grappa) si prosegue a Viareggio, Ancona, Livorno, Bergamo, Venezia, Urbino, Crema... «Il bello è stato riscoprire ricette che gli stessi abitanti locali a volte non conoscono. Come la torta dolce di spinaci che a Reggio Emilia si mangia a colazione. Se vai al ristorante non la trovi. Soprattutto, sono piatti che raccontano storie. A Ferrara ho incontrato un panettiere di più di 80 anni, che continua a preparare il tipico pane locale secondo la ricetta del papà, morto in guerra. Ho capito che da sempre è un modo per tenerlo ancora in vita, accanto a sé. O il pasticcere di Viareggio delle Bombe della Fauzia, intitolate a sua moglie. Se gli chiedi quale sia il segreto, ti risponde: l’amore per la Fauzia. E ha ragione lui. La ricetta perfetta è quella che ha dentro l’emozione, che ti ricorda quando eri bambino. Anche io oggi porto in tavola uno stufato di patate, zucchine e pomodoro su un letto di friselle, che dello stufato in realtà non ha nulla, ma che mi preparava mia mamma e che probabilmente arriverà anche ai figli dei miei figli». Non solo fornelli, però: in ogni puntata la conduttrice si cimenterà anche in speciali esperienze sul territorio, dalla pesca delle vongole in Laguna alla vendemmia, dalla preparazione della carne salada trentina alla visita di uno dei mercati del pesce più antichi d’Europa. Mamma di Bianca e Andrea, compagna dello chef Filippo La Mantia, ma in un anno in cui, tra lockdown e zone rosse, tutti si sono riscoperti cuochi e panificatori, cosa fa una blogger di cibo? «È vero – ride lei – ho visto gente che non sapeva neanche dove fosse la cucina in casa, lanciarsi improvvisamente nell’accudimento del lievito madre. Il nostro lavoro è cambiato. Prima si puntava tutto su ricette veloci. Da marzo, invece, mi sono dedicata alla riscoperta delle preparazioni lente, come la guancia brasata che va cotta per ore o pani che devono crescere tutta la notte. Un bellissimo modo per tenersi occupati».
Venti nuove puntate su e giù per lo stivale, in cui questa volta i protagonisti sono i «custodi della tradizione», tra nonne che da generazioni preservano antiche ricette e mamme appassionate di cucina, organizzatori di sagre storiche, confraternite enogastronomiche, autrici di libri di cucina. Insomma, tutti amanti delle specialità made in Italy, che hanno preso l’impegno di conservare e tramandare i segreti della tradizione enogastronomica nostrana. «Siamo partiti a settembre con un grande punto interrogativo. Una troupe di dodici persone, in giro per l’Italia fino a dicembre: non era scontato riuscirci», racconta la Maci. Dopo le prime tappe (Mantova, Alto Garda e Bassano del Grappa) si prosegue a Viareggio, Ancona, Livorno, Bergamo, Venezia, Urbino, Crema... «Il bello è stato riscoprire ricette che gli stessi abitanti locali a volte non conoscono. Come la torta dolce di spinaci che a Reggio Emilia si mangia a colazione. Se vai al ristorante non la trovi. Soprattutto, sono piatti che raccontano storie. A Ferrara ho incontrato un panettiere di più di 80 anni, che continua a preparare il tipico pane locale secondo la ricetta del papà, morto in guerra. Ho capito che da sempre è un modo per tenerlo ancora in vita, accanto a sé. O il pasticcere di Viareggio delle Bombe della Fauzia, intitolate a sua moglie. Se gli chiedi quale sia il segreto, ti risponde: l’amore per la Fauzia. E ha ragione lui. La ricetta perfetta è quella che ha dentro l’emozione, che ti ricorda quando eri bambino. Anche io oggi porto in tavola uno stufato di patate, zucchine e pomodoro su un letto di friselle, che dello stufato in realtà non ha nulla, ma che mi preparava mia mamma e che probabilmente arriverà anche ai figli dei miei figli». Non solo fornelli, però: in ogni puntata la conduttrice si cimenterà anche in speciali esperienze sul territorio, dalla pesca delle vongole in Laguna alla vendemmia, dalla preparazione della carne salada trentina alla visita di uno dei mercati del pesce più antichi d’Europa. Mamma di Bianca e Andrea, compagna dello chef Filippo La Mantia, ma in un anno in cui, tra lockdown e zone rosse, tutti si sono riscoperti cuochi e panificatori, cosa fa una blogger di cibo? «È vero – ride lei – ho visto gente che non sapeva neanche dove fosse la cucina in casa, lanciarsi improvvisamente nell’accudimento del lievito madre. Il nostro lavoro è cambiato. Prima si puntava tutto su ricette veloci. Da marzo, invece, mi sono dedicata alla riscoperta delle preparazioni lente, come la guancia brasata che va cotta per ore o pani che devono crescere tutta la notte. Un bellissimo modo per tenersi occupati».
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