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uno ha confessato il delitto 

I fratelli calabresi uccisi a Dolianova: l’indagine è chiusa, due gli indagati

I fratelli calabresi uccisi a Dolianova: l’indagine è chiusa, due gli indagati

CAGLIARI. I corpi dei fratelli Davide e Massimiliano Mirabello, di orgigine calabrese, sono stati trovati soltanto un mese dopo la morte, avevano 35 e 40 anni. La Procura è certa che siano stati...

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CAGLIARI. I corpi dei fratelli Davide e Massimiliano Mirabello, di orgigine calabrese, sono stati trovati soltanto un mese dopo la morte, avevano 35 e 40 anni. La Procura è certa che siano stati uccisi il 9 febbraio dell’anno scorso e che gli assassini siano il reo confesso Joselito Marras (52 anni) e Michael Marras (27), padre e figlio anch’essi di Dolianova, rinchiusi da undici mesi nel carcere di Uta. Movente del delitto contrasti legati al pascolo, all’uccisione di un cane e a vecchie ruggini private. Le armi usate per compierlo sarebbero per Davide Mirabello una doppietta calibro 12 e per il fratello un corpo contundente, comunque qualcosa che - stando all’autopsia eseguita dal medico legale - avrebbe provocato un’emorragia cerebrale in seguito a un colpo inferto tra lo zigomo e la tempia. La morte, in questo caso, non sarebbe arrivata subito: forse il quarantenne è stato abbandonato nelle campagne di Fontana de Pirastu quand’era ancora in vita e ha cessato di vivere in seguito alle lesioni del cranio.

Il pm Gaetano Porcu ha chiuso l’indagine e l’avviso è stato notificato ai difensori Patrizio Rovelli e Maria Grazia Monni. I due allevatori devono rispondere di concorso in omicidio volontario, porto illegale di fucile, soppressione di cadavere e danneggiamento. Si profila la richiesta di rinvio a giudizio anche per Stefano Mura (43 anni) di Dolianova, ma solo per favoreggiamento: avrebbe aiutato i Marras a eludere le indagini dei carabinieri. Indagine complessa, con ampie zone d’ombra sulle quali la difesa lavorerà nelle fasi successive del processo.

Per la Procura all'origine del delitto vi erano liti di vecchia data, questioni di pascolo che non si erano mai del tutto risolte. Dopo i litigi le accuse riferite all'uccisione di un cane, l'incendio di una Ape Piaggio e di un capanno. Infine, forse l’elemento decisivo, una brutale aggressione ai danni di Michael Marras. Così, quando il 9 febbraio dello scorso anno i due fratelli calabresi sono scomparsi nel nulla l’attenzione dei carabinieri si è concentrata inevitabilmente su Joselito Marras e sul figlio, che poi sono stati arrestati. Hanno negato, ma dopo giorni di interrogatori il padre si è deciso a confessare e ha fatto ritrovare i corpi, non prima di aver scagionato il figlio dall'omicidio.

Fino ad oggi il pm Porcu ha mostrato di non credere a quell'assunzione di responsabilità, contestando il concorso nell'omicidio - ma non la premeditazione, che avrebbe aperto la strada a una condanna all’ergastolo - ad entrambi. Il compaesano Stefano Mura, 43 anni, è invece accusato di favoreggiamento personale per aver detto di aver trovato un coltello il giorno del delitto, ma di averne consegnato un altro ai carabinieri. (m.l)

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