Il ministero incorona Maria Lai
di Giusy Ferreli
La Stazione dell’arte di Ulassai riconosciuta come sito di interesse culturale
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ULASSAI. Oltre le controversie giudiziarie, oltre ogni polemica sul suo lascito, Maria Lai continua a far parlare di sé. Questa volta, al centro della cronaca, non c'è la diatriba sui diritti d’autore, finita di recente davanti al giudice di Cagliari, tra Maria Sofia Pisu, erede dell’artista ogliastrina, e la Fondazione Stazione dell’arte, ma la rilevanza che Maria Lai sta acquisendo nel panorama artistico nazionale. Una rilevanza testimoniata dalla recente iniziativa del ministero per i Beni culturali che, a fine anno, attraverso la Soprintendenza delle belle arti di Nuoro e Sassari, ha avviato il procedimento per dichiarare il museo “ein plein air” di Ulassai, costituito dalle dieci opere che Maria Lai ha realizzato nel suo paese d'origine, sito di interesse culturale. Un primo, fondamentale passaggio che, alla fine dell’iter burocratico, non solo preserverà il sito museale da manomissioni e interventi non concordati con le istituzioni – e quindi senza l’autorizzazione della Soprintendenza - ma consentirà l’arrivo di finanziamenti ministeriali destinati al restauro delle opere.
A firmare la dettagliata relazione, che mette l’accento sulla straordinaria figura della “jana” ogliastrina e su quanto il suo impegno riguardasse la comunità d'origine, è il capo della Soprintendenza. Per l’architetto Bruno Billecci le dieci opere - Il lavatoio, La strada dei rito, Le capre cucite, La scarpata, I libretti murati, L’arte ci prende per mano-La lavagna, Il volo del gioco dell'oca, Il muro del groviglio, Il pastorello mattiniero con capretta e La casa delle inquietudini - sono da considerarsi un unico importante complesso da tutelare e valorizzare. «Questi interventi – scrive – vanno intesi come elementi di un insieme, espressione di una stessa, coerente poetica, sempre ricca di impegno civile e di amore per la comunità di appartenenza. Da questa appartenenza nascerà poi anche il dono delle opere al Comune e la creazione della "Stazione dell'arte».
Il professor Billeci riconosce a Maria Lai un posto di primo piano tra le figure dell'arte contemporanea italiana, con una progressiva affermazione anche in campo internazionale. «Insieme a poche altre artiste , Dadamaino, Carol Rama e Carla Attardi su tutte, Maria Lai – sottolinea Billeci – rappresenta una voce importante dell'arte italiana al femminile». Nel novero delle motivazioni che hanno indotto il Ministero ad avviare il procedimento, la valenza delle opere realizzate nel paese pochi anni dopo il suo primo intervento di arte pubblica “Legarsi alla montagna” del 1981. «Dopo questo primo, riuscito, esperimento, che vide il coinvolgimento dell'intera comunità di Ulassai, Maria Lai, sin dall'anno successivo, avvia una serie di interventi sul territorio, sino a dotare il paese di nascita di ben dieci opere d'arte pubblica». La prima, del 1982, è “Il Lavatoio”, realizzata all'interno del vecchio lavatoio pubblico, cui daranno un contributo Costantino Nivola e Guido Strazza; l’ultima “ll pastorello mattiniero con capretta” risale al 2005. Gianluigi Serra, sindaco di Ulassai e presidente della Fondazione, saluta con favore il procedimento voluto dal Ministero sulla scorta di una lettera col progetto esecutivo per il restauro del museo all'aria aperta, inviata al ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Ci serviva il supporto delle istituzioni per portare avanti la valorizzazione della figura di Maria Lai. Siamo soddisfatti che il riconoscimento di sito di interesse culturale, normalmente accordato dopo i 50 anni, arrivi in tempi così rapidi» è il commento di Serra che lascia da parte le polemiche con l'erede dell’artista per festeggiare il traguardo.
A firmare la dettagliata relazione, che mette l’accento sulla straordinaria figura della “jana” ogliastrina e su quanto il suo impegno riguardasse la comunità d'origine, è il capo della Soprintendenza. Per l’architetto Bruno Billecci le dieci opere - Il lavatoio, La strada dei rito, Le capre cucite, La scarpata, I libretti murati, L’arte ci prende per mano-La lavagna, Il volo del gioco dell'oca, Il muro del groviglio, Il pastorello mattiniero con capretta e La casa delle inquietudini - sono da considerarsi un unico importante complesso da tutelare e valorizzare. «Questi interventi – scrive – vanno intesi come elementi di un insieme, espressione di una stessa, coerente poetica, sempre ricca di impegno civile e di amore per la comunità di appartenenza. Da questa appartenenza nascerà poi anche il dono delle opere al Comune e la creazione della "Stazione dell'arte».
Il professor Billeci riconosce a Maria Lai un posto di primo piano tra le figure dell'arte contemporanea italiana, con una progressiva affermazione anche in campo internazionale. «Insieme a poche altre artiste , Dadamaino, Carol Rama e Carla Attardi su tutte, Maria Lai – sottolinea Billeci – rappresenta una voce importante dell'arte italiana al femminile». Nel novero delle motivazioni che hanno indotto il Ministero ad avviare il procedimento, la valenza delle opere realizzate nel paese pochi anni dopo il suo primo intervento di arte pubblica “Legarsi alla montagna” del 1981. «Dopo questo primo, riuscito, esperimento, che vide il coinvolgimento dell'intera comunità di Ulassai, Maria Lai, sin dall'anno successivo, avvia una serie di interventi sul territorio, sino a dotare il paese di nascita di ben dieci opere d'arte pubblica». La prima, del 1982, è “Il Lavatoio”, realizzata all'interno del vecchio lavatoio pubblico, cui daranno un contributo Costantino Nivola e Guido Strazza; l’ultima “ll pastorello mattiniero con capretta” risale al 2005. Gianluigi Serra, sindaco di Ulassai e presidente della Fondazione, saluta con favore il procedimento voluto dal Ministero sulla scorta di una lettera col progetto esecutivo per il restauro del museo all'aria aperta, inviata al ministro della Cultura, Dario Franceschini. «Ci serviva il supporto delle istituzioni per portare avanti la valorizzazione della figura di Maria Lai. Siamo soddisfatti che il riconoscimento di sito di interesse culturale, normalmente accordato dopo i 50 anni, arrivi in tempi così rapidi» è il commento di Serra che lascia da parte le polemiche con l'erede dell’artista per festeggiare il traguardo.
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