La Nuova Sardegna

Grande folla al museo, Cabras si ribella

di Paolo Camedda
Grande folla al museo, Cabras si ribella

Centinaia di persone si danno appuntamento per dire no al trasferimento

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CABRAS. «Nessun trasferimento a Cagliari. Il restauro delle statue di Mont'e Prama dev'essere effettuato qui. I Giganti, che costituiscono una parte importante dell'eredità culturale di Cabras, possono rappresentare il fulcro dello sviluppo dell'Oristanese». È questo il messaggio forte e chiaro espresso dai partecipanti al sit-in convocato ieri mattina dal sindaco di Cabras Andrea Abis e organizzato davanti al Museo Giovanni Marongiu. Una folla composita ed eterogenea, sfidando anche le condizioni climatiche avverse, si raduna fin dalle prime ore della mattina in via Tharros: sindaci, amministratori, personalità della scuola, del mondo produttivo, culturale, economico, sociale e artistico, ma anche giovani, membri di associazioni e tanti semplici cittadini. Già la mattina i bambini delle elementari sono entrati in classe indossando delle mascherine gialle raffiguranti il volto di un Gigante. I loro disegni sono stati poi consegnati alll'amministrazione e appesi nei cancelli di ingresso del museo. Fra i manifestanti c'è anche una famiglia con dei tamburi, che prova a scaldare un po' l'ambiente. «I Giganti siamo noi, non andremo mai da voi», cantano padre, madre e figlio, mentre in tanti si avvicinano al museo per prendere posto nelle sedie disposte nel giardino antistante, dove è in programma un'assemblea. Gli accessi sono regolati secondo le rigide disposizioni anti-Covid e qualcuno è costretto a star fuori. Quando è raggiunta la massima capienza consentita, prende la parola il sindaco: «Noi a Cabras siamo afflitti da un trauma, quello del patrimonio diviso, quello dell'eredità culturale strappata, lacerata. - dichiara - L'unità monumentale di Mont'e Prama è frammentata in modo antiscientifico. Noi viviamo nel sogno di ricomporre quell'unità. Intendiamo mettere in piedi un parco archeologico che oltre a Mont'e Prama comprenda Tharros, Cuccuru Is Arrius, l'apogeo di San Salvatore di Sinis e la Chiesa di San Giovanni, ed estenderlo ad altri siti nei territori limitrofi, dando forma con gli altri sindaci a un progetto di territorialità ampia. Portare via le statue creerebbe un danno di immagine al Museo e un danno economico ingente. La decisione della Soprintendente è inopportuna e improvvida».

Intervengono quindi i rappresentanti dei vari settori produttivi, che sottolineano che «questa è una battaglia per le nuove generazioni». Alle 11 c'è il flash mob statico: tutti i presenti si coprono il viso con una stampa A4 raffigurante il volto di un gigante. Gli interventi si susseguono a gran ritmo. In mezzo a tanti sindaci, parla anche il presidente della Consulta Giovani, Giuseppe Sanna: «Se ci tolgono Mont'e Prama - denuncia - ci viene negato il futuro, ci costringono a lasciare la Sardegna». Il sindaco di Cabras incassa anche il sostegno del presidente dell'Anci Sardegna, Emiliano Deiana, del Primo cittadino di Oristano, Andrea Lutzu, del senatore dei 5 Stelle, Gianni Marilotti, e dei consiglieri regionali Alessandro Solinas e Francesco Mura. Particolarmente incisivo è poi l'intervento dell'ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda. «Dirigenti e funzionari pubblici che non svolgono il loro ruolo in collaborazione con altri enti - dichiara - è giusto che vengano rimossi. È bene che il restauro delle statue avvenga a Cabras. Si calcoli l'esigenza economica e si attrezzi una sede adatta. Stride l'assenza dei rappresentanti della Giunta regionale». Dopo le 12.30 l'assemblea inizia a svuotarsi, ma proprio in coda, mentre ancora stanno intervenendo i rappresentanti dei partiti indipendentisti, arriva un comunicato del presidente della Regione Christian Solinas, che ribadisce: «I Giganti restino a Cabras. È tempo che la Sardegna valorizzi le sue immense ricchezze archeologiche, un quinto dell'intero patrimonio nazionale. Le stesse operazioni di restauro possono rappresentare un'attrazione turistica, come avviene di consueto in molte aree archeologiche, e fornire un'occasione di sviluppo per le comunità locali».

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