Il rilancio di Franceschini: «Tutti i giganti a Cabras»
di Claudio Zoccheddu
Dopo il giuramento il “nuovo” ministro conferma il ritorno delle statue in laguna Rispunta la fondazione: «Spero di riprendere il dialogo con Regione e Comune»
3 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «I giganti ritorneranno a Cabras. Non è possibile immaginare il contrario». Parola di ministro. Dario Franceschini ha parlato subito dopo il giuramento che ha dato vita al governo guidato da Mario Draghi. Uno strappo alla regola quello del ministro dei Beni culturali, un po’ per le tempistiche e un po’ perché lo stesso Franceschini è solito centellinare le parole. Ma la tempestività delle dichiarazioni dovrebbe dimostrare l’impegno rivolto alla questione Mont’e Prama. Non sono arrivati chiarimenti sulla stretta attualità, ovvero la questione del restauro, ma le intenzioni sono chiare e lo stesso Franceschini, che in mattinata aveva parlato della “cultura come motore economico del Paese”, le ha ribadite: «Siamo consapevoli dello straordinario valore del complesso scultoreo di Mont’e Prama, e del profondo legame con la comunità, per il quale rappresenta una grande opportunità di sviluppo. Non so come sia possibile immaginare che una volta restaurati non ritornino a Cabras – spiega Franceschini – , sarebbe in contraddizione con tutto il percorso promosso dal ministero negli ultimi anni. Abbiamo stanziato tre milioni di euro al Comune di Cabras per fare un nuovo museo proprio per ospitare i giganti». Il ministro, insomma, ci tiene a scrollarsi di dosso l’etichetta di “accentratore” e vuole scansare ogni sospetto. Chiaramente, per fare in modo che l’intero complesso scultoreo ritorni a Cabras, serve di più. Ad iniziare dagli spazi espositivi. Quelli del museo civico cabrarese sono insufficienti e ancora manca, a tre anni dal finanziamento ministeriale, proprio la nuova ala che dovrebbe ospitare tutte le statue. Non un dettaglio, insomma.
La gestione. Franceschini ha confermato anche la (futura) modalità di gestione. Se ne occuperà una fondazione: «Abbiamo sottoscritto un accordo di valorizzazione che punta a promuovere il Sinis e a riportarvi la quasi totalità dell’intero complesso scultore. Nell’accordo si indica l’obiettivo di istituire una Fondazione, non a caso lo strumento più inclusivo e condiviso con il territorio che abbiamo a disposizione, poiché prevede la partecipazione del Comune e della Regione. Un progetto sul quale vorremmo ripartisse il dialogo con il sindaco e il presidente della Regione, per darne rapida attuazione». E qua, i problemi si accavallano. Che il futuro dei giganti fosse legato a quello della nascita di una fondazione era già stato appurato nel 2017, con un refresh datato luglio 2020. Eppure, è tutto fermo. In questo caso lo scoglio è la divisione dei posti nel futuro consiglio d’amministrazione. La proposta iniziale suggeriva due membri del cda nominati dal Ministero, due dalla Regione e uno dal Comune, a cui sarebbe spettata la carica di vicepresidente. Una volta nominato, il Cda avrebbe dovuto raggiungere un’intesa sul nome del presidente. La proposta, però, sarebbe stata respinta dalla Regione. Da qua il limite invalicabile che ha bloccato la nascita della fondazione. Impossibile, poi, immaginare un altro tipo di gestione. Il parco archeologico evocato dal sindaco di Cabras, Andrea Abis, non prevede una gestione “diffusa” e potrebbe vedere la luce solo se completamente gestito dal ministero dei Beni culturali. Inoltre, la fondazione, questo aspetto è stato approfondito nell’incontro dello scorso luglio, riporterà tutti i giganti a Cabras tranne due, che saranno destinati al museo archeologico nazionale di Cagliari. Una sorta di biglietto da visita in grado di catalizzare l’attenzione sui luoghi del ritrovamento. In ogni caso, se ne riparlerà solo quando, e se, riprenderà il dialogo tra Ministero, Comune e Regione. Intanto Cabras incassa l’impegno del ministro e può perlomeno immaginare un futuro in cui tutti i pezzi del mosaico troveranno finalmente il loro posto. Prima, però, c’è tanto da fare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La gestione. Franceschini ha confermato anche la (futura) modalità di gestione. Se ne occuperà una fondazione: «Abbiamo sottoscritto un accordo di valorizzazione che punta a promuovere il Sinis e a riportarvi la quasi totalità dell’intero complesso scultore. Nell’accordo si indica l’obiettivo di istituire una Fondazione, non a caso lo strumento più inclusivo e condiviso con il territorio che abbiamo a disposizione, poiché prevede la partecipazione del Comune e della Regione. Un progetto sul quale vorremmo ripartisse il dialogo con il sindaco e il presidente della Regione, per darne rapida attuazione». E qua, i problemi si accavallano. Che il futuro dei giganti fosse legato a quello della nascita di una fondazione era già stato appurato nel 2017, con un refresh datato luglio 2020. Eppure, è tutto fermo. In questo caso lo scoglio è la divisione dei posti nel futuro consiglio d’amministrazione. La proposta iniziale suggeriva due membri del cda nominati dal Ministero, due dalla Regione e uno dal Comune, a cui sarebbe spettata la carica di vicepresidente. Una volta nominato, il Cda avrebbe dovuto raggiungere un’intesa sul nome del presidente. La proposta, però, sarebbe stata respinta dalla Regione. Da qua il limite invalicabile che ha bloccato la nascita della fondazione. Impossibile, poi, immaginare un altro tipo di gestione. Il parco archeologico evocato dal sindaco di Cabras, Andrea Abis, non prevede una gestione “diffusa” e potrebbe vedere la luce solo se completamente gestito dal ministero dei Beni culturali. Inoltre, la fondazione, questo aspetto è stato approfondito nell’incontro dello scorso luglio, riporterà tutti i giganti a Cabras tranne due, che saranno destinati al museo archeologico nazionale di Cagliari. Una sorta di biglietto da visita in grado di catalizzare l’attenzione sui luoghi del ritrovamento. In ogni caso, se ne riparlerà solo quando, e se, riprenderà il dialogo tra Ministero, Comune e Regione. Intanto Cabras incassa l’impegno del ministro e può perlomeno immaginare un futuro in cui tutti i pezzi del mosaico troveranno finalmente il loro posto. Prima, però, c’è tanto da fare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
