La Nuova Sardegna

[EMPTYTAG]Il parroco di Seriate: «Solo chi c’è stato può raccontare il Covid»

C'era un solo sentimento che sorreggeva e impediva di piangere ai militari dell'Esercito che, a marzo dell'anno scorso, nella fase più critica dalla pandemia nel Bergamasco, quando i morti di...

1 MINUTI DI LETTURA





C'era un solo sentimento che sorreggeva e impediva di piangere ai militari dell'Esercito che, a marzo dell'anno scorso, nella fase più critica dalla pandemia nel Bergamasco, quando i morti di contavano a centinaia e i soldati caricavano le bare delle vittime destinate a forni crematori di altre province e regioni perché quelli in provincia di Bergamo non ce la facevano più. Era il fatto che loro potevano esserci. Potevano esserci per rappresentare il dolore di padri, madri, fratelli che avevano perso per il Covid i loro congiunti. Tanti morti che grazie alla presenza dei militari hanno avuto la «pietas» dovuta che, per via delle regole imposte dal lockdown, nessuno poteva loro dare. Ci vorrà tempo perché tutto torni come prima, se sarà possibile. Don Mario Carminati, parroco di Seriate compie una sforzo non indifferente per tornare a quei giorni in cui le bare si allineavano nella chiesa di san Giuseppe in attesa dei camion. «Uno per raccontare una guerra ci deve essere stato - racconta a quasi un anno dall'inizio della pandemia -. E questo è stato uno tsunami». A Seriate, 25 mila abitanti, tra febbraio e marzo sono morte 200 persone quando in un anno mediamente ne morivano 170.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative