Federalberghi sui controlli: «Regole uguali per tutti»
di Roberto Petretto
Fa discutere la proposta di una stretta agli arrivi ipotizzata dalla Regione
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SASSARI. Per adesso sono solo enunciazioni di principio, buone per mostrare i muscoli e far vedere quanto si è affezionati alle sorti della propria comunità. Quando dagli slogan si dovrà passare agli atti concreti si capirà meglio come si intende proteggere la Sardegna da un nuovo aumento di contagi in vista della prossima stagione estiva. Nell’isola l’andamento dei contagi continua a seguire una curva che piega verso il basso e mantenere questa condizioni, migliorandole persino, è un imperativo che deve impegnare tutti. Sul “come” ci sarà da discutere, ma il dibattito si sta già accendendo. L’assessore alla Sanità, Mario Nieddu, ha annunciato: «Stiamo ragionando su una stretta dei controlli agli arrivi». L’estate è dietro l’angolo e chi vorrà portare i turisti nell’isola chiederà soprattutto una cosa: chiarezza. E la chiederà in tempi compatibili con l’organizzazione della stagione.
Federalberghi. «Auspichiamo che le regole di spostamento tra Regioni siano definite a carattere nazionale: non vorremmo trovarci nella sfortunata ipotesi che la Sardegna sia l'unica ad avere controlli all'ingresso - ha detto il presidente regionale di Federalberghi, Paolo Manca -. Piuttosto la Regione si metta subito all'opera per dare ai turisti certezze sul potenziamento del sistema sanitario e sulla chiarezza delle regole per la stagione 2021».
Gli operatori del settore lo scorso anno avevano lamentato soprattutto la mancanza di indicazioni chiare su cosa fare per arrivare nell’isola. Le contromisure, dopo tanti annunci, si erano limitate alla misurazione della temperatura. L’auspicio è che la situazione dello scorso anno non si ripeta: «Sarebbe bene - dice ancora Manca - evitare dichiarazioni che, senza adeguata informazione e concertazione con gli operatori, potrebbero compromettere la prossima stagione entro febbraio, anche visto il caos mediatico che si è scatenato lo scorso anno con la richiesta di test obbligatori all'arrivo in Sardegna».
Fratelli d’Italia. Anche la politica comincia a ragionare sulla prossima estate e sul rischio di nuovi contagi. Si torna ancora sulla richiesta avanzata l’anno scorso dalla Giunta Solinas di una sorta di lasciapassare sanitario (guai a chiamarlo passaporto): «Auspichiamo che, in discontinuità con il precedente Governo Conte, questa volta il Governo Draghi accetti la proposta della Regione Sardegna e la estenda a tutta la Nazione», chiede il deputato di Fratelli d’Italia, Salvatore Deidda. Si spera, restando in termini di auspici, che la “proposta” stavolta sia più precisa e meno fumosa. Ed è proprio su questo terreno che bisogna cominciare a ragionare. Anche perché, mentre in Sardegna si continua a recriminare sulle vicende dell’estate scorsa, nel resto d’Italia c’è chi è andato avanti. Installando in porti e aeroporti strutture dove è possibile, e in alcuni casi obbligatorio, sottoporsi a test. È il caso degli aeroporti di Venezia o di Roma dove, ai passeggeri in arrivo viene offerta, a spese di Regione e Azienda sanitaria, la possibilità di sottoporsi a test rapidi. Ancora più radicale la scelta della Regione Sicilia. Un’ordinanza del 12 febbraio del presidente Nello Musumeci conferma le disposizioni contenute in un’ordinanza precedente e dispone che chi arriva in Sicilia debba registrarsi on line e attestare di essersi sottoposto, nelle 48 ore precedenti, a un tampone. Chi non lo ha potuto fare, può «recarsi in un drive in appositamente dedicato per sottoporsi a tampone rapido antigenico», oppure recarsi in un laboratorio autorizzato e sottoporsi a tampone molecolare «a proprie spese» oppure mettersi in isolamento fiduciario per dieci giorni. Insomma si dispone un obbligo e si traccia un percorso che renda chiaro cosa fare a chi deve sottostare a quell’obbligo. L’ordinanza del presidente Musumeci è valida sino a fine mese. «Ho chiesto alla struttura una valutazione su come muoverci», ha detto l’assessore Nieddu. C’è bisogno anche in Sardegna di scelte precise e di indicazioni certe per chi sta programmando o programmerà di venire da queste parti.
Federalberghi. «Auspichiamo che le regole di spostamento tra Regioni siano definite a carattere nazionale: non vorremmo trovarci nella sfortunata ipotesi che la Sardegna sia l'unica ad avere controlli all'ingresso - ha detto il presidente regionale di Federalberghi, Paolo Manca -. Piuttosto la Regione si metta subito all'opera per dare ai turisti certezze sul potenziamento del sistema sanitario e sulla chiarezza delle regole per la stagione 2021».
Gli operatori del settore lo scorso anno avevano lamentato soprattutto la mancanza di indicazioni chiare su cosa fare per arrivare nell’isola. Le contromisure, dopo tanti annunci, si erano limitate alla misurazione della temperatura. L’auspicio è che la situazione dello scorso anno non si ripeta: «Sarebbe bene - dice ancora Manca - evitare dichiarazioni che, senza adeguata informazione e concertazione con gli operatori, potrebbero compromettere la prossima stagione entro febbraio, anche visto il caos mediatico che si è scatenato lo scorso anno con la richiesta di test obbligatori all'arrivo in Sardegna».
Fratelli d’Italia. Anche la politica comincia a ragionare sulla prossima estate e sul rischio di nuovi contagi. Si torna ancora sulla richiesta avanzata l’anno scorso dalla Giunta Solinas di una sorta di lasciapassare sanitario (guai a chiamarlo passaporto): «Auspichiamo che, in discontinuità con il precedente Governo Conte, questa volta il Governo Draghi accetti la proposta della Regione Sardegna e la estenda a tutta la Nazione», chiede il deputato di Fratelli d’Italia, Salvatore Deidda. Si spera, restando in termini di auspici, che la “proposta” stavolta sia più precisa e meno fumosa. Ed è proprio su questo terreno che bisogna cominciare a ragionare. Anche perché, mentre in Sardegna si continua a recriminare sulle vicende dell’estate scorsa, nel resto d’Italia c’è chi è andato avanti. Installando in porti e aeroporti strutture dove è possibile, e in alcuni casi obbligatorio, sottoporsi a test. È il caso degli aeroporti di Venezia o di Roma dove, ai passeggeri in arrivo viene offerta, a spese di Regione e Azienda sanitaria, la possibilità di sottoporsi a test rapidi. Ancora più radicale la scelta della Regione Sicilia. Un’ordinanza del 12 febbraio del presidente Nello Musumeci conferma le disposizioni contenute in un’ordinanza precedente e dispone che chi arriva in Sicilia debba registrarsi on line e attestare di essersi sottoposto, nelle 48 ore precedenti, a un tampone. Chi non lo ha potuto fare, può «recarsi in un drive in appositamente dedicato per sottoporsi a tampone rapido antigenico», oppure recarsi in un laboratorio autorizzato e sottoporsi a tampone molecolare «a proprie spese» oppure mettersi in isolamento fiduciario per dieci giorni. Insomma si dispone un obbligo e si traccia un percorso che renda chiaro cosa fare a chi deve sottostare a quell’obbligo. L’ordinanza del presidente Musumeci è valida sino a fine mese. «Ho chiesto alla struttura una valutazione su come muoverci», ha detto l’assessore Nieddu. C’è bisogno anche in Sardegna di scelte precise e di indicazioni certe per chi sta programmando o programmerà di venire da queste parti.
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