Recovery, sindaci in campo «Vogliamo essere coinvolti»
I primi cittadini dei principali centri dell’isola: priorità a ferrovie ed energia
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CAGLIARI. Il Recovery fund può valere eccome un patto fra i sindaci delle sei Città più forti. Sono Nanni Campus, Sassari, Andrea Soddu, Nuoro, Settimo Nizzi, Olbia, Andrea Lutzu, Oristano, Paolo Truzzu, Cagliari, e Graziano Milia, Quartu. Seppure di estrazione politica ben definita, marcata, e spesso anche in conflitto fra loro, hanno deciso comunque di scendere in campo – sotto una sola bandiera – per un motivo ben chiaro e preciso: «Sugli annunciati 7,5 miliardi per la Sardegna non deve decidere solo la Regione, i territori dovranno essere coinvolti». Tant’è che per loro «la rete ferroviaria e l’energia non potranno che essere le priorità».
Il confronto. Tra l’altro il patto delle Città arriva a pochi giorni dal dibattito in Consiglio regionale proprio sul Recovery. Domani, o al più tardi giovedì, dovrebbe esserci infatti il primo confronto pubblico fra la maggioranza di centrodestra al governo e le opposizioni sui progetti da presentare al nuovo governo Draghi. All’orizzonte pare esserci un accordo trasversale per formare una cabina di regia preliminare, aperta alle università e alle forze sociali, con la missione di definire la griglia delle priorità. Però, nel frattempo, a battere i pugni sul tavolo sono i 5 Stelle, che con Desirè Manca denunciano: «Mi è stato negato l’accesso agli atti per conoscere l’elenco dei progetti, sono oltre 200, inviati a suo tempo dalla Regione al precedente Governo. Non è ammissibile questa segretezza».
I sindaci. Per Campus, Soddu, Nizzi, Lutzu, Truzzu e Milia il primo rischio da evitare è «sfuggire alla tentazione di disperdere le risorse economiche», e infatti «sarebbe un errore puntare su troppi progetti di svariata natura». No, sono indispensabili «interventi di largo respiro e regionali». Quali? «Una rete ferroviaria – scrivono – capace di interconnettere le diverse regioni della Sardegna e poi per quanto riguarda l’energia, dobbiamo superare un sistema di produzione ormai costoso e obsoleto». Per poi entrare nel dettaglio: «La mancata connessione ferroviaria ha impedito finora alla Sardegna di essere un sistema che dialoga, facendo diventare questo blocco una delle cause principali della mancata crescita sociale ed economica di tutta la regione». Mentre con quella che i sindaci definiscono una svolta nell’energia, «la Sardegna potrebbe sviluppare il suo grande potenziale nel campo delle fonti rinnovabili, abbattendo le emissioni di Co2 e quindi avere le capacità per progettare un futuro totalmente nuovo».
Altri suggerimenti. Per il consigliere regionale Antonello Peru, gruppo Udc-Cambiamo, nel Recovery «non possiamo essere tagliati fuori da decisioni che ci riguardano e che avranno un impatto fondamentale sul nostro futuro e, ancora meno, possiamo accettare decisioni calate dall’alto». Quindi – secondo Peru – «invece dobbiamo ragionare insieme, in tempi brevi, su un nuovo modello di sviluppo basato su un’economia circolare e sostenibile, sulla sovranità alimentare, su quella energetica e finanziaria, esaltando le peculiarità dei nostri territori: dalle coste alle zone interne, dalle aree urbane a quelle rurali». Da Piero Marteddu, segretario regionale di Italia in Comune, invece, arriva la richiesta al «governo regionale perché attivi un confronto serrato sui progetti da presentare, con gli amministratori locali, con le forze sociali e con il Consiglio Regionale poiché lo sviluppo della Sardegna richiede ampia condivisione». Per poi puntare su alcuni pilastri: investimenti per il risanamento dei siti industriali inquinati, valorizzazione delle risorse naturali e ambientali, digitalizzazione, cultura e istruzione, continuità territoriale, interna ed esterna, che ci permetta di avere a disposizione pari condizioni rispetto alle altre Regioni».
La denuncia. «È una risposta inaccettabile e inaudita quella che è arrivata dalla Direzione generale della presidenza della Regione. Mi ha negato il diritto di acquisire l’elenco dei 206 progetti che il governatore Solinas ha dichiarato di aver inviato al governo Conte per il Recovery», scrive la consigliera regionale Desirè Manca del M5s. Per poi far sapere che «quel divieto è stato motivato dalla stessa Direzione perché la mia era una richiesta politica e non un atto amministrativo». Manca, infine, affonda i colpi: «Il fatto che quell’elenco sia tenuto ancora segreto, conferma la volontà del presidente Solinas di non voler coinvolgere tutte le forze politiche e i territori sulle priorità degli investimenti possibili con i 7,6 miliardi del Recovery fund». (ua)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il confronto. Tra l’altro il patto delle Città arriva a pochi giorni dal dibattito in Consiglio regionale proprio sul Recovery. Domani, o al più tardi giovedì, dovrebbe esserci infatti il primo confronto pubblico fra la maggioranza di centrodestra al governo e le opposizioni sui progetti da presentare al nuovo governo Draghi. All’orizzonte pare esserci un accordo trasversale per formare una cabina di regia preliminare, aperta alle università e alle forze sociali, con la missione di definire la griglia delle priorità. Però, nel frattempo, a battere i pugni sul tavolo sono i 5 Stelle, che con Desirè Manca denunciano: «Mi è stato negato l’accesso agli atti per conoscere l’elenco dei progetti, sono oltre 200, inviati a suo tempo dalla Regione al precedente Governo. Non è ammissibile questa segretezza».
I sindaci. Per Campus, Soddu, Nizzi, Lutzu, Truzzu e Milia il primo rischio da evitare è «sfuggire alla tentazione di disperdere le risorse economiche», e infatti «sarebbe un errore puntare su troppi progetti di svariata natura». No, sono indispensabili «interventi di largo respiro e regionali». Quali? «Una rete ferroviaria – scrivono – capace di interconnettere le diverse regioni della Sardegna e poi per quanto riguarda l’energia, dobbiamo superare un sistema di produzione ormai costoso e obsoleto». Per poi entrare nel dettaglio: «La mancata connessione ferroviaria ha impedito finora alla Sardegna di essere un sistema che dialoga, facendo diventare questo blocco una delle cause principali della mancata crescita sociale ed economica di tutta la regione». Mentre con quella che i sindaci definiscono una svolta nell’energia, «la Sardegna potrebbe sviluppare il suo grande potenziale nel campo delle fonti rinnovabili, abbattendo le emissioni di Co2 e quindi avere le capacità per progettare un futuro totalmente nuovo».
Altri suggerimenti. Per il consigliere regionale Antonello Peru, gruppo Udc-Cambiamo, nel Recovery «non possiamo essere tagliati fuori da decisioni che ci riguardano e che avranno un impatto fondamentale sul nostro futuro e, ancora meno, possiamo accettare decisioni calate dall’alto». Quindi – secondo Peru – «invece dobbiamo ragionare insieme, in tempi brevi, su un nuovo modello di sviluppo basato su un’economia circolare e sostenibile, sulla sovranità alimentare, su quella energetica e finanziaria, esaltando le peculiarità dei nostri territori: dalle coste alle zone interne, dalle aree urbane a quelle rurali». Da Piero Marteddu, segretario regionale di Italia in Comune, invece, arriva la richiesta al «governo regionale perché attivi un confronto serrato sui progetti da presentare, con gli amministratori locali, con le forze sociali e con il Consiglio Regionale poiché lo sviluppo della Sardegna richiede ampia condivisione». Per poi puntare su alcuni pilastri: investimenti per il risanamento dei siti industriali inquinati, valorizzazione delle risorse naturali e ambientali, digitalizzazione, cultura e istruzione, continuità territoriale, interna ed esterna, che ci permetta di avere a disposizione pari condizioni rispetto alle altre Regioni».
La denuncia. «È una risposta inaccettabile e inaudita quella che è arrivata dalla Direzione generale della presidenza della Regione. Mi ha negato il diritto di acquisire l’elenco dei 206 progetti che il governatore Solinas ha dichiarato di aver inviato al governo Conte per il Recovery», scrive la consigliera regionale Desirè Manca del M5s. Per poi far sapere che «quel divieto è stato motivato dalla stessa Direzione perché la mia era una richiesta politica e non un atto amministrativo». Manca, infine, affonda i colpi: «Il fatto che quell’elenco sia tenuto ancora segreto, conferma la volontà del presidente Solinas di non voler coinvolgere tutte le forze politiche e i territori sulle priorità degli investimenti possibili con i 7,6 miliardi del Recovery fund». (ua)
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