Tasse, in difficoltà 8 esercenti su 10
Le denuncia della Fipe: «Locali chiusi, non riusciamo a pagare. Serve un rinvio»
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SASSARI. Mille euro circa a testa. A tanto ammonta la tassa che ogni imprenditore oggi dovrebbe pagare come «gestione commerciante». Un versamento dei contributi fissi che i titolari dei locali pagano quattro volte in un anno. «Speravamo che il Governo potesse sospendere il pagamento – spiega Emanuele Frongia, presidente della Fipe Confcommercio Sud Sardegna – è assurdo che oggi, mentre si parla ancora di ristori quinquies, ovvero una sospensione ponte delle cartelle di pagamento almeno per altri due mesi, ci arrivano le tasse da pagare». Un'azienda di tre soci, una piccola snc di un bar, si trova a pagare 3mila euro, circa mille euro a testa. «Come è possibile che ci venga chiesto di pagare queste cartelle se non sappiamo come pagare? Molti di noi non hanno ancora aperto i loro locali – aggiunge –. Il rinvio sarebbe stato il minimo se consideriamo che stiamo vivendo un'emergenza economica e sanitaria senza precedenti. Siamo allo stremo, mentre chiediamo di poter aprire i nostri locali anche la sera per poter sollevare in parte l'economia delle nostre casse, ci arrivano anche le tasse da pagare, oltre il danno, la beffa. I nostri dipendenti sono ancora in cassa integrazione – conclude – non riusciamo a farli lavorare. Otto di noi su dieci non riusciranno sicuramente a pagare». E la “gestione commerciante” è solo un’avvisaglia di quella che è stata definita “la tempesta perfetta” per le partite Iva. A mettere in fila gli appuntamenti con il fisco ci ha pensato l’Osservatorio dei conti pubblici italiani (Ocpi) che ha stimato, da oggi al 30 aprile - 6,8 miliardi di euro di arretrati da pagare all’erario tra Iva, ritenute, imposte sui redditi, acconti e contributi. Il conto, poi, è destinato ad aumentare con i versamenti ordinari mensili della partite Iva. La tempesta perfetta dovrebbe travolgere le partite Iva che hanno beneficiato dei rinvii del decreto “agosto” e dei quattro decreti “ristori” promossi dal governo Conte. Per il momento, infatti, nonostante il clima di incertezza prodotto dalle “chiusure”a singhiozzo determinate dalla divisione in colori delle Regioni e l’impossibilità di programmare il lavoro con una scadenza che possa superare le due settimane di tempo, tutti dovranno rispettare il calendario fiscale. Sempre che lo “scudo” di 5,3 miliardi previsto dal decreto “Ristori” possa essere accompagnato da un nuovo Dpcm che stabilisca l’ammontare delle perdite e che permetta la cancellazione delle tasse in sospeso.
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