La Nuova Sardegna

Tra ingiunzioni e cartelle spariti i soldi della Regione

di Mauro Lissia
Tra ingiunzioni e cartelle spariti i soldi della Regione

La Procura indaga, l’amministrazione chiede i 78 milioni a Coimpresa dal 2018

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CAGLIARI. C’era un impegno preciso da parte della Nuova Iniziative Coimpresa, assunto nella primavera del 2013 davanti al tribunale civile, perché almeno 63 dei 78 milioni assegnati come risarcimento dal collegio arbitrale per la mancata realizzazione del piano immobiliare di Tuvixeddu venissero accantonati dal costruttore Gualtiero Cualbu nell’eventualità che un giudizio d’appello cancellasse l’efficacia del lodo.

La Regione s’era rivolta al giudice per chiedere che l’esecutività del lodo venisse congelata in attesa di una sentenza definitiva, ma i legali dell’impresa si opposero strenuamente: all’attenzione del magistrato vennero portate le prove di esposizioni bancarie che mettevano a rischio la società immobiliare costituita per Tuvixeddu, mancavano i fondi indispensabili per pagare i lavoratori rimasti a casa dopo lo stop ai lavori imposto dall’amministrazione Soru. Il tribunale diede ragione a Coimpresa, negò alla Regione la sospensiva ma chiese e ottenne dal costruttore garanzie sulla somma ingente, denaro pubblico, che Cualbu s’apprestava a incassare. Si parlò di beni, aree edificabili, abbastanza per coprire la gran parte dell’importo in discussione e la Regione dovette pagare mentre l’ufficio legale affilava le armi del ricorso ai magistrati ordinari di secondo grado.

Cinque anni dopo la situazione cambiò radicalmente: la Corte d’Appello civile di Roma ridusse a un milione e 205 mila euro il risarcimento, massacrando la relazione elaborata dalla società Deloitte per il collegio arbitrale. Bisognava ricalcolare gli interessi per entrambe le parti, ma prima era indispensabile ottenere dal costruttore l’impegno a restituire i soldi e le condizioni del pagamento. Incontri, lettere, comunicazioni formali: Cualbu oppose resistenza su ogni fronte, accampando l’obbligo di attendere l’esito del giudizio finale, quello della Corte di Cassazione.

Passarono i mesi ma la Regione non restò con le mani in mano: c’era da chiarire quale fosse il valore delle aree attorno alla necropoli punico-romana, una volta spogliate dal diritto di costruire. Ma le lentezze del Comune di Cagliari non aiutarono i vertici dirigenziali della Regione a fare chiarezza. Qualcosa però emerse lo stesso: grazie al lavoro di un tributarista incaricato dalla direzione generale di viale Trento si venne a sapere che dei 78 milioni versati dalla Regione, quelli che Coimpresa avrebbe dovuto accantonare in attesa del giudizio definitivo sulla controversia, la gran parte non si trovava più sui conti dell’impresa. Erano finiti altrove, in altre società del gruppo Cualbu, usati certamente per scopi legittimi ma ormai lontani dal controllo pubblico. Non restava che attivare le procedure di recupero: un’ingiunzione, subito dopo una cartella esattoriale notificata dall’Agenzia delle Entrate cui Coimpresa si oppose: ricorso respinto. Passo successivo: l’ipotesi di chiedere al tribunale civile la revocatoria degli amministratori, una mossa forte rivolta a riportare il controllo dei 78 milioni - divenuti quasi 85 - nelle mani pubbliche.

Questi passaggi portano la vicenda fino ai primi mesi del 2020, quando l’emergenza Covid e il successivo lockdown negli uffici regionali hanno fermato ogni iniziativa. Scritture, impegni e atti esecutivi però restano e sono quelli che la Procura si appresta a prendere in mano con la fase due dell’inchiesta aperta ad aprile del 2018: tre anni fa l’ufficio requirente intendeva indagare sulle iniziative della Regione nei confronti di Coimpresa, ora vuole capire come si è mosso il costruttore e soprattutto dove sono finiti i soldi. Nata come società “di scopo” - rivolta a realizzare il piano Tuvixeddu - e rimasta in vita anche grazie al generoso risarcimento calcolato (per la Cassazione illegittimamente) dal collegio arbitrale, la società del gruppo Cualbu dovrebbe avere in pancia quanto basta a saldare un debito con la Regione divenuto irrevocabile. Ci sono? Non ci sono?

In abbondanti dichiarazioni pubbliche i vertici di Coimpresa hanno spiegato che sarebbe la Regione in debito per 122 milioni, conseguenza di un secondo lodo arbitrale non ancora concluso riferito all’accordo di programma. In altre parole, la famiglia Cualbu tratterrebbe gli 85 milioni della Regione a cauzione - o a sconto - di una controversia arbitrale non ancora vinta e sulla quale la Cassazione si è espressa indirettamente nella sentenza di pochi giorni fa: il collegio arbitrale non è competente, bisogna rivolgersi al Tar.

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