La Nuova Sardegna

Via libera alla Finanziaria nervi tesi nel centrodestra

di Umberto Aime
Via libera alla Finanziaria nervi tesi nel centrodestra

La Lega contro Fasolino. Recovery, Solinas diserta l’aula: opposizioni furiose

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CAGLIARI. Sui titoli di coda della Finanziaria e poco dopo sull’atteso primo ciak del film «Recovery fund, la riscossa» il centrodestra ha vacillato. All’improvviso e per due volte consecutive s’è avvitato su stesso. È imploso. La sequenza del doppio colpo di scena è stata proprio questa. Nella tarda mattinata innanzitutto il dibattito sul bilancio del 2021, che alla fine sarà comunque approvato, si è acceso dal nulla (o forse no) per uno scontro infuocato fra la Lega e l’assessore Giuseppe Fasolino. Poi, nel tardo pomeriggio, a saltare per aria è stato invece il confronto sui 7,6 miliardi europei. Assente il governatore Christian Solinas, nonostante alle 17 avesse confermato il suo arrivo, le opposizioni hanno gridato allo scandalo e poi furenti abbandonato l’aula. Ma soprattutto poco prima era stato il leader dell’Udc, Giorgio Oppi, a denunciare, puntando lo sguardo contro i banchi del Psd’Az, il partito del governatore: «Ha ragione la minoranza, anche noi ce ne andiamo. Qui nessuno è fesso». È finita così, con un psicodramma in due puntate, quella che invece – almeno stando alle premesse – sarebbe dovuta essere una giornata di «confronto e costruzione». Ci saranno strascichi per quanto accaduto in 12 ore? Di sicuro sì, ma è ancora difficile ipotizzarne la portata.

Due scivoloni su due. Quello di ieri è stato comunque un doppio e consecutivo fulmine a ciel sereno. Più o meno sereno, per la verità. Da settimane la coalizione è in fibrillazione fra attese di rimpasto, proteste silenziose e altre gridate, più reciproci sgambetti e chiacchiericci d’ogni tipo. È a tal punto stressata che, in tarda serata, sulla chat del centrodestra è circolato questo messaggio sibillino: «O convochiamo immediatamente un vertice di maggioranza, o qui finisce male per tutti».

Finanziaria: il primo scontro. È esploso quando Annalisa Mele della Lega ha detto in un clima abbastanza sereno: «Assessore, è questa la sua seconda contabilità non politica, ma tecnica, e questo non va bene. Ancora una volta, i consiglieri non hanno potuto svolgere il loro ruolo fino in fondo». Per poi aggiungere: «Sono pochi 4 milioni per i diabetici sardi e anche questo non va bene». La reazione dell’assessore Fasolino è stata immediata: «Ricordo a tutti i consiglieri, compresi quelli di maggioranza, che sono e resteranno comunque sempre liberi di votare a favore o contro. Infine, certe contestazioni non andrebbero rivolte me, semmai all’assessore alla sanità, che è della Lega, il suo partito». È finita lì? Neanche per idea, il Carroccio ha controreplicato, con Pierluigi Saiu: «Assessore, quando si rivolge a un gruppo di maggioranza le chiederei di avere maggiore sobrietà e rispetto. Se qualcuno, in quest’aula, ritiene invece che possa fare a meno della Lega, alla fine potrebbe avere brutte sorprese». Le opposizioni si sono gettate nelle contesa altrui, per rimarcare: «Se non sapete andare avanti, sciogliamo questo Consiglio. Chiaritevi le idee e smettetela con le sceneggiate. Sapete perché avete fatto una Finanziaria tecnica? Perché non siete in grado di farne una politica». Ma in dirittura d’arrivo, come finora è sempre accaduto, anche stavolta il centrodestra s’è ricompattato al momento del voto. E infatti ha stravinto, 29 a 16, con 13 voti di vantaggio sulle opposizioni. Senza però tralasciare neanche un insolito siparietto: Villa Devoto ha cantato vittoria, attraverso un comunicato stampa, con ben 90 minuti di anticipo sulla realtà dei fatti e soprattutto sul via libera definitivo alla Finanziaria.

Recovery: il secondo scontro. Il campo d’atterraggio per l’avvio della discussione pubblica sui grandi progetti era stato preparato con cura. Tant’è che l’annunciata cabina di regia bipartisan sulla cosiddetta fase preliminare sembrava cosa fatta, con persino un ordine del giorno già condiviso. Invece la situazione è precipitata da un’ora all’altra. Alle 17 il governatore Solinas si sarebbe dovuto presentare in aula. Però non s’è visto, con qualcuno che poi dirà «era già nel parcheggio, ma poi ha fatto marcia indietro perché non c’erano più le condizioni per un dibattito sereno». Cos’era accaduto poco prima? Innanzitutto la sollevazione delle opposizioni, messe sul chi vive da un estenuante tiremmolla sull’orario. «Basta, con questa sceneggiata», hanno gridato da Gianfranco Ganau, Pd, a Massimo Zedda, Progressisti. Poi Desirè Manca, M5s, ed Eugenio Lai di Leu: «Il governatore c’è o non c’è?». Non c’è o comunque non è in aula. La minoranza ha affondato i colpi con veemenza: «Non siamo al circo. Non siamo qui per votare un ordine del giorno, ma per conoscere i 206 progetti inviati a suo tempo dalla Giunta: dove sono? Perché sono ancora un segreto? È inaccettabile. È una pagliacciata. Il Recovery è di tutti, non solo della maggioranza». Sarebbe stato sufficiente questo per fare saltare il banco, ma l’esplosione più dirompente è arrivata con l’intervento di Giorgio Oppi dell’Udc, partito della coalizione al governo. È stato lui a sbottare: «Qui non siamo fessi, neanche nel centrodestra. Non siamo stati coinvolti in nessuno di questi presunti progetti e, insieme alle opposizioni, anche noi andiamo via». A quel punto uno sconsolato presidente del Consiglio, Michele Pais, ha dovuto dire: «Le comunicazioni del governatore sono rinviate a data da destinarsi».

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