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Centrodestra, dopo la lite prove tecniche di pace

Centrodestra, dopo la lite prove tecniche di pace

Gli strappi sulla manovra e per l’assenza di Solinas alla seduta sul Recovery

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CAGLIARI. I cocci da rimettere assieme sono tanti, troppi. Ci vorrà del tempo e forse neanche l’Attak potrebbe bastare. La maggioranza di centrodestra è uscita a pezzi dal doppio scontro sulla Finanziaria, tutto al suo interno, e sul Recovery fund, anche questo intestino ma non solo. Prima c’è stata la lite fra la Lega e l’assessore al bilancio, Giuseppe Fasolino, poi s’è aggiunta quella fra l’Udc e il Psd’Az sulla mancata presenza del governatore Christian Solinas al dibattito in Consiglio regionale sui progetti, valgono 7,6 miliardi, da presentare all’Europa entro aprile. È stato scioccante. Ora impauriti per i contraccolpi che queste continue faide potrebbero avere sul rimpasto in Giunta, più volte annunciato ma ancora lontano, l’indomani ai partiti dalla coalizione s’è levata in fretta e furia solo questa invocazione: «Dobbiamo vederci subito. Serve un immediato vertice di maggioranza». Perché? «Perché non è certo bello continuare a navigare nel mare in tempesta». Però, stando alle ultime indiscrezioni, l’attesa e necessaria riunione chiarificatrice ancora non sarebbe stata convocata dal presidente della Regione. Potrebbe essere lunedì? È possibile, ma non ci sono certezze.

Acqua sul fuoco. Dopo la ribalta conquistata mercoledì, i guastatori del centrodestra hanno dovuto farsi da parte e lasciare il passo un esercito di pacieri e mediatori. «Non ci sono strappi e neanche divisioni fra i partiti della coalizione – fa sapere Franco Mula, capogruppo del Psd’Az – Tant’è che, compatti, abbiamo approvato la Finanziaria e presto saremo di nuovo anche tutti d’accordo nel decidere la data del dibattito sul Recovery». Allora che cos’è accaduto? «A volte possono esserci delle incomprensioni – prosegue Mula – ma l’importante è avere poi la volontà di mettersele alle spalle. Noi l’abbiamo». Ma perché il governatore non ha rispettato l’appuntamento col Consiglio? «Io so che era pronto a partecipare al dibattito. Poi, all’improvviso, sono venute meno le condizioni per un confronto costruttivo e s’è dissolta anche la leale collaborazione delle opposizioni che invece auspichiamo». Per il capogruppo della Lega, Dario Giagoni, è «arrivato il momento di guardarci negli occhi e confrontarci. In una grande famiglia, come la nostra, è normale che ci possano essere delle discussioni, poi però dobbiamo ricompattarci intorno al programma con cui abbiamo stravinto le elezioni regionali». Il rimpasto sarà la svolta, oppure no? «Forse andava fatto prima – è la risposta di Franco Mula – ma confidiamo nelle soluzioni che prenderà il presidente. Comunque, come sosteniamo da tempo, serve un nuovo spirito nell’azione di governo».

Benzina sul fuoco. Per le opposizioni, a cominciare da Francesco Agus dei Progressisti, «il centrodestra ormai è in frantumi ma purtroppo sono i sardi a pagare il prezzo più alto di questo disastro». Secondo Michele Ciusa, M5s, «l’assenza del governatore è uno sgarbo istituzionale senza precedenti e sarà impossibile dimenticarlo». Fino a tal punto che «mai daremo il via libera all’ingresso in aula delle leggi che più interessano a Solinas, come quella sul suo super staff». Per Massimo Zedda, leader dei Progressisti, «oggi più mai è solo il centrodestra, con queste sue lotte intestine, a mettere a rischio i 7,6 miliardi europei. Purtroppo chi governa la Sardegna conferma di avere altre priorità e sono tutte molto personali». Secondo Gianfranco Ganau, capogruppo del Pd, è forte il rischio di un prossimo fallimento su «una partita strategica e fondamentale come il Recovery» e, a quel punto, «i responsabili del disastro sarebbero solo il centrodestra, Solinas e la sua Giunta». Per poi sottolineare: «Da sempre l’opposizione vuole e cerca di costruire un percorso comune sui progetti da presentare all’Europa, ma il tempo stringe e da nove mesi continuiamo a non ricevere risposte da chi vuole fare ancora tutto da solo. Siamo sconcertati».

Il pompiere. A spegnere l’incendio divampato nella maggioranza e a calmare la tempesta che ha travolto l’aula ci sta provando il presidente del Consiglio regionale. «Il premier Draghi – sottolinea Michele Pais super partes ma della Lega – ha ribadito che l’unità è un dovere e noi in Sardegna dobbiamo seguire questa strada maestra con convinzione. Tutti i sardi hanno quindi il diritto di essere protagonisti nel dibattito su una partita, quella del Recovery plan, fondamentale per il nostro futuro». (ua)

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