La Nuova Sardegna

«La palestra è una scuola di fiducia»

«La palestra è una scuola di fiducia»

Il progetto “Un pugno al bullismo” e il recupero fisico per superare le paure

2 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. I casi di bullismo sono in aumento e gli effetti sono sempre più gravi. «Prima potevi essere il bullo del paesino e della tua realtà – racconta Tore Erittu – oggi con i social è tutto amplificato, non ci sono confini. Prima avevamo una pistola ad acqua tra le mani, oggi hanno un kalashnikov. I danni sono devastanti».

“Un pugno al bullismo” è diventato il progetto di riferimento per numerose scuole a Sassari ma anche in realtà del Logudoro e del Goceano. «La generazione attuale ha un problema: si chiama internet. E si accompagna alla velocità con cui si muovono e si distraggono le famiglie. È una grande opportunità, ma è come portare un bambino nella Savana a vedere gli animali. Ma se lo lasci solo in quell’ambiente può essere la fine». Decine di storie nell’agenda di Tore Erittu. Quella di una ragazzina che non voleva più andare a scuola a 14 anni, presa di mira da una compagna e del branco. La attaccavano in continuazione: lei molto brava a scuola, genitori separati. «Le tiravano i capelli, la seguivano in bagno, la minacciavano. Aveva paura. In palestra ha fatto un percorso insieme agli altri, ha trovato un suo secondo habitat, recuperato la fiducia. Mi scrive ancora». Lettere e messaggi. Più femminucce che maschietti, storie cominciate a soli 8 anni quando ancora non sai neppure cosa significa bullismo. E poi il fenomeno che si replica, sembra trovare terreno fertile. «In un incontro pubblico, qualche mese fa – dice Erittu – un ragazzo bullizzato si è aperto davanti a tutti, ha trovato il coraggio di farlo. I ragazzi hanno bisogno di fiducia. La palestra è la seconda casa, non vengono da me per diventare più forti e vendicarsi ma per conoscersi dentro e acquisire sicurezza. Una delle azioni privilegiate dai bulli è quella di attaccare i più deboli per l’aspetto fisico. «Chi è grasso e obeso finisce nel mirino di chi agisce in gruppo. Da anni mi dedico a un lavoro per aiutare a superare questo disturbo. Spesso dietro il fenomeno c’è la tendenza a occuparsi solo dell’involucro esterno e non di andare alla radice. Bisogna entrare nel profondo, ricostruire il proprio corpo aiuta a rinascere. Ci sono ragazzi che ritrovano la vita, non devono più limitarsi, non hanno più paura di mostrarsi». (g.b.)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative