La Cia chiede di riaprire la vertenza sull’ovicaprino
I vertici dell’organizzazione: «Tutto dimenticato a 2 anni dall'apertura dei tavoli» Non sono rispettati nemmeno i 96 centesimi al litro stabiliti col Romano a 8 euro
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SASSARI. In questi giorni di due anni fa al lotta dei pastori per un prezzo del latte più equo dei 60 centesimi al litro di quel periodo infiammava l’isola costringendo i media e la politica nazionali a occuparsi di un tema da sempre svalutato. Una battaglia definita sacrosanta, con l’apertura di tavoli a tutti i livelli che sembrava preludere a una svolta.
Invece dopo 24 mesi da quei clamorosi eventi, con il prezzo del latte cresciuto per le contingenze di un mercato legato all’andamento del pecorino romano ma lontano dall’euro vagheggiato, le organizzazioni di settore sentono il bisogno di intervenire per ricordare che la questione resta aperta. La Cia Sardegna chiede alle istituzioni regionali e nazionali di «riaprire la vertenza sul settore ovicaprino sardo, rivalutando il prezzo del latte per garantire la giusta remunerazione agli operatori di un comparto vitale per l'economia e la società isolana».
La confederazione guidata dal presidente Francesco Erbì e dal direttore Alessandro Vacca esprime «forte preoccupazione per la cappa di disinteresse e silenzio che la politica ha creato attorno alle esigenze dei produttori sardi». «Il valore di mercato del pecorino romano a oggi è di circa 8 euro – spiegano – e il corrispettivo riconosciuto ai produttori è ben al di sotto (96 centesimi, ora siamo su 0,80 euro, ndr) di quanto previsto nella tabella nata dall'emergenza del 2019 ritenuta da Cia superata e peraltro non soddisfacente». Alla richiesta di «riprendere i lavori interrotti, convocando i tavoli regionali e nazionali per far ripartire il dialogo e la concertazione tra le parti» si unisce l’esigenza di stabilire «nuovi criteri di costruzione del prezzo del latte che devono superare il valore di mercato del pecorino romano e avere come elemento la qualità, in modo da valorizzare i risultati della corretta pratica del benessere animale da parte degli allevatori sardi».
La Cia ribadisce la necessità di dare piena funzionalità a Oilos, l’Organizzazione interprofessionale latte ovino sardo, e che «il Consorzio del Pecorino romano determini il piano di autoregolamentazione dell'offerta di cui ormai non si sente più parlare, con la conseguenza che tutti possono produrre senza vincoli e regole». Urgente anche l’approvazione della norma che manca per la partenza del registro telematico sul conferimento del latte, così come «non sono più rinviabili i ragionamenti su innovazione, credito, trasparenza e promozione». (a.palmas)
Invece dopo 24 mesi da quei clamorosi eventi, con il prezzo del latte cresciuto per le contingenze di un mercato legato all’andamento del pecorino romano ma lontano dall’euro vagheggiato, le organizzazioni di settore sentono il bisogno di intervenire per ricordare che la questione resta aperta. La Cia Sardegna chiede alle istituzioni regionali e nazionali di «riaprire la vertenza sul settore ovicaprino sardo, rivalutando il prezzo del latte per garantire la giusta remunerazione agli operatori di un comparto vitale per l'economia e la società isolana».
La confederazione guidata dal presidente Francesco Erbì e dal direttore Alessandro Vacca esprime «forte preoccupazione per la cappa di disinteresse e silenzio che la politica ha creato attorno alle esigenze dei produttori sardi». «Il valore di mercato del pecorino romano a oggi è di circa 8 euro – spiegano – e il corrispettivo riconosciuto ai produttori è ben al di sotto (96 centesimi, ora siamo su 0,80 euro, ndr) di quanto previsto nella tabella nata dall'emergenza del 2019 ritenuta da Cia superata e peraltro non soddisfacente». Alla richiesta di «riprendere i lavori interrotti, convocando i tavoli regionali e nazionali per far ripartire il dialogo e la concertazione tra le parti» si unisce l’esigenza di stabilire «nuovi criteri di costruzione del prezzo del latte che devono superare il valore di mercato del pecorino romano e avere come elemento la qualità, in modo da valorizzare i risultati della corretta pratica del benessere animale da parte degli allevatori sardi».
La Cia ribadisce la necessità di dare piena funzionalità a Oilos, l’Organizzazione interprofessionale latte ovino sardo, e che «il Consorzio del Pecorino romano determini il piano di autoregolamentazione dell'offerta di cui ormai non si sente più parlare, con la conseguenza che tutti possono produrre senza vincoli e regole». Urgente anche l’approvazione della norma che manca per la partenza del registro telematico sul conferimento del latte, così come «non sono più rinviabili i ragionamenti su innovazione, credito, trasparenza e promozione». (a.palmas)
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