La Nuova Sardegna

«La stagione parta a Pasqua Vaccini per gli operatori»

di Antonello Sechi
«La stagione parta a Pasqua Vaccini per gli operatori»

Ragnedda, sindaco di Arzachena: «Basta con gli imprenditori mordi e fuggi»

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PORTO CERVO. «Non può succedere di nuovo, non possiamo permettercelo, né Arzachena né la Costa Smeralda né la Sardegna. Quest’anno, dobbiamo metterci tutti nella condizione di far arrivare i turisti. Vale per noi come amministrazione comunale, vale per i grandi operatori privati, vale per la Regione e l’Ats. Non possiamo permetterci quel marchio terribile di isola di “untori”che la scorsa estate ha demolito quel che restava di una stagione turistica cominciata tardissimo: bisogna vaccinare chi lavora nel turismo prima dell’inizio della stagione 2021, prima di Pasqua».

Roberto Ragnedda parla da sindaco di Arzachena, e dunque della Costa Smeralda, e da presidente della conferenza socio-sanitaria dei sindaci del nordest sardo. Suona la sveglia: a metà febbraio, la stagione turistica è molto più vicina di quanto possano far pensare le temperature gelide dei giorni scorsi. Pasqua è dietro l’angolo ed è anche la data che da decenni segna il via agli sbarchi dei vacanzieri, di quei cinque-sei mesi su cui si fonda l’economia e il benessere del territorio e di una buona parte della Sardegna. Dunque, non c’è tempo da perdere.

Regione e Ats. Ragnedda lo dice innanzitutto alla Regione e all’Ats. «Aziende e lavoratori – spiega – quest’anno devono poter lavorare. La componente turistica straniera, in particolare arabi e russi, ovvero il nostro target principale, va avanti con i vaccini, quindi potrà venire in sicurezza. Ora tocca a noi. L’Ats sta giustamente dando la precedenza agli over 80 e subito dopo alla fascia 70-80. Dobbiamo accelerare. Fare i vaccini è molto più rapido che fare un tampone, basta una puntura. La richiesta che facciamo all’Ats è questa: vaccinare prima della stagione chi lavora nel settore turistico, ristoratori, barman, camerieri ecc. Solo così, di questi tempi, saremo attrattivi nei confronti di chi arriva da fuori. La sanità è fondamentale. Oltre ai vaccini, per noi e non solo, è necessario che ci sia anche la guardia medica a Porto Cervo e che funzionali la dialisi estiva». Nella richiesta di Ragnedda è evidente la ferita sanguinosa lasciata dal disastro dell’estate 2020. Quando, dal Billionaire ad altri locali e villaggi vacanze molto noti e molto frequentati, sono stati proprio i focolai di Covid tra il personale a scatenare la grande fuga dei turisti che poco dopo metà agosto ha colpito al cuore la brevissima stagione turistica cominciata a metà luglio e oltre.

Smeralda Holding. Ragnedda non la cita per nome, ma c’è poco da sbagliare. Il suo «riapriamo a Pasqua» è rivolto innanzitutto alla società che controlla i grandi alberghi extralusso e gli altri locali della Costa Smeralda che furono dell’Aga Khan e che ora fanno capo alla Qatar Investment Authority. «Pasqua deve vedere l’apertura della stagione 2021 – ripete il sindaco di Arzachena – noi siamo già concentrati sui servizi che offriamo ai nostri ospiti. Invito i grandi imprenditori della nostra realtà ad aprire gli alberghi. Sono loro che trainano le altre attività. Hanno avuto tanto dal territorio, facciano la loro parte. Un anno fa, sapevamo poco della pandemia e tutto era più nebuloso. Ma ora nel mondo gli alberghi sono aperti, non ci sono scuse: la stagione deve essere più lunga e non ci possono essere contratti di lavoro di sole tre settimane».

Niente “razzie”. La stagione breve, a volte brevissima, è il vero nemico del turismo sardo. Case e alberghi non mancano, anche se c’è chi ne vorrebbe sempre di più. Il vero guaio è che vengono utilizzati per una frazione minima dell’anno. Ad Arzachena hanno studiato a fondo il problema. E hanno trovato un colpevole: la legge regionale 5 del 2006. È a causa delle sue norme se il Billionaire – per citare un locale famoso al centro dello scontro dell’estate 2020 – può aprire per 20, 30 o 40 giorni tra luglio agosto, fare cassa e poi chiudere bottega. Lo fanno troppe attività e riguarda centinaia di lavoratori che devono subire contratti troppo brevi per pensare di mantenerci la famiglia. «Abbiamo avviato l’interlocuzione con la Regione – spiega Ragnedda – non possiamo consentire “razzie” né attività che non si integrano con la comunità. La legge non prevede un periodo di apertura minima per le licenze ordinarie. Va cambiata. Non possiamo andare avanti in questo modo. Anche perché questo territorio ha dimostrato che se alberghi, ristoranti e locali per il divertimento sono aperti, la gente viene. Bisogna essere presenti, lo si deve al territorio e ai lavoratori». Come dire: la Costa Smeralda – e la Sardegna – non può permettersi né l’etichetta di “untrice” di Covid-19 né gli imprenditori mordi e fuggi.
 

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