Lockdown a Bono La variante fa paura
di Barbara Mastino
Ordinanza del sindaco che chiude negozi, scuole e parchi fino al 6 marzo Incrementato il numero dei tamponi, dubbi sull’origine del cluster
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BONO. Lockdown totale a Bono per quattordici giorni, dalle 20 di oggi sino al 6 marzo, dopo la scoperta di cinque casi di variante inglese del Covid-19. È quanto è stato decretato ieri dal sindaco Elio Mulas dopo l’esplosione di un focolaio - per fortuna ancora limitato nei numeri - originato, probabilmente, da un militare appena rientrato da una missione in Libano che ha fatto visita ai parenti in paese. La decisione del primo cittadino deve ora passare al vaglio dalla Regione e dal Prefetto, ma la linea seguita sarà sicuramente quella del massimo rigore.
Va detto che le cinque persone alle quali è stata riscontrata la variante inglese sono «attualmente in isolamento secondo tutti i protocolli di sicurezza» fa sapere il sindaco Mulas. Il cluster sarebbe circoscritto anche se l’allarme resta alto e anche ieri nella cittadina di 3500 abitanti sono state effettuate decine di tamponi. «Con tutti i problemi che abbiamo avuto nei mesi scorsi – spiega ancora il sindaco – non c’era proprio voglia di questo nuovo “caso”. Per fortuna abbiamo sempre potuto contare sulla massima collaborazione dei nostri concittadini. Anche quando i dati ufficiali Ats non erano corrispondenti a quelli in nostro possesso, la cittadinanza ha partecipato dandoci informazioni di prima mano. Chiedo quindi che questa collaborazione, sulla quale ho sempre potuto contare, non venga meno in questi giorni difficili. Sono sicuro che la popolazione di Bono si comporterà responsabilmente come in passato».
Quando in paese c’è stata la piena emergenza pandemia lo stesso sindaco Mulas era stato contagiato dal virus. Qui il Covid ha già colpito duramente e la scoperta dei nuovi casi di variante inglese è una ulteriore “botta” a una comunità che ha pagato tantissimo in termini di contagi e limitazioni personali ma che, purtroppo, deve ancora tenere duro sino a quando questa emergenza non sarà solo un lontano ricordo.
Di fatto fino al 6 marzo resteranno chiuse tutte le attività tranne tabaccai, giornalai, farmacie, parafarmacie e generi alimentari. Sarà vietato spostarsi se non per lavoro e studio o per motivi di salute. Chiusi anche parchi, aree gioco, giardini pubblici e il cimitero, dove sarà consentita solo l'attività edilizia. Sospesa l'attività didattica in presenza, e serrande abbassate per bar e ristoranti che potranno però effettuare consegne a domicilio. Infine stop al commercio ambulante.
Misure pesanti che giustificano il clima di preoccupazione e di incertezza che si respirano nel Goceano. Come è arrivata la variante inglese in paese? La versione ufficiale è che sia stata portata da un Sassarino di ritorno dal Libano. In realtà i militari della Brigata Sassari hanno osservato scrupolosamente le norme di prevenzione con tamponi fatti prima della partenza da Beirut e 14 giorni di quarantena una volta rientrati a casa. «Nessuno era positivo – fa sapere il tenere colonnello Pasquale Orecchioni – perchè diversamente non sarebbe partito». Non solo ma i due militari che hanno viaggiato occupando i posti sull’aereo vicini a quello del commilitone oggi positivo si sono sottoposti a un nuovo tampone con esito, ancora una volta, negativo. Dunque è possibile che il “paziente 1” si sia contagiato in aeroporto o una volta arrivato in Sardegna o, magari, proprio a Bono. «Al momento – conferma il tenente colonnello Orecchioni – a noi non risultati altri Sassarini con problemi di salute».
L’unica cosa certa è che la variante, purtroppo, è arrivata anche in Sardegna ed stata identificata - oltre che a Bono - anche a Sassari e a Nuoro. Sarebbero tutti casi legati tra loro e, a detta degli esperti, casi che potrebbero crescere nel corso dei prossimi giorni. L’invito, come sempre, è di continuare a tenere alta l’attenzione con mascherine e distanziamento.
Va detto che le cinque persone alle quali è stata riscontrata la variante inglese sono «attualmente in isolamento secondo tutti i protocolli di sicurezza» fa sapere il sindaco Mulas. Il cluster sarebbe circoscritto anche se l’allarme resta alto e anche ieri nella cittadina di 3500 abitanti sono state effettuate decine di tamponi. «Con tutti i problemi che abbiamo avuto nei mesi scorsi – spiega ancora il sindaco – non c’era proprio voglia di questo nuovo “caso”. Per fortuna abbiamo sempre potuto contare sulla massima collaborazione dei nostri concittadini. Anche quando i dati ufficiali Ats non erano corrispondenti a quelli in nostro possesso, la cittadinanza ha partecipato dandoci informazioni di prima mano. Chiedo quindi che questa collaborazione, sulla quale ho sempre potuto contare, non venga meno in questi giorni difficili. Sono sicuro che la popolazione di Bono si comporterà responsabilmente come in passato».
Quando in paese c’è stata la piena emergenza pandemia lo stesso sindaco Mulas era stato contagiato dal virus. Qui il Covid ha già colpito duramente e la scoperta dei nuovi casi di variante inglese è una ulteriore “botta” a una comunità che ha pagato tantissimo in termini di contagi e limitazioni personali ma che, purtroppo, deve ancora tenere duro sino a quando questa emergenza non sarà solo un lontano ricordo.
Di fatto fino al 6 marzo resteranno chiuse tutte le attività tranne tabaccai, giornalai, farmacie, parafarmacie e generi alimentari. Sarà vietato spostarsi se non per lavoro e studio o per motivi di salute. Chiusi anche parchi, aree gioco, giardini pubblici e il cimitero, dove sarà consentita solo l'attività edilizia. Sospesa l'attività didattica in presenza, e serrande abbassate per bar e ristoranti che potranno però effettuare consegne a domicilio. Infine stop al commercio ambulante.
Misure pesanti che giustificano il clima di preoccupazione e di incertezza che si respirano nel Goceano. Come è arrivata la variante inglese in paese? La versione ufficiale è che sia stata portata da un Sassarino di ritorno dal Libano. In realtà i militari della Brigata Sassari hanno osservato scrupolosamente le norme di prevenzione con tamponi fatti prima della partenza da Beirut e 14 giorni di quarantena una volta rientrati a casa. «Nessuno era positivo – fa sapere il tenere colonnello Pasquale Orecchioni – perchè diversamente non sarebbe partito». Non solo ma i due militari che hanno viaggiato occupando i posti sull’aereo vicini a quello del commilitone oggi positivo si sono sottoposti a un nuovo tampone con esito, ancora una volta, negativo. Dunque è possibile che il “paziente 1” si sia contagiato in aeroporto o una volta arrivato in Sardegna o, magari, proprio a Bono. «Al momento – conferma il tenente colonnello Orecchioni – a noi non risultati altri Sassarini con problemi di salute».
L’unica cosa certa è che la variante, purtroppo, è arrivata anche in Sardegna ed stata identificata - oltre che a Bono - anche a Sassari e a Nuoro. Sarebbero tutti casi legati tra loro e, a detta degli esperti, casi che potrebbero crescere nel corso dei prossimi giorni. L’invito, come sempre, è di continuare a tenere alta l’attenzione con mascherine e distanziamento.
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