il responsabile scientifico dell’UDP
Anche Laddomada via dalla squadra «Non c’erano più le condizioni»
di Antonello Palmas
SASSARI. Non solo il responsabile dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina, Alessandro De Martini. A dimettersi è stato anche il responsabile scientifico, Alberto Laddomada. Uno...
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SASSARI. Non solo il responsabile dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina, Alessandro De Martini. A dimettersi è stato anche il responsabile scientifico, Alberto Laddomada. Uno che a Bruxelles, sede della Commissione europea che decide le sorti dell’isola riguardo all’embargo, è stato di casa per 18 anni, essendo stato dirigente responsabile della legislazione veterinaria Ue in materia di sanità animale. Insomma il nucleo che ha vinto la battaglia ultraquarantennale con il morbo che ha distrutto l’economia suinicola isolana, ormai messo all’angolo dalla campagna di abbattimenti del brado e di monitoraggi e sparito da oltre due anni dagli allevamenti, è ora privo delle sue guide. Il motivo? De Martini non rilascia dichiarazioni e si può anche intuire perché, dato che resta dirigente dell’agenzia regionale Laore. Laddomada, anche, ma dal suo commento sulla situazione della lotta alla Psa trapela comunque una insoddisfazione di base che lo ha portato alla decisione.
«Da due anni – premette Laddomada – non si vede più il virus negli allevamenti, e va molto bene anche la situazione con i cinghiali: basti dire che nemmeno un capo è risultato infetto durante la stagione di caccia appena terminata. I veri registi del successo del programma di eradicazione della Psa e gli straordinari risultati ottenuti, sono stati un presidente di Regione che ha avuto lungimiranza e determinazione, Francesco Pigliaru; e un civil servant di grandissimo spessore, Alessandro De Martini. È stato per me un onore lavorare con loro, facendo uscire la Sardegna da un vicolo cieco, da essere vergogna d’Europa a modello. E poi l’allora assessore alla sanità Arru, che, da nuorese, ha saputo gestire i problemi che quel territorio in particolare gli poneva».
E allora perché lasciare a un passo dal traguardo? «Oltre che informare delle dimissioni il governatore Solinas e l’assessore Nieddu, che ci avevano confermato nell’Udp e ai quali siamo grati – risponde – ho scritto una lettera anche al ministro Speranza. E in quella lettera spiego le motivazioni, che per ora non è il caso di rivelare. Sei anni fa c’era una situazione estremamente difficile con la Psa, tale da indurre l’allora ministra Lorenzin a ventilare l’ipotesi di un commissariamento. Pigliaru, che non conoscevo, decise di creare l’unità di progetto, affidandola a De Martini, ed ebbe l’idea di contattare il professore spagnolo Vizcaino e il sottoscritto. Tornai da Bruxelles a seguito di una lettera ufficiale concordata da Lorenzin e Pigliaru, in cui si chiedeva il mio supporto per aiutare l’isola. Per questo mi sono sentito in dovere di informare l’attuale ministro Speranza, cui ho spiegato la mia insoddisfazione e la consapevolezza che non siamo più nelle condizioni di svolgere il nostro ruolo in modo adeguato, per motivi che non posso rivelare, e di operare in modo efficace nell’interesse pubblico».
A rivelare la situazione è stata la deputata Mara Lapia, lei spiega che invece che dare spazio all’Udp che ha le competenze giuste si sarebbe preferito far interloquire con l’Europa altre figure, con una sovrapposizione di ruoli deleteria: «Non so chi abbia informato la Lapia, non ci conosciamo. Ma quello che riporta la Nuova è corretto» dice Laddomada. Che alla domanda se sulle dimissioni abbia pesato la decisione Ue di proseguire l’embargo, risponde: «Non mi esprimo. Dico solo che la Sardegna è tuttora considerata la zona d’Europa con la situazione più difficile nonostante tutto il lavoro fatto. Eppure ancora non si è riusciti a modificare la situazione...»
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Da due anni – premette Laddomada – non si vede più il virus negli allevamenti, e va molto bene anche la situazione con i cinghiali: basti dire che nemmeno un capo è risultato infetto durante la stagione di caccia appena terminata. I veri registi del successo del programma di eradicazione della Psa e gli straordinari risultati ottenuti, sono stati un presidente di Regione che ha avuto lungimiranza e determinazione, Francesco Pigliaru; e un civil servant di grandissimo spessore, Alessandro De Martini. È stato per me un onore lavorare con loro, facendo uscire la Sardegna da un vicolo cieco, da essere vergogna d’Europa a modello. E poi l’allora assessore alla sanità Arru, che, da nuorese, ha saputo gestire i problemi che quel territorio in particolare gli poneva».
E allora perché lasciare a un passo dal traguardo? «Oltre che informare delle dimissioni il governatore Solinas e l’assessore Nieddu, che ci avevano confermato nell’Udp e ai quali siamo grati – risponde – ho scritto una lettera anche al ministro Speranza. E in quella lettera spiego le motivazioni, che per ora non è il caso di rivelare. Sei anni fa c’era una situazione estremamente difficile con la Psa, tale da indurre l’allora ministra Lorenzin a ventilare l’ipotesi di un commissariamento. Pigliaru, che non conoscevo, decise di creare l’unità di progetto, affidandola a De Martini, ed ebbe l’idea di contattare il professore spagnolo Vizcaino e il sottoscritto. Tornai da Bruxelles a seguito di una lettera ufficiale concordata da Lorenzin e Pigliaru, in cui si chiedeva il mio supporto per aiutare l’isola. Per questo mi sono sentito in dovere di informare l’attuale ministro Speranza, cui ho spiegato la mia insoddisfazione e la consapevolezza che non siamo più nelle condizioni di svolgere il nostro ruolo in modo adeguato, per motivi che non posso rivelare, e di operare in modo efficace nell’interesse pubblico».
A rivelare la situazione è stata la deputata Mara Lapia, lei spiega che invece che dare spazio all’Udp che ha le competenze giuste si sarebbe preferito far interloquire con l’Europa altre figure, con una sovrapposizione di ruoli deleteria: «Non so chi abbia informato la Lapia, non ci conosciamo. Ma quello che riporta la Nuova è corretto» dice Laddomada. Che alla domanda se sulle dimissioni abbia pesato la decisione Ue di proseguire l’embargo, risponde: «Non mi esprimo. Dico solo che la Sardegna è tuttora considerata la zona d’Europa con la situazione più difficile nonostante tutto il lavoro fatto. Eppure ancora non si è riusciti a modificare la situazione...»
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