«I divieti sulla Sardegna possono essere modificati»
di Roberto Petretto
La Commissione: «Il rischio c’è ancora, ma presto faremo nuove valutazioni»
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SASSARI. La Sardegna ha lavorato bene e i progressi nella lotta alla peste suina africana sono stati evidenti, ma per la Commissione europea alla Salute e sicurezza alimentare i pericoli non sono ancora scomparsi.
Gli uffici della commissaria Stella Kyriakides hanno risposto alle domande de La Nuova Sardegna sui motivi che hanno portato alla conferma dell’embargo sulla commercializzazione, al di fuori dei confini isolani, della carne suina prodotta in Sardegna.
Una risposta che da un lato preoccupa, ma dall’altro lascia un margine di speranza per un allentamento delle misure di prevenzione: «La commissione - spiega il servizio del portavoce della commissaria - sta organizzando una valutazione sulla peste suina africana in Italia per verificare e valutare la situazione e per prendere in considerazione, se opportune, ulteriori correzione alle restrizioni per la peste suina africana in Sardegna».
Al momento però le restrizioni restano anche se, proprio in considerazione dei progressi fatti, «la Commissione ha preliminarmente attribuito una differente (e inferiore) categoria di rischio all’Italia, in attesa di ulteriori verifiche sulla situazione attuale».
C’è il presente duro e scomodo di un blocco alla commercializzazione che resta con tutto il suo peso: «La Commissione è consapevole dei recenti sforzi dell’Italia in relazione all’eradicazione della febbre suina africana in Sardegna e che la situazione epidemiologica per ciò che riguarda i maiali domestici è migliorata, in particolare attraverso l’Unità di progetto. Tuttavia la completa eradicazione della Peste suina africana è ancora a serio rischio in alcune zone della Sardegna».
E la Commissione cita anche uno degli elementi che ha fatto propendere per una conferma del blocco: «La fitta popolazione di cinghiali, con indicazioni sulla circolazione del virus, insieme all’annoso problema dei suini bradi. Quest’ultimo problema è migliorato, ma non è stato ancora risolto».
Il timore della Commissione è che una possibile recrudescenza e diffusione dell’epidemia, «in Sardegna o dalla Sardegna, possa minare gli sforzi delle autorità italiane e possa mettere in pericolo non solo le zone dell’Italia non soggette a restrizioni, ma anche l’Europa nel suo complesso».
Non ci sono poreclusioni e chiusure a possibili modifiche delle regole, ma è chiaro che la strada seguita della Commissione è quella della prudenza: «Con il supporto e in accordo con gli stati membri, la Commissione adotta misure su scala nazionale contro l’epidemia, che si basano sulla legislazione europea e con una cautela e un approccio basato sulla scienza».
Cosa potrà fare il Governo nazionale e cosa potrà fare la Regione per cercare di convincere la commissione europea che la situazione nell’isola è effettivamente migliorata, grazie a anni di sacrifici, di sofferenze, di tensioni sociali fortissime?
Non è certo il momento migliore per intraprendere battaglie, con una pandemia che continua a non dare tregua in Europa come nel resto del mondo. Ma tutte le attività economiche vanno avanti e gli allevatori sardi hanno più che mai bisogno di un cambio di registro che possa ridare ossigeno alle loro attività messe a dura prova dalla peste suina prima e dagli effetti economici e commerciali del Covid poi.
Fa ben sperare la disponibilità della commissione europea, ma sarà probabilmente necessario un lavoro sinergico dei Governi nazionale e regionale.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Gli uffici della commissaria Stella Kyriakides hanno risposto alle domande de La Nuova Sardegna sui motivi che hanno portato alla conferma dell’embargo sulla commercializzazione, al di fuori dei confini isolani, della carne suina prodotta in Sardegna.
Una risposta che da un lato preoccupa, ma dall’altro lascia un margine di speranza per un allentamento delle misure di prevenzione: «La commissione - spiega il servizio del portavoce della commissaria - sta organizzando una valutazione sulla peste suina africana in Italia per verificare e valutare la situazione e per prendere in considerazione, se opportune, ulteriori correzione alle restrizioni per la peste suina africana in Sardegna».
Al momento però le restrizioni restano anche se, proprio in considerazione dei progressi fatti, «la Commissione ha preliminarmente attribuito una differente (e inferiore) categoria di rischio all’Italia, in attesa di ulteriori verifiche sulla situazione attuale».
C’è il presente duro e scomodo di un blocco alla commercializzazione che resta con tutto il suo peso: «La Commissione è consapevole dei recenti sforzi dell’Italia in relazione all’eradicazione della febbre suina africana in Sardegna e che la situazione epidemiologica per ciò che riguarda i maiali domestici è migliorata, in particolare attraverso l’Unità di progetto. Tuttavia la completa eradicazione della Peste suina africana è ancora a serio rischio in alcune zone della Sardegna».
E la Commissione cita anche uno degli elementi che ha fatto propendere per una conferma del blocco: «La fitta popolazione di cinghiali, con indicazioni sulla circolazione del virus, insieme all’annoso problema dei suini bradi. Quest’ultimo problema è migliorato, ma non è stato ancora risolto».
Il timore della Commissione è che una possibile recrudescenza e diffusione dell’epidemia, «in Sardegna o dalla Sardegna, possa minare gli sforzi delle autorità italiane e possa mettere in pericolo non solo le zone dell’Italia non soggette a restrizioni, ma anche l’Europa nel suo complesso».
Non ci sono poreclusioni e chiusure a possibili modifiche delle regole, ma è chiaro che la strada seguita della Commissione è quella della prudenza: «Con il supporto e in accordo con gli stati membri, la Commissione adotta misure su scala nazionale contro l’epidemia, che si basano sulla legislazione europea e con una cautela e un approccio basato sulla scienza».
Cosa potrà fare il Governo nazionale e cosa potrà fare la Regione per cercare di convincere la commissione europea che la situazione nell’isola è effettivamente migliorata, grazie a anni di sacrifici, di sofferenze, di tensioni sociali fortissime?
Non è certo il momento migliore per intraprendere battaglie, con una pandemia che continua a non dare tregua in Europa come nel resto del mondo. Ma tutte le attività economiche vanno avanti e gli allevatori sardi hanno più che mai bisogno di un cambio di registro che possa ridare ossigeno alle loro attività messe a dura prova dalla peste suina prima e dagli effetti economici e commerciali del Covid poi.
Fa ben sperare la disponibilità della commissione europea, ma sarà probabilmente necessario un lavoro sinergico dei Governi nazionale e regionale.
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