Indagini sul centro sportivo del Brescia, il gip nega l’arresto di Massimo Cellino
Inchiesta della Guardia di Finanza
SASSARI. Pericolo scampato, per ora, per l’ex presidente del Cagliari Massimo Cellino. Il gip del tribunale di Brescia ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari nei suoi confronti avanzata dalla Procura, che ha però già presentato ricorso al Riesame. L'udienza è fissata per il 16 marzo. La richiesta degli arresti domiciliari è scattata nell'ambito di un'inchiesta su presunti reati finanziari compiti dall’attuale patron del Brescia Calcio e ha anticipato di alcune settimane le perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza a casa di Cellino, una villa a Padenghe sul Garda, e nella sede del Brescia.
Oltre all’imprenditore cagliaritano la richiesta di domiciliari era stata avanzata anche per la moglie, un componente del consiglio d'amministrazione del club e due stretti collaboratori. Il gip ha deciso che non ci sono agli atti elementi così gravi per accogliere la richiesta della Procura e ordinare l’arresto degli indagati.
Ma che cosa cercano i Finanzieri e di che cosa è accusato Cellino? Nelle carte della Procura si parla di “reati finanziari” legati, molto probabilmente, alla gestione della società sportiva lombarda.
Di certo c’è che gli agenti della Fiamme Gialle hanno perquisito per diverse ore la casa di Cellino, la sede del Brescia, in via Solferino, e le abitazioni della sua segretaria personale e di un suo collaboratore, a Castenedolo. I finanziari si sono presentati anche negli uffici del Comune di Torbole Casaglia e hanno bussato alla porta dell’appartamento del sindaco Roberta Sisti. Perquisizioni anche a in un immobile utilizzato da Cellino a Cagliari e negli uffici milanesi di “Eleonora Immobiliare spa”, società riconducibile all’expresidente rossoblù e proprietaria del centro sportivo di Torbole Casaglia utilizzato come foresteria e campo d’allenamento dal Brescia calcio.
E proprio l’acquisizione del terreno a Torbole Casaglia, nella Bassa bresciana, dove è stato realizzato il centro sportivo del club avrebbe fatto scattare il sospetto di “turbata libertà degli incanti”.
Difficile, a questo punto, capire che cosa abbiano trovato gli inquirenti ma la decisione di ieri del gip segna un punto a favore di Cellino. Lui, già nei giorni scorsi, aveva voluto tranquillizzare i tifosi con una breve dichiarazione ai giornali locali. «In relazione agli accertamenti svolti dagli organi di polizia giudiziaria – aveva detto – preciso che gli stessi sono riferiti alla mia persona e non alla società sportiva che amministro. Ci tengo a dare questo messaggio, per tranquillizzare i nostri dipendenti e i nostri tifosi, fermo restando che sono fermamente convinto di aver sempre agito nel pieno rispetto della legge e confido pertanto di poter chiarire la correttezza del mio operato agli organi competenti quanto prima».
Non è la prima volta che Cellino finisce nei guai. Nel 1996 fu arrestato per truffa all'UE. Nel 2001 fu condannato a un anno e tre mesi di reclusione per falso in bilancio e nel 2015 a una multa di 40mila euro e alla confisca di un fuoristrada per non aver pagato l'IVA sul veicolo importato dagli Usa.
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