l’assessore biancareddu
«Con il Covid le regole cambiano mi batterò per evitare chiusure»
SASSARI. L’immagine ricorrente è quella del funzionario che si presenta nella sua stanza pochi giorni dopo l’insediamento come assessore regionale all’Istruzione: gli porge dei fogli zeppi di...
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SASSARI. L’immagine ricorrente è quella del funzionario che si presenta nella sua stanza pochi giorni dopo l’insediamento come assessore regionale all’Istruzione: gli porge dei fogli zeppi di grafici e percentuali e con aria serissima spiega che “bisogna tagliare”. La risposta di Andrea Biancareddu fu secca: «Io non taglio proprio nulla, le scuole non si toccano». E la promessa, sinora, l’ha mantenuta. La linea resta sempre la stessa, nonostante i numeri siano molto più allarmanti rispetto a quelli mostrati dal funzionario un paio di anni fa. «Chiudere una scuola, cancellare un punto di erogazione del servizio è una sconfitta per tutti – dice l’assessore Biancareddu – e mi batterò perché non accada. Aspetto di conoscere i numeri definitivi, anche se il quadro appare già delineato ed è molto negativo. Poi partiremo con le contromisure». La prima: «Inizieremo il pressing con il Ministero dell’Istruzione che sinora, anche se con molta fatica, ha dato buoni frutti. L’obiettivo è fare valere la peculiarità della Sardegna: regione poco popolata, con una densità bassissima, i residenti concentrati soprattutto intorno ai poli urbani e le zone interne che si svuotano. Qualche mese fa siamo riusciti a fare abbassare i parametri per tenere in vita le autonomie scolastiche: da 600 a 400 alunni. In caso contrario più di 20 in Sardegna sarebbero state condannate a morte certa, invece la abbiamo salvate. Ora avviamo il confronto sul numero di alunni per classe che dovrà calare per varie ragioni». L’assessore Biancareddu cita innanzitutto il Covid: «Classi meno affollate danno maggiore garanzia di sicurezza e anche in tempi di pandemia consentono agli insegnanti, agli studenti e alle loro famiglie di stare più sereni. Quindi questo sarà uno dei temi in discussione». L’altro aspetto si lega proprio alle caratteristiche della Sardegna, con situazioni opposte tra le città e l’interno. «I parametri devono essere differenziati, lo stesso numero minimo di alunni non può valere per la scuola di Sassari e per quella del minuscolo comune della Gallura o del Nuorese, bisogna tenere conto delle specificità. Se nella scuola di un piccolo paese ci sono almeno 10 alunni per classe io quella scuola voglio tenerla aperta. Se in una delle classi c’è solo una manciata di bambini in prima, proveremo a formare comunque la classe sperando che l’anno successivo la situazione migliori. Non voglio fare promesse che magari in alcuni casi non potrò mantenere. Ma quello che assicuro è che i bambini e i ragazzi che potrebbero essere costretti a viaggiare verso un altro istituto o un altro Comune, avranno lo scuolabus e tutto ciò che serve per favorire la frequenza». L’altro enorme problema che si incrocia con il crollo delle iscrizioni è infatti la dispersione scolastica: «L’isola ha il record nazionale e il fenomeno è destinato ad accentuarsi con la chiusura delle scuole. Noi questo dobbiamo evitarlo a tutti i costi – conclude l’assessore Biancareddu – migliorando i servizi, la logistica ed elevando la qualità dell’istruzione nel suo complesso». (si. sa.)
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