La scuola perde pezzi: crollo delle iscrizioni
di Silvia Sanna
A settembre 3600 studenti in meno. Calo inarrestabile: 10mila dal 2018
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SASSARI. Più di diecimila studenti persi in quattro anni, una emorragia devastante sinora solo ipotizzata dagli esperti di statistiche e adesso certificata dai dati. Sono le preiscrizioni al prossimo anno scolastico, presentate tra gennaio e febbraio, a scattare l’istantanea di un’isola sempre più attempata, dove bambini e adolescenti – da zero a 19 anni – rappresentano appena il 15% della popolazione e gli under 14 solo l’11%. E non è un caso infatti che nella Sardegna dalle culle vuote, con l’indice di natalità che tristemente si conferma il più basso d’Italia da anni, siano proprio la scuola dell’infanzia e la primaria a pagare il prezzo più alto con il crollo massiccio degli iscritti. Male anche le superiori di primo grado, le ex Medie, con dati che peggiorano di anno in anno. Per ora resistono solo le scuole secondarie di secondo grado, le ex Superiori, che hanno un saldo positivo di 654 unità: è l’effetto del baby boom che risvegliò la Sardegna nei primi anni 2000 con un numero eccezionale di nascite tra il 2003 e il 2006. Ma il piccolo aumento non basta per invertire il quadro generale complessivo che a settembre vedrà 3596 scolari in meno aspettare il suono della prima campanella.
Pochi bambini. La situazione è drammatica e per ribaltarla servirebbe un super miracolo: ogni donna in età fertile dovrebbe mettere in cantiere almeno due o tre figli a partire da adesso perché fra tre anni le scuole possano iniziare a ripopolarsi a iniziare dalle materne. Ma l’aria che tira non è esattamente questa: in Sardegna nascono sempre meno bambini e la maggior parte restano figli unici. Un po’ perché le mamme non sono giovanissime, un po’ perché vari fattori – su tutti la crisi economica ma anche le incertezze sulla emergenza sanitaria – inducono a non allargare la famiglia. Il 2020, l’anno del Covid e della reclusione (e convivenza) forzata tra le mura domestiche, è stato peggiore dei precedenti: meno nascite e, al contrario, più separazioni e divorzi.
Il crollo degli iscritti. Il 2018 sembra lontano anni luce: a settembre gli iscritti a scuola furono 202.600, un numero che oggi appare straordinario. Eppure i segnali di quello che stava accadendo c’erano già perché il calo era iniziato e i segnali lasciavano intuire quello che presto sarebbe successo: per la prima volta dopo tanti anni la popolazione scolastica è scesa sotto le 200mila unità nel 2019 e da quel momento è stata una caduta libera e veloce. Oggi gli studenti in meno sono complessivamente 10537 e quasi 8mila sono concentrati tra la scuola dell’infanzia e la primaria che solo nell’ultimo anno hanno perso complessivamente 3800 scolari. Una situazione fotocopia arriva dagli asili nido: nella fascia 0-3 anni i dati non sono ufficiali perché come nel caso della materna l’iscrizione non è obbligatoria e le strutture si dividono tra comunali e private, ma il crollo delle nascite particolarmente massiccio a partire dal 2015 ha già causato la chiusura di numerosi centri e la perdita di tanti posti di lavoro soprattutto nei comuni più piccoli delle zone interne.
Gli scenari. La falla sinora è stata tamponata abbastanza bene: da alcuni anni nonostante la fuga degli scolari quasi tutte le scuole sono rimaste aperte, anche quelle dove in teoria non c’era un numero sufficiente di alunni per formare tutte le classi. Ora con la pandemia ancora in corso e le incertezze sulla ripartenza delle scuole a settembre e sulla percentuale di vaccinati Covid, le classi meno affollate potrebbero diventare la norma: solo così sarebbe possibile garantire le distanze e il rispetto di tutte le regole di sicurezza. Ma è evidente che non può essere questa la soluzione: secondo lo studio della Fondazione Agnelli, nel 2028 in Sardegna la popolazione scolastica alla materna e alla primaria sarà ridotta del 20 e del 24 per cento: è il dato più alto a livello nazionale, significa che un quarto degli scolari non esisterà più.
Pochi bambini. La situazione è drammatica e per ribaltarla servirebbe un super miracolo: ogni donna in età fertile dovrebbe mettere in cantiere almeno due o tre figli a partire da adesso perché fra tre anni le scuole possano iniziare a ripopolarsi a iniziare dalle materne. Ma l’aria che tira non è esattamente questa: in Sardegna nascono sempre meno bambini e la maggior parte restano figli unici. Un po’ perché le mamme non sono giovanissime, un po’ perché vari fattori – su tutti la crisi economica ma anche le incertezze sulla emergenza sanitaria – inducono a non allargare la famiglia. Il 2020, l’anno del Covid e della reclusione (e convivenza) forzata tra le mura domestiche, è stato peggiore dei precedenti: meno nascite e, al contrario, più separazioni e divorzi.
Il crollo degli iscritti. Il 2018 sembra lontano anni luce: a settembre gli iscritti a scuola furono 202.600, un numero che oggi appare straordinario. Eppure i segnali di quello che stava accadendo c’erano già perché il calo era iniziato e i segnali lasciavano intuire quello che presto sarebbe successo: per la prima volta dopo tanti anni la popolazione scolastica è scesa sotto le 200mila unità nel 2019 e da quel momento è stata una caduta libera e veloce. Oggi gli studenti in meno sono complessivamente 10537 e quasi 8mila sono concentrati tra la scuola dell’infanzia e la primaria che solo nell’ultimo anno hanno perso complessivamente 3800 scolari. Una situazione fotocopia arriva dagli asili nido: nella fascia 0-3 anni i dati non sono ufficiali perché come nel caso della materna l’iscrizione non è obbligatoria e le strutture si dividono tra comunali e private, ma il crollo delle nascite particolarmente massiccio a partire dal 2015 ha già causato la chiusura di numerosi centri e la perdita di tanti posti di lavoro soprattutto nei comuni più piccoli delle zone interne.
Gli scenari. La falla sinora è stata tamponata abbastanza bene: da alcuni anni nonostante la fuga degli scolari quasi tutte le scuole sono rimaste aperte, anche quelle dove in teoria non c’era un numero sufficiente di alunni per formare tutte le classi. Ora con la pandemia ancora in corso e le incertezze sulla ripartenza delle scuole a settembre e sulla percentuale di vaccinati Covid, le classi meno affollate potrebbero diventare la norma: solo così sarebbe possibile garantire le distanze e il rispetto di tutte le regole di sicurezza. Ma è evidente che non può essere questa la soluzione: secondo lo studio della Fondazione Agnelli, nel 2028 in Sardegna la popolazione scolastica alla materna e alla primaria sarà ridotta del 20 e del 24 per cento: è il dato più alto a livello nazionale, significa che un quarto degli scolari non esisterà più.
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