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Sì trasversale in Consiglio: le Province sono tornate

Sì trasversale in Consiglio: le Province sono tornate

Sono sei, riecco Gallura (o Nord est), Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis Nasce la Città metropolitana di Sassari mentre si allarga quella di Cagliari

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CAGLIARI. Nove anni dopo il colpo di spugna, era il 2012, e sei mesi di tribolazioni politiche, rieccole le Province. Saranno sei fra costituzionali, Oristano e Nuoro, e regionali: Nord-Est o Gallura, Ogliastra, Medio Campidano e Sulcis-Iglesiente. Più due Città metropolitane: Sassari, tutta nuova, e Cagliari, allargata da 17 a 71 Comuni. In Consiglio regionale la riforma è passata a larga maggioranza: 34 sì, 7 contrari e due astenuti. Ai voti del centrodestra, compatto, si sono aggiunti quelli di quattro consiglieri del Pd – Gianfranco Ganau, Giuseppe Meloni, Roberto Deriu e Salvatore Corrias, gli altri sono usciti dall’aula, come anche Desirè Manca dei Cinque stelle – e il progressista Antonio Piu. Chi dai banchi dell’opposizione ha votato sì, però, è stato chiaro: «Siamo a favore dell’autonomia dei territori, ma sono tanti i dubbi sulla legge. Se non sarà riempita di contenuti, cioè risorse, personale e competenze, finirà per essere un buco nell’acqua». L’assessore agli enti locali, Quirico Sanna, è stato perentorio nella replica: «Le Province avranno gambe per camminare da sole e serviranno a migliorare i servizi pretesi dai cittadini».

I tempi. Il prossimo passaggio sarà la nomina dei commissari da parte della Giunta: dovrà avvenire entro 30 giorni dalla pubblicazione della legge. Poi in autunno e comunque non oltre la fine dell’anno dovranno essere convocate le elezioni di secondo livello, votano solo i rappresentanti dei Comuni, per scegliere dai presidenti ai consiglieri provinciali. Con due eccezioni: la Città metropolitana di Sassari, che dopo una breve transizione, il cosiddetto avviamento, sarà guidata dal sindaco del capoluogo, Nanni Campus.

In quella di Cagliari, invece, ci sarà un doppio binario per qualche mese fino a quando tutti i poteri non torneranno nelle mani di Paolo Truzzu, l’attuale sindaco metropolitano. C’è anche questa variabile: i Comuni che hanno ancora qualche dubbio su quale possa essere la Provincia di appartenenza, potranno farlo scegliere ai cittadini con un referendum. Infine per le elezioni dirette dei Consigli provinciali, a votare a quel punto saranno i cittadini, ci vorrà ancora un bel po’ di tempo, perché sono vietate da una legge nazionale.

L’entusiasmo. Il presidente della commissione autonomia, Pierluigi Saiu, Lega, ha detto: «È una buona riforma. Nata con passione nei territori e voluta con decisione da tutto il Consiglio regionale». Antonello Peru, Udc-Cambiamo, relatore di maggioranza, ha sottolineato: «È un momento storico. Apriamo una nuova fase in cui finiranno per essere esaltati l’autonomia e il potenziale dei singoli territori». Giovanni Satta del Psd’Az: «Le Province andranno costruite, passo dopo passo, e abbiamo il dovere di farle funzionare come meritano». Con un comunicato stampa, il governatore Christian Solinas ha dichiarato: «D’ora in poi la Sardegna potrà contare su un sistema amministrativo più equilibrato ed efficiente». L’unico partito di centrodestra a non partecipare al voto è stato quello dei Riformatori, che nove anni fa aveva organizzato il referendum per abrogare le Province: «Ribadiamo di essere contrari. La vera centralità spetta solo ai Comuni».

I sì trasversali. Ganau, capogruppo del Pd, ha votato a favore della Città metropolitana di Sassari dopo aver ammesso: «Nella precedente legislatura (quella in cui era il centrosinistra ad avere la maggioranza) fu commesso un errore nel non prevederla». Concetto poi ribadito da Antonio Piu dei Progressisti. Roberto Deriu, Pd, ultimo presidente dell’ultima Unione delle Province, ha detto: «Voto sì ma senza lasciarmi andare ai trionfalismi». Giuseppe Meloni, Pd, ha ribadito: «Sono stato il primo ad aver sostenuto le sempre sacrosante rivendicazioni della Gallura». Salvatore Corrias, Pd, ha detto lo stesso per il suo territorio, l’Ogliastra. Va ricordato che Eugenio Lai di Leu s’è astenuto, perché questa legge è «una scatola vuota».

I contrari. Ridotti ad appena sette unità, a votare no sono stati i Progressisti, «anche questa riforma, molto pasticciata, è stata macchiata dall’intreccio di troppi interessi personali» e i Cinque stelle: «Non ci sono i soldi da trasferire ai Comuni, figuriamoci se questa Giunta li troverà per far funzionare le Province». (ua)

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